Antonio Tabucchi | Sostiene Pereira

Alcuni libri hanno bisogno di tempo prima di essere letti e vengono apprezzati e amati di più in un preciso momento della nostra vita. Tra gli Stati europei che mi affascinano, oltre a quelli nordici, c’è il Portogallo: non chiedetemi il motivo, non lo so, è così e basta. Sono sicura che il Portogallo sia uno di quei luoghi dove mi sentirei a casa (come mi successe in Grecia). Quindi, ho deciso di scoprire il Portogallo attraverso i libri e ho iniziato quest’avventura leggendo “Sostiene Pereira” di Antonio Tabucchi (Feltrinelli, 214 pagine, 7.50 €).

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Sostiene Pereira di averlo conosciuto in un giorno d’estate. Una magnifica giornata d’estate, soleggiata e ventilata, e Lisbona sfavillava. Pare che Pereira stesse in redazione, non sapeva che fare, il direttore era in ferie, lui si trovava nell’imbarazzo di mettere su la pagina culturale, perché il “Lisboa” aveva ormai una pagina culturale, e l’avevano affidata a lui. E lui, Pereira, rifletteva sulla morte. Quel bel giorno d’estate, con la brezza atlantica che accarezzava le cime degli alberi e il sole che splendeva, e con una città che scintillava, letteralmente scintillava sotto la sua finestra, e un azzurro, un azzurro mai visto, sostiene Pereira, di un nitore che quasi feriva gli occhi, lui si mise a pensare alla morte. Perché? Questo a Pereira è impossibile dirlo [Sostiene Pereira, Antonio Tabucchi]

Nella calda estate del 1938, mentre il direttore è in ferie alle terme di Coimbra, Pereira gestisce la pagina culturale del “Lisboa”, un giornale portoghese nato da pochi mesi. Pereira, dopo quasi trent’anni di giornalismo di cronaca nera, si trova a lavorare con la cultura: innanzi tutto, vuole essere indipendente e non vuole che la politica rientri nei suoi lavori. Prepara omaggi e ricorrenze a scrittori che non sono ancora morti – ma che son vecchi e potrebbero morire, meglio essere pronti – e traduce in portoghese gli scrittori francesi dell’Ottocento non ancora letti in Portogallo.

La vita di Pereira è fatta di piccole, semplici cose: le sue traduzioni, le omelette alle erbe del Café Orquídea, le confessioni con Don António e le lunghe chiacchierate con la fotografia della moglie mancata diversi anni prima. Pereira vive quasi in punta dei piedi, nonostante la sua mole, in silenzio, senza interessarsi troppo al mondo che lo circonda.

Quando incontra Monteiro Rossi e la sua fidanzata Marta, qualcosa nel cuore buono e tranquillo di Pereira inizia a cambiare. Il giornalista si rende conto che la situazione in Portogallo non è buona: vige la censura, ogni articolo prima di essere pubblicato deve essere approvato; Pereira crede di essere libero , ma viene ripreso dal direttore del “Lisboa” perché ha pubblicato un racconto francese che si conclude con l’esclamazione “Viva la Francia!” e la Francia no, non è amica dei portoghesi.

Oltre a Monteiro Rossi e Marta, Pereira incontra per caso la signora Delgado su un treno e diventa confidente del dottor Cardoso: tutti questi personaggi fanno capire a Pereira che deve fare qualcosa per il suo Paese, deve sfruttare il fatto che sia un giornalista che scrive settimanalmente su una pagina culturale molto seguita. La sua vita verrà rivoluzionata, ma sono proprio gli incontri casuali quelli che fanno stravolgere le nostre convinzioni.

La signora Delgado (…) disse: e allora faccia qualcosa. Qualcosa come?, risposte Pereira. Beh, (…) lei è un intellettuale, dica quello che sta succedendo in Europa, esprima il suo libero pensiero, insomma faccia qualcosa. Sostiene Pereira che avrebbe voluto dire molte cose. Avrebbe voluto rispondere che sopra di lui c’era il suo direttore, il quale era un personaggio del regime, e che poi c’era il regime, con la sua polizia e la sua censura, e che in Portogallo tutti erano imbavagliati, insomma che non si poteva esprimere liberamente la propria opinione (…) Ma non disse niente di tutto questo, Pereira, disse solo: faro del mio meglio signora Delgado (…) Capisco, replicò la signora Delgado, ma forse tutto si può fare, basta averne la volontà. Pereira guardò fuori dal finestrino e sospirò (…) Era bello, quel piccolo Portogallo baciato dal mare e dal clima, ma era tutto così difficile, pensò Pereira [Sostiene Pereira, Antonio Tabucchi]

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Lisbona vista dal belvedere Santa Luzia (fonte: Diego Delso, CC BY-SA 3.0 Wikimedia Commons)

Sostiene Pereira” è un romanzo che mi ha conquistata sin dalle prime righe, quando nell’incipit Tabucchi descrive il tempo e lo spazio in modo incisivo e coinvolgente. Leggendo, si entra nella storia con una facilità incredibile, Tabucchi prende per mano i lettori e li conduce attraverso una Lisbona scintillante e ventosa, ma soffocata da un regime crudele e opprimente. L’uso di poche parole – quasi contate – per descrivere situazioni, sentimenti ed emozioni è una prerogativa, secondo me, dei grandi narratori: per raccontarci un’emozione a volte servono davvero poche righe.

