Lauren Groff | Arcadia

Tu sei nato nella Carovana, dice Abe a bassa voce, quanto eravamo ancora un manipolo di groupie che seguiva Handy nei suoi giri (…) Eravamo due dozzine, al massimo. Andavamo ai concerti, restavamo per le riunioni che si tenevano dopo. Ovunque andassimo, incontravamo comuni, alcune lavoravano, altre no. A forza di vedere iurte, cupole geodetiche, capanne sudatorie e case occupate nei ghetti, cominciammo a pensare che anche se tutti stavano facendo cose simili, noi volevamo fare qualcosa di diverso dagli altri. Qualcosa di pur. Volevamo vivere con la terra, non su di essa (…) Volevamo che il nostro amore fosse un faro col quale illuminare il mondo [Arcadia, Lauren Groff, trad. T. Pincio]

Briciola è un bambino minuscolo come un bruscolino, primo nato di quella che diventerà la comune di Arcadia. Abe e Hannah, i genitori di Briciola, sono due giovani che sentono di doversi allontanare dal mondo, quel mondo fatto solo di falsità, inganni e guerre, per unirsi alla carovana di Handy, un uomo mosso dalla voglia di creare una comune unica nel suo genere, Arcadia appunto.

Dopo aver girovagato attraverso gli Stati Uniti, nel 1968 gli arcadi trovano posto nello stato del New York. Qui parcheggiano i pullmini, il Pink Piper e i caravan, finalmente si fermano per creare Arcadia. Briciola è piccolissimo e di quel periodo ricorda la fame, le difficoltà, il freddo e soprattutto la depressione invernale della mamma. I primi anni di Arcadia sono difficili: inventarsi un mondo nuovo non è facile. Nell’ideale mondo di Arcadia nessun animale viene sfruttato – gli arcadi sono vegan; se vai a letto con una donna diventi suo marito e puoi avere più di un coniuge; qui circolano liberamente droghe leggere e pesanti; puoi sentirti libero ma devi lavorare per il bene della comune.

Col tempo Arcadia cresce, vengono realizzati dei fabbricati fissi e abbandonati quelli mobili; quando Casa Arcadia viene inaugurata e la voce si sparge per tutto lo stato e oltre. Sono molti i giovani che arrivano a popolare Arcadia, attratti principalmente dalla libertà sessuale e dalla possibilità di assumere droghe.

Anche Briciola, nel frattempo, cresce e dimostra giorno dopo giorno una sensibilità fuori dal comune. Briciola si rende conto che Arcadia è un sogno che non potrà vivere a lungo, ma Arcadia è il suo guscio perché Briciola non è mai uscito dalla comune, non ha mai visto il mondo, pur sapendo chi è il Presidente degli Stati Uniti e cosa succede in Vietnam.

Molte cose smettono di funzionare ad Arcadia e iniziano i primi aspri attriti tra gli arcadi. Handy non ha mai lavorato, troppi cappelloni vengono solo per approfittare dell’ospitalità, di soldi i genitori di Briciola non ne hanno mai avuti e la fame è uno spettro sempre presente, specialmente quando il clima di guasta e vanno persi ettari di coltivi.

La fine del sogno degli arcadi è questione di tempo e quando la magia di Arcadia s’infrange, Briciola e i suoi genitori lasciano la comune e, spaventati, decidono di affrontare il mondo. Scelgono di andare a  New York, sono gli anni Ottanta, molte cose sono cambiate dal 1968, l’anno in cui Abe e Hannah sono entrati nella comune; per Briciola, invece, sarà una dura prova scoprire cosa c’è nel mondo al di fuori di Arcadia.

Sorge il sole. Con la luce del giorno vede spuntare nel finestrino il riflesso del suo viso. Scorge così poco in quell’immagine: una bella frangia di capelli dorati, il collo lercio di una maglietta. Un po’ di fragile e pallida carne sopra ossa appuntite e occhi così grandi, in quel suo viso, che minacciano di inghiottire il mondo che sfila in un vortice di apparizioni fugaci, quello stesso mondo che minaccia di inghiottirli [Arcadia, Lauren Groff, trad. T. Pincio]

The Arcadian Pastoral State, Thomas Cole (1834)

Arcadia” di Lauren Groff (trad. Tommaso Pincio, 371 pagine, 16.90 €) è un libro molto bello, delicato, tenero e crudele allo stesso tempo, scritto e tradotto in modo eccellente. Suddiviso in quattro parti racconta la storia di Briciola e della comune Arcadia dagli anni Sessanta al 2018, ovvero dagli anni luminosi dei sogni degli hippies ad un futuro alquanto apocalittico dove un’epidemia di influenza polmonare si abbatte sulla popolazione di una Terra sovrasfruttata.

