Fabio Bartolomei | We are family

Lo so, avete letto il titolo del libro che sto per recensire e nella vostra testa è scattata la canzone delle Sister Sleges. Come faccio a saperlo? E’ successo anche a me quando ho scartato il regalo di Natale da parte della Lettrice Rampante e ho visto la brillante copertina azzurra del libro “We are family” di Fabio Bartolomei (E/O edizioni, 275 pagine, 10 euro). We are family / I got all my sisters with me / We are family /Get up everybody and sing… Ah, scusate, mi sono distratta… Adesso vi parlo del libro.

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La sede della famiglia Santamaria è a Roma, in un quartiere di nome Ostiense. Si entra in un palazzo marroncino, si prende l’ascensore, si pigia il tasto numero quattro, poi si suona il campanello dell’interno dodici e se nonna non tiene la radio con volume troppo alto si entra senza problemi (…) La casa è nostra, in cambio papà deve solo consegnare ogni mese una busta bianca al signore dell’ultimo piano. La famiglia Santamaria è “agile e compatta”, come dice mio padre. Una nonna, uno zio e basta perché non è la quantità che conta, è qualcos’altro che ora non ricordo. Mi dispiace per gli altri bambini ma in questa famiglia abbiamo avuto una fortuna sfacciata, oltre alla madre numero uno ci è capitato anche il papà migliore al mondo [Fabio Bartolomei, We are family]

E’ il 1971, hai quattro anni, una passione per le cose che prendono fuoco e sei un piccolo genio che a scuola si annoia. Vivi a Roma, in un palazzo un po’ brutto, con la nonna, mamma, papà e tua sorella Vittoria, ma questa non è la casa promessa, ma un luogo di passaggio.

Ora sei più grande, hai cambiato diverse case, la nonna e lo zio se ne sono andati per sempre, ma sei ancora convinto di avere la mamma e il papà migliore del mondo. Mamma sforna ciambelloni divini e sulla carta d’identità c’è scritto ‘casalinga’ ma a penna ha corretto con ‘pasticciera’; papà guida gli autobus, ma un giorno guiderà l’astronave spaziale. Vittoria ha il complesso delle caviglie grosse, ma per te è la miglior sorella al mondo ed è bellissima.

Adesso vivete in un paese vuoto vicino al lido romano, la vita è sempre stata faticosa per i Santamaria, ma la famiglia è unita nei sacrifici e nessuno di voi si sognerebbe mai di abbandonarla all’ennesima difficoltà. Ecco, forse ci siamo, la casa promessa! Sì, dai, sembra un garage, anzi lo era… Ma che importa, pian piano diventerà la casa promessa.

Poi, un viaggio di nozze da tanti anni rimandato e cambia tutto. Mamma e papà vanno a Venezia, e da Venezia al Belgio e dal Belgio… chi lo sa. Tu, Al, e Vittoria restate alla casa promessa, studiate, lavorate, mettete da parte i soldi, insomma vi inventate una vita. Al, il tuo progetto di costituire il Principato dei Santamaria sta prendendo forma, e giorno per giorno, sacrificio dopo sacrificio, ecco la moneta, lo stemma, la bandiera e ovviamente l’inno. Quale? We are family, I got all my sisters with me / We are family /Get up everybody and sing…

Vittoria dice che è normale, non si può essere felici ogni giorno, nessuno lo è. A me sembra da pazzi non provarci, forse il problema del mondo è proprio che tutti la pensano come lei. Io però sono diverso. A cosa serve avere un cervello straordinario se non lo usi per rendere felice te, la tua famiglia e quindi di riflesso ancora te? [Fabio Bartolomei, We are family]

We are family” è un romanzo scorrevole, commovente, divertente e anche un po’ surreale. Mi è piaciuto molto per lo stile così semplice ma intenso di Bartolomei e la prorompente simpatia di Al Santamaria, voce narrante delle avventure della famiglia. L’ho letto come primo libro dell’anno e quando l’ho iniziato non sapevo che da lì a due giorni avrei avuto un problema in famiglia; una perdita è un momento doloroso e difficile, è il momento in cui si vede davvero quando possa essere compatta o meno una famiglia.

Sono riuscita a continuare a ritagliarmi alcuni momenti per leggere, per straniarmi un attimo da questa situazione triste, e “We are family” mi ha aiutata a distrarmi e mi ha fatto capire che la felicità esiste solo se noi ci crediamo davvero. E ogni difficoltà, anche la più grande e terribile, deve essere affrontata con lo spirito giusto: credo proprio che sia questo il messaggio di Al per tutti noi, ed è per questo motivo che “We are family” mi è piaciuto tanto.

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