Gianni Farinetti | Il ballo degli amanti perduti

Era da tempo che non mi capitava di leggere un giallo divertente e scorrevole come “Il ballo degli amanti perduti” di Gianni Farinetti (Marsilio, 351 pagine, 18 €) ed era da un po’ che non mi affezionavo così tanto ad un personaggio e ai luoghi. E’ vero che Rocca Bormida non esiste, ma le Valli Bormida e Uzzone sì, e dato che quei posti dove il Piemonte sfuma nella Ligura li amo molto, per me è stato facilissimo affezionarmi.

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Titolo: Il ballo degli amanti perduti

L’Autore: Gianni Farinetti è nato a Bra e vive tra Torino e le Langhe. Con Marsilio ha pubblicato: Un delitto fatto in casa (premio Grinzane Cavour autore esordiente 1997, premio Premier Roman di Chambéry 1997); L’isola che brucia (premio Selezione Bancarella 1998), Lampi nella nebbia (2000), Regina di cuori e La verità del serpente (2011), Rebus di mezza estate (2013), Prima di morire (2014) e Il segreto tra di noi (2016, premio Via Po 2009)

Editore: Marsilio

Il mio consiglio: “Il ballo degli amanti perduti” è un giallo godibile, scorrevole e molto divertente. Un libro consigliatissimo a chi ama i paesaggi nebbiosi, i personaggi tenebrosi, i paesini dove la gente mormora e ingigantisce le vicente, per chi adora i castelli antichi (anche se non sono infestati da fantasmi).

Sa’, Giustina, datti una mossa, è ora di libare nei lieti calici pure tu. A metà di un ennesimo corridoio vede una porta semi-aperta dalla quale proviene una luce fioca. Ma è già ben strano, l’ha sempre vista sbarrata. Non resiste, ficca il naso. E si mette a urlare come non credeva di poter urlare. Lì per terra, a pochi metri da lei, il sindaco disteso sul pavimento a pancia in su con un rivolo di sangue che gli sgocciola sul costume. Grida e non sente un rumore alle sue spalle, né intuisce l’ombra che le incombe sopra [Gianni Farinetti, Il ballo degli amanti perduti]

Quando Sebastiano Guarienti, sceneggiatore originario di un paesino piemontese, suggerisce di organizzare un veglione in maschera nel vecchio castello quel badòla del sìndic di Rocca Bormida va in visibilio. Una proposta azzeccata: Franco Masoero già si immagina gli abitanti di Rocca e dei paesi della Valbormida ritrovarsi tutti assieme nel castel per salutare l’anno nuovo. Mentre il sìndic dà ordini a destra e a manca affinché la festa venga organizzata bene – e chiama il trombettista, e gli sbandieratori di Bra, e contatta per i fuochi d’artificio, e cerca il costume per la mascherata – la gente di Rocca Bormida, chi d’accordo e chi meno, non fa che parlare dell’imminente festa.

E così, in una girandola di personaggi conosciamo Silvana l’estetista, malbutà, malmessa, perchè quasi costretta ad essere l’amante del sìndic e obbligata – suo malgrado – ad essere la madre di un masnà impestato, il piccolo Kevin. C’è Onorina, la masca settimina, pranoterapeuta e cartomante, che per puro caso – o forse noprevederà la tragedia di Capodanno. C’è Giustina, la cugina del parroco don Felice Raviola, perpetua e un po’ ciola, sempliciotta, che nessuno vuole maritare ma che lei, nella sua immensa ingegnuità, crede di essere amata da Giampiero, il nipote di barba, zio, Vigiù.

C’è Roberto, l’architetto affascinante figlio del sìndic, che ha preso tutto dal ramo dei Marchisio, quello materno. Roberto, tanto bello quanto possibile, almeno per Sebastiano Guarienti, che non si farà scappare l’occasione di stargli molto vicino. Ci sono l’ottimo maresciallo Beppe Buonanno, la bella cavallerizza Giulia, nipote di Rossana che altri non è che una vecchia fiamma del Conte TiberioTibbyUzzone, sì proprio lui, il nobile della Valbormida.

Ci sono due muratori romeni, Mircea e Florin, e la moglie di uno dei due, Tatiana, che hanno grosse difficoltà nel pronunciare le doppie – tranne le emme di maremmacane -, c’è la grama, cattivissima, vecchia madre di Masoero, lo staff del Bar Europa di Monesiglio, la famiglia di formaggiai Cora, dei domestici centenari e un cavallo, Osvaldo, imbalsamato.