La bellezza del romanzo “Arcadia” risiede nelle stupende descrizioni di luoghi e sentimenti che Lauren Groff dipinge con notevole maestria e nelle riflessioni che necessariamente scaturiscono da un simile testo. Realizzare una comune perfetta e autonoma è un’utopia: è impossibile, o quasi, pensare di allontanarsi dal mondo per inventare a tutti gli effetti un mondo nuovo; lo era negli anni Sessanta e lo sarebbe ancora oggi. Arcadia è come un essere che si evolve, che cresce, che muta e durante la sua evoluzione riflette drammaticamente la società dalla quale gli arcadi fuggivano.

Handy, il capo, è il primo dei fannulloni che rifugge il duro lavoro sin dall’inzio di Arcadia. Un copione che si osserva spesso nelle istituzioni, dove chi è a capo di qualcosa è sempre colui che lavora meno degli altri. Con il passare del tempo, Arcadia vede aumentare la propria popolazione: è quello l’inizio della fine. Troppe persone da sfamare e da sistemare: in Casa Arcadia, la struttura fissa e riscaldata, non c’è posto, per cui gli ultimi arrivati vengono alloggiati nelle carovane mobili. Iniziano le proteste: perché i primi arcadi possono stare a Casa Arcadia e gli altri nelle gelide roulotte? Come nella nostra società: i primi e i più furbi meglio alloggiano, agli altri restano le briciole.

Inoltre, gli abitanti di Arcadia hanno spesso patito la fame: è molto difficile impostare un’economia basata su agricoltura e autoproduzione, vegana per di più, le fatiche sono alte e il risultato scarso.

Le droghe, il sesso libero e la troppa libertà sono stati tre elementi che hanno causato la rovina di Arcadia; troppa libertà, si sa, nuoce a chi non la sfrutta usando la testa e la consapevolezza. Per questo Arcadia muore lentamente: la gente se ne va, per via della fame, per via della polizia sempre più presente con i controlli antidroga; così anche Briciola e la sua famiglia vanno via: per Briciola sarà uno shock essere buttato nel mondo fuori Arcadia.

Arcadia è un guscio protettivo, quasi un grembo materno, ad Arcadia il piccolo Briciola è legato con un cordone ombelicale. Reciderlo gli causa paure, terrore e grande infelicità. Il mondo fuori è terribile e lui lo sa già prima di uscire da Arcadia, ma lo affronta e non saranno poche le difficoltà che di nuovo troverà sul suo cammino.

Lauren Groff è stata eccezionale nel descrivere la crescita formativa di Briciola: seguiamo la sua vita dalla nascita nel caravan sino all’età adulta, quando è padre a sua volta di Grete e lavora come fotografo a New York. “Arcadia” è anche un perfetto romanzo di formazione, che segue tappa per tappa la crescita e la maturazione del piccolo Briciola. Cambia anche stile narrativo la Groff, man mano che Briciola cresce si alza la nebbia posata ridosso gli eventi e i personaggi che circondano il piccolo e diventa via via più chiaro, dagli aspetti negativi a quelli positivi.

In questa recensione mi sono volutamente concentrata sulle riflessioni scaturite dalle prime due parti del romanzo perché sono quelle più belle e più ricche; nella terza e nella quarta parte Briciola affronta il mondo reale, con le sue difficoltà, affronta tre drammi famigliari ma accanto avrà Grete, una figlia straordinaria avuta dall’amore della sua vita, Helle la figlia ribelle di Handy. Le parti terza e quarta più che riflessive sono descrittive, la Groff racconta cosa succede ai personaggi una volta usciti da Arcadia, drammi ed eventi che il lettore vuole conoscere, soprattutto se come me si è affezionato a Briciola, Abe e Hannah.

“Arcadia” è un ottimo romanzo, ben riuscito, che consiglio a chi ama la letteratura americana e a chi ha voglia di leggere un libro che porta a riflettere: Arcadia non è solo una comune degli anni Sessanta fondata da un manipolo di hippies un po’ sballati, Arcadia siamo anche noi e nel romanzo della Groff spesso mi ci sono ritrovata.

Titolo: Arcadia
L’Autrice: Lauren Groff
Traduzione dall’inglese: Tommaso Pincio
Editore: Codice edizioni
Perché leggerlo: per chi ama la letteratura americana e per chi ha voglia di leggere un libro che porta a riflettere: Arcadia non è solo una comune degli anni Sessanta fondata da hippies sballati, Arcadia siamo anche noi
Suggerimento musicale: From Yesterday, Thirdy Seconds To Mars (2006)

(© Riproduzione riservata)

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