Venedikt Erofeev | Mosca-Petruškì poema ferroviario

Per poco meno di cinque anni ho preso quotidianamente il treno per recarmi all’università. Ho viaggiato con ogni condizione climatica e spesso accadevano cose surreali, come il crollo di un albero sui binari o lo sviluppo di un incendio nella cabina del motore. Qualche tempo dopo i treni si sono ammodernati e queste bislaccherie non sono più successe. Quando ho scoperto “Mosca-Petruškì poema ferroviario” di Venedikt Erofeev (Quodlibet, trad. P. Nori, 205 pagine, 15 €) ho voluto leggerlo proprio per la mia passione per i viaggi in treno: è stato un viaggio particolare che non mi ha convinta del tutto, ora vi spiego il perché.

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Tutti dicono: il Cremlino, il Cremlino. Con tutto quello che ne ho sentito dire, non l’ho mai visto. Quanto volte ormai (mille volte), con addosso il ciclone o l’anticiclone ho attraversato Mosca da nord a sud, da occidente a oriente, dall’inizio alla fine, da una parte all’altra e a casaccio, non l’ho mai visto neanche una volta. E ieri, ecco, non l’ho visto neanche ieri, eppure ho girato tutto il giorno intorno a quei posti lì, e non è che fossi neanche tanto ubriaco: uscito dalla stazione Savlskaja avevo bevuto per cominciare un bicchiere di vodka del Bisonte perché so per esperienza che, come decotto mattutino, il genere umano non ha ancora inventato niente di meglio. Quindi. Un bicchiere di vodka del Bisonte [Mosca-Petruškì poema ferroviario, Venedikt Erofeev, trad. P. Nori]

Venedikt è stato uno scrittore e poeta russo, e come molti russi amava placare la sete che lo ardeva con qualcosa di forte. Fu un personaggio sopra le righe in modo quasi assurdo: riuscì a iniziare un sacco di mestieri, senza mai mantenerne a lungo uno; fu vagabondo e disoccupato, attirandosi addosso non poche antipatie, sia da parte dei governatori che degli altri scrittori. Era nato nella penisola di Kola, quella lingua di terra che si trova oltre il Circolo Polare Artico, ma durante tutta la sua vita ha vagato in lungo e in largo nell’Unione Sovietica.

Mosca-Petruškì poema ferroviario” inizia con il giovane Erofeev che ha conosciuto una ragazza a Petruškì e vuole raggiungerla. Prende il treno da Mosca, deciso ad andare a Petruškì e durante il viaggio scorre soprattutto tantissimo alcool. E’ un lungo viaggio costellato da bevute, risate, discorsi assolutamente sconnessi e personaggi tanto bislacchi da sembrare irreali.

Scritto circa negli Anni Settanta, leggendo i discorsi frammentari e spesso sconnessi di Erofeev e dei compagni di viaggio, si percepisce il grande disagio che aleggiava nell’Unione Sovietica. Mi ha fatto moltissima impressione leggere quando si bevesse, senza dubbio per alienarsi e non pensare alla propria condizione. Erofeev scrive anche le “ricette” per produrre delle sostanze fortemente alcooliche in casa, usando il lucido delle scarpe, colle e vernici varie, lacche per capelli.

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Stazione ferroviaria di Mosca (fonte: Sergey Tchernyakov, Flickr, CC0 1.0 Universal (CC0 1.0) immagine di dominio pubblico)

Mosca-Petruškì poema ferroviario” è un libro che non mi ha convinta del tutto e posso dire che non mi sia piaciuto come speravo. Il primo centinaio di pagine ha catturato la mia attenzione, mentre la seconda parte mi ha annoiata parecchio.

Oltre alla mia passione per i viaggi in treno, ero rimasta affascinata da questo libro perché nella presentazione vi era scritto che fu uno dei libri proibiti in Unione Sovietica, ma che circolava clandestinamente. Vide infatti le stampe ufficiali nel 1973 in lingua russa in Israele, mentre in Russia fu ammesso ufficialmente solo nel 1990, dopo la morte dell’autore. Quando in Russia uscì legalmente ricevette molte approvazioni, in particolare da Limonov, che lo invidiava anche un po’.

Curiosamente Erofeev volle che il suo libro costasse quanto una bittiglia di vodka: quest’affermazione credo riassuma molto bene il rapporto tra l’autore e l’alcool.

I fiumi di vodka e altri alcolici, i discorsi un po’ sconnessi, la mia scarsa conoscenza della storia della Russia del Dopoguerra e la mia totale ignoranza nel cogliere sfumature di personaggi, eventi storici citati o luoghi, hanno fatto sì che non riuscissi ad apprezzare questo libro come probabilmente meritava.

Titolo: Mosca-Petruškì poema ferroviario

L’Autore: Venedikt Erofeev

Traduzione dal russo: Paolo Nori

Editore: Quodlibet

Perché leggerlo: se siete appassionati di storia moderna russa, viaggi in treno, deliri alcoolici e se siete disposti a sopportare fiumi di vodka tanto da farvi ubriacare attraverso le pagine.

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