Tove Jansson | Fair play

Un mesetto fa ho realizzato uno dei miei sogni andando a Helsinki, la capitale della Finlandia; quando ho letto che Iperborea avrebbe pubblicato un nuovo libro di Tove Jansson, scrittrice finlandese di origini svedesi, l’ho messo nella lista dei libri da leggere per rivivere, almeno nei ricordi, le emozioni passate quella giornata nebbiosa e fredda e perfetta a Helsinki. Ed eccomi qui, a raccontarvi della mia lettura “Fair play” di Tove Jansson (Iperborea, trad. Vari a cura di K. De Marco, 148 pagine, 15 €).

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Poi Tom disse: “E quei vecchi ceppi di cui mi parlavi? Diamo un’occhiata?”. Andarono a vedere i ceppi. Un bel po’ erano buoni sono come legna da ardere, ma ce n’erano comunque abbastanza che potevano servire per il nuovo pontile di Tom. Jonna disse: “Sarò strana io, ma non mai capito questa storia delle escursioni. Tua sorella a volte è un po’ troppo romantica. Cambiando discorso, hai qualcosa in particolare da fare in questo momento?” “Solo stuccare le finestre.” “E’ tanto che non dormi in sacco a pelo?” “Mah, una ventina d’anni, direi.” Quando Mari e Tom partirono per Västerbådan, Jonna rimase a guardarli finché la barca non scomparve in lontananza. Il vento era calato. Quella notte uscì sugli scogli: nemmeno una nuvola turbava il cielo stellato. Era tutto perfetto.

Mari è una scrittrice e illustratrice, molto romantica e sensibile, che spesso si lascia trasportare dalle storie che scrive e vola con la mente fra le nuvole. Jonna è una scultrice e pittrice, molto pratica, realistica, a tratti rude, che adora i film western di serie B e vuole registrare la realtà che la circonda con una cinepresa che la tradisce sempre.

Mari e Jonna vivono e lavorano in un grande stabile che guarda verso il porto di Helsinki, e spesso prendono la Viktoria e fuggono in una minuscola casetta su una delle infine isolette del Golfo di Finlandia, in compagnia di cormorani e un gatto ruffiano. Pescano, dipingono, scrivono, intagliano legno, rievocano ricordi e programmano viaggi.

La vita di Mari e Jonna, amiche e compagne di vita, scorre così, lentamente, giorno dopo giorno, in modo calmo e quasi misurato. Pur lanciandosi in avventure bislacche, come visitare l’Arizona, come se fosse a due passi dalla Finlandia, o Mari che desidera trascorrere con il fratello Tom una serata su un’isola deserta a guardar le stelle, come quando erano piccolini.

E’ un fair play perfetto, tra Mari e Jonna, dove nessuna delle due ha ragione o torto e dove entrambe rispettano gli spazi dell’altra. Mari sopporta i film cruenti che Jonna registra con cura maniacale, e Jonna non dà peso alle romanticherie e alla fragilità d’animo di Mari. Non potrebbero essere più differenti, Mari e Jonna, eppure nelle loro diversità si amagalmano in modo originale e perfetto.

Jonna e Mari entrarono nella loro camera, una statica desolazione con troppi mobili, e andarono a letto senza disfare le valigie. Ma non riuscivano a dormire: si rivedevano davanti il viaggio con i suoi panorami sempre diversi di deserti e montagne innevate, cittadine senza nome, bianchi laghi salati e brevi soste in qualche località di cui non sapevano nulla e dove non sarebbero mai tornate (…) “Dormi?” chiese Jonna. “No.” “Qui potremmo portare a sviluppare la pellicola. Ho ripreso alla cieca per un mese e non ho idea di cosa sia venuto fuori.” “Sei sicura che sia stata una buona idea filmare dal finestrino dell’autobus? Secondo me andava troppo veloce.” “Sì, sì, hai ragione,” disse Jonna. E un momento dopo: “Ma era così bello.”

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Helsingin tuomiokirkko, Cattedrale luterana di Helsinki, Finlandia (foto: Claudia)

Fair play” di Tove Jansson non è esattamente un romanzo, neppure una raccolta di racconti: è una serie di episodi di vita quoditiana di Mari e Jonna, descritti senza soluzione di continuità. Brevissime schegge della loro vita, come i flash di una pellicola che mostra solo una minima parte della loro esistenza.

La scrittura di Tove Jansson è fluida, scorrevole, frizzante e molto coinvolgente. Mari e Jonna, protagoniste antipodali, vengono descritte in modo da risultare immediatamente simpatiche al lettore e le loro avventure si leggono con gusto.

Per chi poi, come me, ha il debole per le terre finniche il gioco è fatto: le brevi descrizioni del porto di Helsinki e dell’isola dove sorge la casetta di legno delle due amiche e compagne di vita, mi hanno fatta tornare idealmente in un luogo che ho profondamente amato e che con tutto il cuore mi auguro di poter rivedere.

Tove Jansson non aggiunge parole superflue, appare tutto molto contato, come a voler raccontare l’essenziale senza aggiungere fronzoli inutili. All’inizio, al lettore, potrebbe sembrare che nei brevi flash raccontati non succeda granché: una giornata in atelier, una serata a guardare un film, una gita in barca in mezzo alla nebbia cercando di non finire in Estonia e un viaggio folle in Arizona. Forse non succede granché davvero, ma la vita è fatta anche di piccole cose e Mari e Jonna, con la loro amicizia e il loro affetto, sembrano essere qui per ricordarcelo.

Titolo: Fair play
L’Autrice:
Tove Jansson
Traduzione dallo svedese:
allievi del seminario di traduzione 2015-2016 tenuto da Katia De Marco
Editore:
Iperborea
Perché leggerlo:
perché emoziona, commuove, fa capire quanto possa essere bella e ricca anche una vita semplicissima

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10 pensieri su “Tove Jansson | Fair play

  1. Quando ero bambina, circa cinquanta anni fa, mi affascinavano i deliziosi libri della Jansson sul troll Mumin e la sua famiglia, li lessero anche i miei figli da bambini e li conservo ancora, ma non sapevo che avesse scritto anche per adulti, grazie per la recensione!

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  2. Pingback: Segnalzione: Tove Jansson – “Fair play” | Arcigay "Rainbow" Valsesia - Vercelli e Biella

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