Daniela Alibrandi | Una morte sola non basta

Periodo storico, titolo, intreccio e ambientazione sono quattro elementi che mi hanno intrigata quando l’Autrice mi ha scritto per propormi la lettura del suo ultimo romanzo. “Una morte sola non basta” di Daniela Alibrandi (Del Vecchio editore, 406 pagine, 19 €) è un libro molto corposo e coinvolgente, che attraversa un ventennio di storia italiana, dove l’Autrice ha gli occhi puntati su due famiglie e sullo sfondo c’è la città di Roma, imponente e magnifica come siamo abituati a pensarla, ma in continua mutazione.

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Titolo: Una morte sola non basta

L’Autrice: Daniela Alibrandi

Editore: Del Vecchio editore

Il mio consiglio: “Una morte sola non basta” è un romanzo corposo e coinvolgente, per chi ama le storie famigliari e per chi non ha vissuto gli Anni Cinquanta e Settanta e vuole viverli attraverso una narrazione ambientata a Roma. Una storia scritta con un tono fiabesco e disincantato, ma che non indora la pillola quando la crudeltà prende il sopravvento sulla vita.

Ma il destino attendeva al varco tutte le loro vite. L’incidente, nel quale Nando aveva perso la vita e costretto sua sorella sulla sedia a rotelle, aveva di nuovo catapultato Enzo nel silenzio che lo aveva attanagliato per anni. Il dialogo, avvenuto nel cortile dell’ospedale con Mario era stato forse l’unico momento di autentico contatto umano che gli fosse capitato di avere in quelle ultime settimane. Spesso, nei giorni seguenti, aveva ripensato al loro scambio di confidenze. Quel ragazzo doveva passarsela male, visto il cappotto fuori moda e ormai consumato che indossava, ma la sua fortuna era infinita. Aveva una moglie che lo amava e una figlia tutta sua. Poi, come in un circuito chiuso, i suoi pensieri tornavano alla sua situazione, al suo passato di solitudine e al suo presente, e pensava che anche lui, adesso, aveva una figlia da crescere, la sua piccola Ilaria [Daniela Alibrandi, Una morte sola non basta]

Sono gli Anni Cinquanta a Roma e gli italiani hanno voglia di lasciarsi indietro i problemi e i sacrifici derivanti dalla recente guerra. Nel cortile interno dell’ospedale San Camillo, una sera, si incontrano due uomini: Mario, appena diventato papà della piccola Michela, ed Enzo, zio della piccola Ilaria, che a causa di un incidente d’auto ha perso un cognato e ha una sorella su una sedia a rotelle.

Enzo è benestante, ha un lavoro sicuro in una banca nel centro di Roma, ma a causa della sua condizione famigliare è molto infelice. Mario invece non è ricco, indossa abiti lisi ed è costretto a dividere la casa con le sue sorelle, ma è felice perché ha una famiglia e una figlia appena nata.

L’incontro tra questi due uomini avviene in un lampo, è un brevissimo scambio di battute, quasi di circostanza. I due non si rivedranno più, come accade spesso in una grande città come Roma. Ma saranno Ilaria e Michela a incontrarsi, molti anni dopo, all’inizio degli Anni Settanta, nei grigi e anonimi palazzi prefabbricati atti a contenere l’espansione di Roma.

Saranno Ilaria e Michela le protagoniste, loro malgrado, di storie crudeli e violente. Ilaria costretta a vivere con un zio decisamente autoritario, opprimente e malvagio; Michela sin da piccina in balia di due zie che assomigliano a due arpie, a due streghe. E sarà la loro amicizia, anni dopo, a salvarle; i loro dispiacere ad unirle, i loro dolori e le loro delusioni il balsamo per ledere le loro ferite. Sarà la più forte delle due a capire che per un certo tipo di persone una morte sola non basta.

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Il fiume Tevere scorre placido sotto il Ponte Vttorio Emanuele II a Roma (foto: Claudia)

Il romanzo di Daniela Alibrandi, “Una morte sola non basta“, mi ha coinvolta davvero moltissimo. Mi è piaciuto lo stile dell’Autrice, fiabesco e disincantato, diretto e preciso, senza mai indorare la pillola quando narra episodi particolarmente intensi. Narrato in terza persona, la Alibrandi racconta la storia di due famiglie diverse tra loro ma unite dalle sfortune della vita e del caso, e soprattutto dalla violenza che viene perpetrata sulle piccole Ilaria e Michela. Una tipologia di violenza molto diversa, ma che segnerà le due bambine in modo irreversibile, formando i loro caratteri.

Ho trovato decisamente suggestive le descrizioni di Roma, dagli Anni Cinquanta agli Anni Settanta: l’Autrice spiega al lettore come la città si sia evoluta nel tempo, e c’è da restare davvero stupiti di quante cose siano cambiate in vent’anni. Non è cambiata solo la città in sé, bensì la mentalità della gente. E nel romanzo viene reso molto bene.

I personaggi del libro sono resi molto bene, tanto da sembrare effettivamente reali o esistiti sul serio. In particolare, il personaggio meglio riuscito – a mio avviso – è Enzo, lo zio di Ilaria: Enzo, nel suo essere assolutamente disgustoso e viscido, appare veritiero, inquietante e fastidioso; leggendo l’ho odiato proprio tanto, l’orrido Enzino. Michela, soprattutto da adulta, è un altro personaggio ben riuscito: nonostante le violenze psicologiche (e fisiche) subite dalle zie, riesce a superare in parte le sue paure e addirittura ad aiutare la sua amica Ilaria.

A proposito dell’amicizia tra Michela e Ilaria, leggendo ho giudicato un po’ troppo veloce il nascere di questa amicizia, riflettendoci bene tra le persone vittima di violenza spesso si instaura in modo rapido la complicità e il reciproco ascolto. Un’amicizia bilanciata dove l’irruenza di Michela compensa la timidezza di Ilaria.

Degni di nota sono gli approfondimenti al termine del romanzo, dove Daniela Alibrandi spiega alcuni eventi o oggetti citati nel libro: per esempio, l’alluvione del Tevere del 1937, il bombardamento di San Lorenzo, la Porta Magica di Piazza Vittorio, l’avvento della Legge Merlin, il Piano Fanfani e così via. Per me che sono curiosissima riguardo ai fatti storici, è stata una manna leggere così tante informazioni.

Una morte non basta” lo consiglio a chi cerca una storia scritta con un tono fiabesco e disincantato, ma che non indora la pillola quando la crudeltà prende il sopravvento sulla vita. E sì, anche io mi sono ritrovata d’accordo con un personaggio quando recita la frase: una morte sola non basta.

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Basilica di San Pietro, Vaticano (foto: Claudia)

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3 pensieri su “Daniela Alibrandi | Una morte sola non basta

    • Grazie del commento, Cristina!
      Sono felice che con questi brevi articoli io riesca a trasmettere la passione per la lettura… E sono molto contenta che tu stia apprezzando Emil Tode 🙂
      Buone letture e a presto!

      Mi piace

  1. Pingback: Daniela Alibrandi | Una morte sola non basta — Il giro del mondo attraverso i libri | danielaalibrandi

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