Jens Christian Grøndahl | Spesso sono felice

Ho scoperto il nuovo romanzo di Jens Christian Grøndahl “Spesso sono felice” (trad. E. Kampmann, Feltrinelli, 103 pagine, 12 €) sui social network, precisamente sulla pagina facebook de I Boreali – Nordic Festival; la copertina essenziale e il titolo romantico mi hanno incuriosita e una volta letta la trama, che presupponeva un romanzo nostalgico e malinconico, ho deciso di leggerlo.

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Adesso è morto anche tuo marito, Anna. Tuo marito, nostro marito. Mi sarebbe piaciuto che riposasse accanto a te, ma tu hai già due vicini di posto, un avvocato e una signora seppellita un paio di anni fa. Quando arrivasti tu, l’avvocato c’era già da parecchio tempo. Ho trovato un lotto libero per Georg nella fila successiva; dalla tua tomba si vede il dietro della sua lapide. Ho scelto l’arenaria, nonostante il marmista mi abbia detto che risente delle intemperie. E allora? Il granito non mi piace. I gemelli invece lo avrebbero preferito, su questo punto una volta tanto erano d’accordo [Spesso sono felice, Jens Christian Grøndahl, trad. E. Kampmann]

Ellinor è una donna di settant’anni, determinata e decisa, convinta di sapere come vuole trascorrere questi ultimi anni che le restano; dopo la morte del secondo marito, Georg, Ellinor vende la grande casa senza quasi interpellare i gemelli, figli di Georg e di Anna la prima moglie di lui, e decide di tornare a vivere nel quartiere di Copenaghen dove viveva da bambina, Amerikavej.

I gemelli Stefan e Morten, piccati dalla scelta di vendere la proprietà, cercano di dissuadere Ellinor e ci prova anche Mie, l’insopportabile e dispotica moglie di Stefan; Ellinor, però, non vuole altro che vivere in quel quartiere e guardare dalle finestre la vecchia casa dove visse con la madre.

La vita di Ellinor, benché lei l’abbia sempre affrontata con ottimismo e determinazione, non è sempre stata facile. Tre eventi hanno interessato la vita di Ellinor, stravolgendola per sempre: la scoperta dell’identità di suo padre, il tradimento da parte del suo primo marito e un terribile incidente mortale occorso sulle Dolomiti molti anni prima.

Ellinor racconta tutto questo, con un tono malinconico ma striato di positività, sotto forma di lettera ad Anna danese di origini italiane, la sua amica scomparsa moltissimi anni prima. E’ attraverso queste righe che Ellinor traccia un preciso bilancio della sua esistenza, raccontando all’amica tutto ciò che è successo dopo la sua drammatica e prematura morte.

L’amore era. Non è più? Sì, che è, muore con l’uomo, ma per quanto tempo potrà svolazzare per conto suo, tendersi nella stanza vuota cercando di acchiappare i granelli di polvere in un raggio di sole? A che punto si trasforma nel ricordo di un sentimento, e non è più il sentimento stesso? (…) Finii con l’amare Georg al posto tuo, e non avrei mai immaginato neanche questo, ma di qui a continuare a vivere in casa sua, senza di lui? Per qualche motivo mi pare inconcepibile, e vorrei capire perché [Spesso sono felice, Jens Christian Grøndahl, trad. E. Kampmann]

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Canale Nyhavn, Copenhagen (fonte: Benjamin Janecke, Wikipedia Commons CC BY-SA 3.0)

 Ho apprezzato il romanzo di Jens Christian Grøndahl in modo particolare perché è essenziale e in pochissime pagine riesce a raccontare avvenimenti e sentimenti; un romanzo come questo avrebbe potuto benissimo svilupparsi per trecento pagine, ma Grøndahl sceglie di essere incisivo senza allungare troppo la storia. In poche righe concentra emozioni, descrizioni, sentimenti e questo per me è un valore aggiunto. Una delle più belle storie d’amore contenute in questo libro viene raccontata in poco meno di dieci pagine, quando con un’idea come quella si sarebbe potuta sviluppare per almeno cinquanta o settanta pagine.

Oltre ad essere essenziale, la scrittura di Grøndahl è delicata, lieve e molto poetica. E malinconica, logicamente, trattandosi a tutti gli effetti di una lunga lettera scritta per Anna, l’amica di Ellinor scomparsa da giovane.

Nella lettera di Ellinor vi sono appunto dei segreti personali, dalla scoperta dell’identità del padre a quella del tradimento del suo primo marito e benché l’idea di raccontare il tutto attraverso una lettera non sia un espediente narrativo originale, la vicenda funziona benissimo, e la storia diventa via via sempre più appassionante.

Ellinor è una donna decisa, intraprendente, che nonostante le difficoltà della vita non si è mai arresa, descritta magistralmente nell’intimo, emerge è un personaggio a tutto tondo che spicca notevolmente per la sua voglia di indipendenza.

Spesso sono felice” di Jens Christian Grøndahl è un buon romanzo che ho apprezzato molto e che fa riflettere sul tempo che passa e che lava via discordie e rancori, ma che acuisce la potenza dei segreti taciuti per troppo tempo; fa riflettere su cosa resterà di noi quando non ci saremo più, chi si occuperà delle persone che abbiamo lasciato e chissà se qualcuno prenderà “il nostro posto” nel nostro piccolo mondo.

Titolo: Spesso sono felice
L’Autore: Jens Christian Grøndahl
Traduzione dal danese: Eva Kampmann
Editore: Feltrinelli
Perché leggerlo: il romanzo è un’emozionante storia di amori, relazioni famigliari e segreti personali, perfetta per chi cerca un libro essenziale scritto in modo incisivo e delicato

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3 pensieri su “Jens Christian Grøndahl | Spesso sono felice

  1. Ciao Claudia,
    ho letto sia “Silenzio in ottobre” che “Quattro giorni di marzo” e li ho trovati entrambi belli. Leggerò presto questo romanzo e naturalmente rimarrò sintonizzata sul tuo blog…
    Saluti da Anna, appassionata lettrice (con un blog di cucina)

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