Marilynne Robinson | Gilead

Ammesso che tu abbia qualche ricordo di me, mi capirai meglio grazie a quello che ti sto raccontando. Se potessi guardarmi con gli occhi di un uomo fatto anziché con quelli di un bambino, noteresti senz’altro in me un che di crepuscolare. Mentre leggi queste pagine, spero tu capisca che quando parlo della lunga notte che precedette questi miei giorni di felicità, più che la sofferenza e la solitudine ricordo la pace e il conforto: sofferenza, certo, ma mai senza conforto; e solitudine, ma mai senza pace [Gilead, Marilynne Robinson, trad. E. Kampmann]

Gilead” di Marilynne Robinson (trad. Eva Kampmann, Einaudi, 257 pagine, 12 €), scritto nel 2004 e vincitore del Pulizer Prize of Fiction 2005, è il primo volume di una trilogia incentrata sugli abitanti di Gilead, immaginaria cittadina rurale del Midwest americano. “Gilead” si svolge nel 1957 ed è incentrato sulla figura del reverendo John Ames, la voce narrante.

Il reverendo John Ames ha quasi settantasette anni e sente di essere prossimo alla morte. Sapendo che non avrà la possibilità di veder crescere suo figlio, decide di scrivergli una lettera diario.

Nella lettera s’intrecciano personaggi, luoghi ed episodi che riaffiorano dai ricordi del reverendo Ames. Storie che si legano l’una con l’altra, come i rami nodosi di una vecchia quercia, e che vanno a comporre un preciso ritratto di Ames, dai suoi sentimenti alle sue paure, dai suoi dubbi alla sua umiltà.

Quando ero piccolo, la gente credeva che fossi più grande e spesso pretendeva da me di più – più buonsenso, di solito – di quanto fossi in gredo di tirar fuori all’epoca. Divenni molto bravo a fingere di capire, un’abilità che mi è servita ad andare avanti nella vita. Ti dico questo perché coglio che tu ti renda conto che sono tutt’altro che un santo (…) Godo di molto più rispetto di quanto non meriti [Gilead, Marilynne Robinson, trad. E. Kampmann]

Parla della sua famiglia originaria del Maine ma vissuta in Kansas, di sé stesso, del suo rapporto con la religione e il sacerdozio, delle rare amicizie, dell’amore che prova per la moglie e per il figlio, il tutto descritto con struggente sentimento e commozione. Ciò che il reverendo John Ames ha vissuto è stato filtrato attraverso i suoi occhi e il suo cuore di pastore di anime, è un uomo che ha sempre rispettato il prossimo, che ha perdonato chi ha sbagliato e che si è privato dei suoi magri guadagni per aiutare chi era in difficoltà.

Andrew Wyeth (1943)

Il reverendo Ames descrive suo nonno, John Ames a sua volta sacerdote, un uomo dai modi coloriti che sosteneva i Free Soiler ad affermare il diritto al voto schierandosi come antischiavista, dichiarandosi a favore della guerra per liberare gli schiavi, e richiamava i fedeli in chiesa sparando un colpo di pistola in aria. Scrive di suo padre, John Ames anch’esso uomo di religione, pacifista convinto e spesso in conflitto con il padre, eppure sempre pronto al perdono, tanto da scendere in Kansas con il figlio adolescente per cercare la tomba di suo padre John Ames: durante gli ultimi anni della sua vita, il vecchio Ames era tornato in Kansas a predicare e da laggiù non era mai tornato.

Mio padre nacque in Kansas, come me, perché il vecchio si era spinto fin laggiù dal Maine col solo scopo di aiutare i Free Soiler ad affermare il diritto al voto, in quanto si doveva votare sulla costituzione che avrebbe deciso se il Kansas sarebbe entrato a far parte dell’Unione degli Stati Uniti come stato schiavista o antischiavista (…) ovviamente, molti abitanti del Missouri che volevano annettere il Kansas al Sud fecero la stessa cosa. Perciò, per un certo periodo la situazione fu completamente fuori controllo. Un’esperienza da dimenticare, diceva mio padre. Non gli piaceva sentir accennare a quei tempi, e questo fatto fu causa di rancori tra lui e il genitore [Gilead, Marilynne Robinson, trad. E. Kampmann]

Descrive la sua gioventù spensierata con le marachelle combinate con l’amico Robert Boughton, l’ammirazione smisurata per il fratello maggiore Edward, uomo con teorie e idee contrapposte a quelle del padre; racconta della piccola Louise, una bambina con le trecce che da adulta diventerà sua moglie, ma disgraziatamente perirà in seguito al parto di Rebecca, la loro sfortunata primogenita.

Il reverendo Ames descrive gli anni solitari dopo essere diventato vedovo, le serate infinite, le pie donne di Gilead sempre pronte a fargli trovare un pasto caldo; dopo le bravate giovanili, anche Boughton è diventato un sacerdote e nella lettera diario vengono riportate molte costruttive discussioni a sfondo religioso con l’amico sacerdote Boughton. Intere pagine vengono riservate al rapporto tra il sacerdote Boughton e suo figlio, John Ames “Jack” Boughton, pecora nera della famiglia Boughton e figlioccio del reverendo John Ames.

