Alejandra Costamagna | C’era una volta un passero

Mio padre è il protagonista di questa storia, ma mio padre non c’è più. Devo andare all’indietro e grattarmi la testa per farlo comparire. Con la sua partenza molte cose cambiarono in casa. Non sto parlando della carta da parati o degli elettrodomestici. Mi riferisco al fatto che tutti cominciarono a dare un po’ di matto. Anche se sembra che a dirlo sia una persona sana, anch’io ero diventata matta [C’era una volta un passero, Alejandra Costamagna, trad. M. Nicola ]

C’era una volta un passsero” di Alejandra Costamagna (trad. Maria Nicola, Edicola ediciones, 75 pagine, 10 €) è una raccolta di tre racconti brevi ambientati in Cile durante gli anni della dittatura di Augusto Pinochet. Hanno, tutti e tre i racconti, ragazze adolescenti come protagoniste, le quali sono immerse in questa realtà stagnante e pericolosa, della quale sanno o capiscono poco.

Nel primo racconto della raccolta, “Mai nessuno si abitua” la protagonista è Jani, una ragazzina che lascia il Cile per andare in Argentina dalla zia, accompagnata dal papà. Quello che non sa è che la mamma e il papà si stanno separando, e che è stato deciso che trascorrerà più tempo col papà e la zia in Argentina che con la mamma in Cile.

Il secondo racconto, “Lancette d’orologio“, è brevissimo, in due pagine sole, la Costamagna riesce a trasmettere l’infinito vuoto che una madre lascia quando scompare.

Una madre è una foto sul muro di una casa; un primo piano di famiglia felice. Una madre è un orologio, dice un padre. Non sapete quanto può essere perniciosamente bello un padre [Lancette d’orologio, Alejandra Costamagna, trad. M. Nicola ]

Infine, l’ultimo racconto è “C’era una volta un passero“, quello che dà il titolo alla raccolta. Qui ci sono due sorelle adolescenti come protagoniste, Virginia e Amanda, la voce narrante della storia, e c’è un padre che all’improvviso sparisce. La madre è avida nel dare informazioni alle figlie, l’unica cosa che sanno è che il padre è in carcere. Poi, però, sparisce.

La calligrafia è inconfondibile. Mio padre ha sempre scritto tutto attaccato, come se ogni frase fosse un’unica lunga parola. Non c’è mittente (…) E’ una lettera per mia sorella e per me, quindi dovremmo aprirla insieme (…) vado avanti, leggo, torno indietro, gratto, rileggo (…) Non capisco tutte le parole, alcune frasi mi sfuggono. Ma so che rileggerò questa lettera mille volte, fino a impararla a memoria [C’era una volta un passero, Alejandra Costamagna, trad. M. Nicola ]

I racconti di Alejandra Costamagna trattano di temi molto importanti e impegnativi: la scomparsa, la morte, la dittatura, la perdita di un genitore, l’arrivo della consapevolezza che forse il mondo non è un luogo così bello. Con uno stile diretto, che parla al lettore con delicatezza ma senza troppi sconti, la Costamagna sviscera una delle pagine più delicate della storia del Cile: l’avvento della dittatura, la perdita delle libertà individuali e il terrore di essere imprigionati con la sola colpa di aver espresso un’idea.

Però, quello che ho colto in ogni racconto è la speranza, soprattutto ne “C’era una volta un passero“. Sì, è vero che Amanda e Virginia non sanno che fine abbia fatto il loro papà – la immaginano, la suppongono, ma nono sicure che sia andata proprio così; eppure, la speranza di rivederlo c’è, e penso che per tutti coloro che hanno perso qualcuno durante la dittatura la speranza di sapere che fine hanno fatto, o magari riabbracciarli dopo tanto tempo, sia ancora viva, luminosa, accesa.

Titolo: C’era una volta un passero
L’Autrice: Alejandra Costamagna
Traduzione dallo spagnolo: Maria Nicola
Editore: Edicola ediciones
Perché leggerlo: perché si tratta di tre racconti graffianti ma delicati che gettano luce su una pagina importante della storia del Cile

(© Riproduzione riservata)

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2 pensieri su “Alejandra Costamagna | C’era una volta un passero

  1. letizia ha detto:

    Non conosco questa autrice, me la appunto tra i titoli da cercare prossimamente; conosco ovviamente l’ambientazione di cui si parla per aver letto parecchi romanzi della Allende, in gioventù, ben prima del blog (anzi, con l’occasione forse dovrei rileggerla, e parlarne); interessante conoscere quindi un’altra voce.. grazie per avermela fatta conoscere!

    Piace a 1 persona

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