Pereira è un personaggio semplice, che vive la sua vita con estrema tranquillità, dividendosi tra la redazione della pagina culturale del “Lisboa”, il suo café preferito e le brevi vacanze nelle cliniche talassoterapiche sull’Estoril, portando sempre con sé il ritratto della moglie defunta. Pereria è un uomo maturo che vive nei suoi ricordi e ci tiene a mantenerli tali; prova nostalgia del tempo che corre, delle vicende e dei sentimenti che ormai appartengono al passato, ma non si rassegna a lasciarli andare.

L’incontro con Monteiro Rossi e Marta, due giovani che ammiccano ai repubblicani spagnoli, iniziano ad illuminare Pereira e fargli capire che deve aprire gli occhi. Pereira non vuole abbandonare “quel piccolo Portogallo” anche se sa che la vita non è per niente facile. Durante il regime di Salazar, come in ogni dittatura, informazioni e persone erano controllate con grandissima attenzione. L’incontro con altri due personaggi, la signora Delgado sul treno da Coimbra verso Lisbona, e il dottor Cardoso, direttore della clinica talassoterapica, aggiungeranno i tasselli necessari a Pereira per prendere la sua decisione. Dopo un drammatico evento, a Pereira gli viene “un’idea folle” e la messa in pratica di questa idea cambia la sua vita per sempre.

Sostiene Pereira” mi ha regalato alcune delle emozioni che avevo vissuto durante la lettura de “Ho paura torero” di Pedro Lemebel (marcos y marcos) e mentre proseguivo nella lettura, che ha un ritmo sempre più incalzante pagina dopo pagina, ho capito che sul Portogallo voglio leggere ancora molto, perché non so nulla se non che è un luogo che mi affascina. Aver cominciato questa scoperta con la lettura di “Sostiene Pereira” si è rivelata un’ottima scelta, perché ho iniziato ad amare la “soleggiata e ventilata” Lisbona in compagnia di Pereira, un personaggio che mi resterà nel cuore per molto, molto tempo.

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Arco di Trionfo, Piazza del Commercio, Lisbona (fonte: Diego Delso, CC BY-SA 3.0, Wikimedia Commons)

Titolo: Sostiene Pereira
L’Autore: Antonio Tabucchi
Editore: Feltrinelli
Perché leggerlo: perché “Sostiene Pereira” è un romanzo con una trama molto semplice ma dal grande potere di emozionare, commuovere e far riflettere

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21 pensieri su “Antonio Tabucchi | Sostiene Pereira

  1. Me lo fecero leggere alle superiori e partii molto prevenuta, perchè i libri che ti impongono di leggere a scuola si rivelano sempre molto pesanti; questo invece è bellissimo, ti cattura dalle prime pagine e la scrittura di Tabucchi ti fa entrare in empatia con tutti i personaggi, ha una scrittura incredibilmente evocativa e non riesco a dimenticare la sensazione di caldo, afa e soffocamento che veniva espressa dalle pagine. Veramente bellissimo, infatti vorrei recuperarne anche la graphic novel 🙂

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  2. secondo me il portogallo ti affascina perché è un paese di confine: così come la scandinavia è il confine più a nord della nostra europa, il portogallo è stato per moltissimo tempo la nostra fine del mondo …
    l’avevi mai pensata in questa ottica? 🙂

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  3. Prima di accostarmi a questo libro temevo che fosse pesante come spesso sono i libri che hanno una grande fama, specialmente se toccano tasti storicamente delicati. Invece anche per me è stata una lettura emozionante e fondamentale per riflettere sul ruolo degli intellettuali rispetto al potere e al controllo della cultura da parte dei regimi. Tu continuerai con le storie portoghesi, io certamente con Tabucchi… tornare alle sue pagine è d’obbligo! 🙂

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    • Ciao Cristina!
      Concordo: anche io ho atteso molto tempo per leggere Tabucchi, pur avendo letto tempo fa “Viaggi e altri viaggi”. Su “Sostiene Pereira”, come te, avevo paura di non capirlo o che fosse tosto; al contrario, si è davvero rivelata una lettura brillante, coinvolgente ed emozionante. Mi farò sicuramente riportare in Portogallo da Tabucchi!

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    • In pochissime parole hai reso perfettamente il libro: sì, Pereira è un buono che vive di ricordi, che non vuole mettersi contro nessuno per il quieto vivere, ma la Storia gli smuoverà necessariamente la coscienza. Davvero bello!

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  4. Io lo sto leggendo adesso: mi piace soprattutto come ci espone l’importanza della letteratura, anche se in realtà non ne parla direttamente. Cioè: un povero giornalista che vuol stare fuori del mondo con le sue piccole abitudini e tradurre racconti di cento anni prima per non farsi coinvolgere dalla quotidianità, si ritrova in mezzo alla ressa, suo malgrado, anche in forza di quei vecchi racconti.

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  5. Libro meraviglioso e indimenticabile ❤
    Ho appena finito di leggerlo e mi è piaciuto così tanto che è stato oggetto della mia prima recensione in inaugurazione del mio nuovo blog 😀 Condivido con te tutto quello che hai scritto in proposito!
    A presto

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