Uno dei personaggi più interessanti, benché sia il più silenzioso ed elusivo, è Lila, la giovane moglie del reverendo Ames, descritta con una delicatezza incredibile. Nella lettera, il reverendo Ames usa solo parole commoventi per raccontare l’attimo in cui ha conosciuto la donna che sarebbe diventata la sua seconda moglie, incontrata nel 1947, durante una funzione. Il reverendo è immediatamente attratto da Lila, egli capisce che quella donna rappresenta qualcosa di unico e la avvicina, invitandola al circolo biblico.

Pian piano la donna si avvicina alla religione, impara a vivere assieme alle persone e diventa una voracissima lettrice. Lila ha un passato turbolento, del quale il reverendo non scrive molto. Durante una lumiosa giornata, mentre sono in giardino, la donna propone al reverendo di sposarla.

Cominciò a venire a casa mia insieme ad alcune delle altre donne per prendere le tende da lavare, o sbrinare la ghiacciaia. E poi cominciò a venire da sola per prendersi cura del giardino. Lo fece diventare bellissimo e rigoglioso. E una sera, quando la trovai là, vicino alle splendide rose, le chiesi: – Come potrò sdebitarmi di tutto questo? E lei mi rispose: – Dovrebbe sposarmi – . E lo feci. [Gilead, Marilynne Robinson, trad. E. Kampmann]

Andrew Wyeth (1963)

Ma la gioia più grande per il reverendo Ames è la nascita del figlio. È ormai anziano, Ames, ha quasi sett’anni quando diventa padre: è felice ma allo stesso tempo la paura di morire prima che al piccolo restino ricordi di lui. Nel descrivere i momenti della loro vita quoditiana, si percepisce un amore fortissimo e straordinario, un sentimento profondo, autentico, emozionante.

Tu e tua madre eravate seduti sul dondolo, avvolti in una trapunta. Lei ha detto: – Forse questa è l’ultima serata mite -. Mi ha fatto posto al suo fianco, mi ha sistemato la trapunta sulle ginocchia e ha appoggiato la testa sulla mia spalla (…) E così siamo rimasti seduti al buio per un po’, tu più o meno addormentato mentre tua madre ti carezzava i capelli [Gilead, Marilynne Robinson, trad. E. Kampmann]

Per il figlio, il reverendo Ames è disposto a tutto, anche a giocare con lui nonostante gli accacchi dell’età e mentre lo tiene in braccio prega per il suo futuro, per lui augura solo il meglio. Non ci sarà, accanto a lui, gli anni che li dividono sono troppi e il tempo scorre fin troppo in fretta; ma il reverendo prega affinché il figlio diventi un uomo intelligente, buono e misericordioso.

Pregherò per tu diventi un uomo coraggioso in un paese coraggioso. Pregherò perché tu trovi un modo per renderti utile [Gilead, Marilynne Robinson, trad. E. Kampmann]

Come avrete intuito dalla mia recensione, “Gilead” è un romanzo che mi è piaciuto moltissimo, che mi ha emozionata, commossa e colpita. Le vicissitudini dei pochi personaggi legati alla cittadina di Gilead sono filtrate dagli occhi e dai sentimenti del reverendo Ames, che restituisce al lettore un ritratto unico di alcuni abitanti della cittadina del Midwest degli anni Cinquanta. Lo stile di Marilynne Robinson è coinvolgente, studiato nei minimi dettagli, ogni parola usata è calibrata, nulla è lasciato al caso o allo sproposito. I personaggi, pochi appunto, sono caratterizzati con un dettaglio incredibile e vengono indagati in profondità, presentati con le loro paure e sicurezze, certezze e debolezze.

Solo un personaggio è evanescente, pur raccontandone le gesta. È il figlio di Amese e Lila, il bambino di sette anni che rappresenta la gioia del padre, ma non viene descritto in quanto bambino, bensì immaginato dall’anziano padre quando sarà un vecchio.

(…) quando sarai vecchio come me, forse ti verrà in mente di scrivere una sorta di resoconto personale, come sto facendo io (…) Perché mi piace pensarti vecchio? Quella prima fitta dell’artrite nel tuo ginocchio la immagino con tutta la tenerezza di quando mi ha mostrato il tuo dente dondolante. Sii assiduo con le tue preghiere, vecchio mio [Gilead, Marilynne Robinson, trad. E. Kampmann]

Eppure, benché possa sembrare che “Gilead” parli di morte – da quella del nonno a quella repentina della voce narrante – io in questo romanzo ho trovato la vita e la speranza, tanta speranza, la fiducia nel futuro e la certezza che tutti possiamo cambiare in meglio.

Andrew Wyeth (1998)

La vita del figlio che continuerà e che un giorno diventerà adulto; la speranza e la fiducia in un futuro radioso per tutti; e la certezza che se si vuole, se si lavora duramente, si può cambiare. Potrà cambiare Jack Bougthon come è cambiata Lila quando ha incontrato il reverendo Ames. Ma questo lo scoprirò solo ritornando a Gilead, ritornando a casa.

Titolo: Gilead
L’Autrice: Marilynne Robinson
Traduzione dall’inglese: Eva Kampamann
Editore: Einaudi
Perché leggerlo: perché Gilead è come una trapunta calda quando a settembre iniziano le prime serate fredde. Perché racconta un’America rurale che esiste solo più nei ricordi, o nelle lettere polverose che si disfano se le si legge. Perché il reverendo Ames, col suo gran cuore, è uno dei personaggi più belli e meglio riusciti incontrati nei tanti romanzi americani che ho letto.
Acquista: formato brossura

(© Riproduzione riservata)

 

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

w

Connessione a %s...