Ma cosa succede la notte di Capodanno? Mentre tutto il paese si sta divertendo in attesa dell’anno nuovo, Franco Masoero, il busiard, quel bugiardo, viene ucciso con un colpo di pistola, durante il rabèl – il chiasso – dei fuochi d’artificio.

Chi poteva voler così male al sìndic, così tanto da ucciderlo? Praticamente tutto il paese, per un motivo o per un altro. Il maresciallo Buonanno, aiutato dai CC di Monesiglio e dal procuratore di Mondovì, ma soprattutto dall’intuito e dalla curiosità formidabile di Sebastiano, riuscirà ad arrivare al bandolo della matassa, svelando il mistero.

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L’abitato di Prunetto, con il castello e il Santuario (fonte: Lunadilana, Wikipedia CC BY-SA 3.0)

Giochiamo, non stiamo lì a penare sulle scarpe giuste, buttiamo l’orologio, regoliamoci su arcani umori, vento, sole, pioggia, fango, i colori delle foglie, il mutare delle nuvole, la neve che ricopre i tetti, campi, animali, persone. Non può non pensare all’estate, a quel sapore lì, al dormire con le finestre splancate ascoltando il fruscio inquieto della notte, il grido delle civette, il lamentoso bramire dei caprioli in amore. Sentirsi talvolta, se non sovente, lontanissimi eppure così vicini a se stessi da esserne stupiti. Frugare a piene mani anche nel supremo piacere della solitudine (…) La solitudine, già, o meglio la capacità di stare da soli, intuirne le benefiche venature (…) Che frastuono è talvolta la vita   [Gianni Farinetti, Il ballo degli amanti perduti]

Il ballo degli amanti perduti” è un romanzo che mi è piaciuto e mi ha coinvolta molto. Il giallo ha una trama ben costruita e funzionante, pagina dopo pagina le vicende si incastrano alla perfezione, per poi arrivare al colpo di scena finale (con la soluzione, ovviamente). La storia è narrata con semplicità e precisione, in modo scorrevole e soprattutto divertente, con una buona dose di ironia ed enfasi. Di tanto in tanto i dialoghi e i pensieri dei personaggi sono punteggiati da parole ed espressioni piemontesi, spiegate con pazienza affinché tutti lo possano capire.

Per chi non ha mai vissuto una piccola realtà di paese, posso garantire che questi personaggi non sono delle caricature esagerate: nei paesini dove tutti (o quasi) si conoscono, ci sono davvero dei soggetti un po’ folaton, un po’ scemi. Per questo, leggendo le descrizioni dei tanti personaggi che compongono il paese, inventato., di Rocca Bormida mi sono sentita un po’ a casa, un po’ tanto.

Il dualismo Amore e Morte, quasi classico che si può incontrare in un romanzo giallo, è perfettamente amalgamato e rappresentato nella storia: d’amore, qui, ce n’è moltissimo. Ci sono amanti, ex-mogli, mariti gelosi o cornuti, donne che l’amore lo sospirano, uomini che piuttosto che accasarsi si ammazzano. E poi c’è l’amore, tenerissimo, tra Roberto e Sebastiano. Forse, più che amore, solo un filrt, ma raccontato con una tenerezza davvero sorprendente.

L’amore, si chiede Sebastiano con fare un po’ filosofo, dura per sempre? Il nostro detective è dubbioso, ma io leggendo le vicende raccontate ne “Il ballo degli amanti perduti” un’idea me la sono fatta: mi viene da rispondere sì, il vero amore – pur mutandoci, cambiandoci, segnandoci, rincorrendoci – dura davvero per sempre.

Ma l’amore dura per sempre?, si chiede guardando il sole che tramonta dietro il crinale, per sempre sempre? La maggior parte della gente (…) crede che l’amore sia una sorta di lingotto d’oro che non si deprezza mai, che mai impallidisce, che resta lì bello squadrato e scintillante in eterno. E che è meglio tenerlo in cassaforte, cioè prigioniero. Sì, l’amore non si deprezza, anzi, col tempo acquista valore, s’impara a capirne il profondo, fragile significato. S’impara anche a riconoscerlo ed è una gran conquista. [Gianni Farinetti, Il ballo degli amanti perduti]

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5 pensieri su “Gianni Farinetti | Il ballo degli amanti perduti

  1. Io sono da sempre lettrice di Farinetti, dei suoi libri alcuni mi sono piaciuti molto, altri un pò’meno.Questo un po’ meno.
    Della saga delle Langhe, a mio avviso, nessuno eguaglia il primo (Un delitto fatto in casa) , mentre quando Farinetti prova ad andare in altri posti, letterariamente parlando, lo sforzo produce cose mirabili tipo L’isola che brucia e In piena notte

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