Brian K. Vaughan e Steve Skroce | Sentinelle d’inverno

Qualche anno fa, in attesa di una lezione io e i miei compagni di università ci domandammo per quale motivo avrebbe potuto – in un remoto futuro – estinguersi l’Homo sapiens. Un compagno sosteneva che un virus ci avrebbe uccisi, un’altra disse che ci sarebbe stata una guerra atomica, un altro era convinto che avremmo lottato all’ultimo sangue per il petrolio, infine io dichiarai che ci saremmo fatti la guerra per il controllo delle sorgenti d’acqua.

Lì per lì i miei amici rimasero un po’ spiazzati: l’acqua, che banalità. Sì, ma senza acqua non c’è vita, è banale, ma è così. Per l’acqua gli Stati Uniti d’America potrebbero anche invadere e guerreggiare contro il Canada, perché no? Lo spettacolare fumetto “Sentinelle d’inverno” di Brian K. Vaughan e Steve Skroce (BAO Publishing, traduzione dall’inglese di Michele Foschini, 19 €) racconta proprio di questo.

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2112, Ontario, Canada. Durante un bombardamento ad opera della U.S.A.F., gli Stati Uniti d’America, muoiono i genitori di Amber e Thomas. I due bambini sono costretti a scappare e a cercare un luogo sicuro e soprattutto lontano dagli americani.

2124 Yellowknife, Canada del Nord-Ovest. Sono ormai anni che gli Stati Uniti d’America sono in guerra con il Canada, invadendone territori, massacrando i civili e cercando di accapparrarsi le risorse naturali canadesi. Amber, ora adulta, vaga sola per le foreste innevate e si imbatte in un gruppo di civili che si definisco Freedom Fighter del Grande Nord Bianco, ovvero uomini e donne che lottano per ricacciare indietro gli americani e vedere il Canada libero.

Amber, che non ha nulla da perdere, si unisce a loro e decide di combattere per liberare il Canada dagli invasori. E’ una guerra senza esclusioni di colpi: le armi sono sofisticatissime e precise, i metodi di interrogatorio e tortura dei prigionieri sono spietati perché psicologici. Durante un attacco, alcuni membri dei Freedom Fighter restano uccisi e il Capo viene catturata. E’ l’inizio della fine, l’inizio di un’azione dove non si deve sbagliare nessuna mossa se si vuole salvare la propria Patria.

13925736_10154443762023724_191669215397290756_oSentinelle d’inverno” è una graphic novel dai disegni perfetti: ogni dettaglio viene realizzato con la minima precisione, e solamente sfogliandolo ci si rende conto che una lettura come questa rappresenta una totale immersione nella vicenda narrata.

Le tavole, tutte a colori, si susseguono in un crescendo narrativo dove il pathos aumenta, pagina dopo pagina. Ci sono diversi salti temporali, che aiutano il lettore a comprendere soprattutto il complesso e bellissimo personaggio di Amber.

La sceneggiatura e i dialoghi sono trascinanti, degni di un film hollywoodiano, dal ritmo incalzante e ipnotico.

Oltre ai colpi di scena, alle rivelazioni, al ritmo narrativo serrato, c’è anche spazio per una più profonda riflessione. Anzi, sono molteplici i piani di lettura, per chi non vuole semplicemente soffermarsi sulla spettacolare storia.

Anzitutto, con quale diritto uno Stato ne invade un altro? In nome di che cosa, precisamente? In “Sentinelle d’inverno” sono gli statunitensi ad aver invaso i canadesi, fingendo di essere attaccati e quindi di aver risposto alla falsa provocazione.

Un po’ come spesso è successo (l’inizio della Guerra d’Inverno tra Russia e Finlandia) e come certamente accade ancora. E nella realtà, troppo spesso proprio gli Stati Uniti d’America hanno attaccato altri Paesi del mondo, facendo piovere bombe “intelligenti” e uccidendo centinaia di civili innocenti.

In secondo luogo, questa raccontata nella graphic novel di Vaughan e Skroce è una guerra che viene scatenata soprattutto per la corsa alle risorse naturali, la cui più importante è l’acqua. Dopo aver sovrasfruttato ogni singola risorsa, gli statunitensi si sono rivolti ai vicini canadesi, ben più ricchi di acqua avendo gestito in modo sensato e corretto le risorse.

Sentinelle d’inverno” è un fumetto di fantascienza, ambientato in un lontano e davvero molto ipotetico futuro, ma non è poi così improbabile che tra qualche secolo l‘Homo sapiens si farà la guerra, non più per conquistare regni e territori come nel Medioevo, bensì per accaparrarsi l’ultima sorgente di acqua potabile del pianeta.

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