Andrés Neuman | Le cose che non facciamo

Le cose che non facciamo” di Andrés Neuman (SUR edizioni, 152 pagine, 15 €) è uno di quei libri che necessariamente colpiscono per la copertina: di colore rosa shocking, con un ombrellone e una racchetta da pingpong stilizzati mi hanno immediatamente incuriosita. Scoprire che si trattava di una raccolta di brevi (e brevissimi) racconti, un po’ sperimentali, scritti da un prolifico autore argentino, ha fatto sì che mi ritrovassi a leggerlo e ad essere qui a parlarne.

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Titolo: Le cose che non facciamo

L’Autore: Andrés Neuman è nato in Argentina nel 1977. Autore di romanzi, poesie e racconti, in Italia sono stati pubblicati Parlare da soli, Frammenti della notte e Il viaggiatore del secolo, tutti editi da Il Ponte delle Grazie

Traduzione dallo spagnolo: Silvia Sichel

Editore: SUR edizioni

Il mio consiglio: la raccolta di brevi e brevissimi racconti di Neuman la consiglio agli appassionati del genere narrativo breve, a chi piace leggere qualcosa di sperimentale e assurdo, a chi cerca qualcosa di decisamente innovativo

Io? Se mi contraddico? Se mi rendo conto di fare sempre gli stessi errori? Spesso. Spessissimo. Cosa credi. Tanto per cominciare, sono una stupida. E una fifona. E una rinunciataria. E fingo che potrei vivere una vita che non avrò mai. Pensandoci bene, non so cosa sia più grave: non accorgersi di certe cose o accorgersene e non fare niente. Proprio per questo, capisci, ho tirato questa riga. Sì. È infantile. È brutta e piccolina. Ed è la cosa più importante che io abbia fatto quest’estate. [dal racconto Una riga sulla sabbia, Andrés Neuman]

Al termine dell’estate una ragazza traccia una riga sulla sabbia e vieta al compagno di valicarla; un uomo si trova in una clinica e si accinge a partorire suo figlio; un ragazzino sfida se stesso e nuota verso uno scoglio lontano assieme alla ragazza oggetto del suo desiderio. E poi, un poeta scopre che le sue poesie sono andate perdute durante un incidente; un aspirante suicida telefona alla psichiatra per comunicarle la sua drammatica decisione; di un padre, ad un ragazzo, restano solo le scarpe.

I racconti di Andrés Neuman sono rapidi sprazzi di luce che si aprono sulle vite di sconosciuti: iniziano in modo rocambolesco, a volte è necessario leggerli due volte per capire cosa sta succedendo e dove l’autore voglia andare a parare. Quasi sempre il racconto si conclude senza una vera conclusione, e chi legge resta col fiato sospeso. A volte, invece, c’è quel finale “a sorpresa” che inquieta perché la conclusione – dove c’è – è torbida.

Alcuni brani sono dei piccoli capolavori, uno su tutti il racconto che dà il titolo all’intera raccolta Le cose che non facciamo, appunto.

Mi piacciono le lingue che vorremmo parlare e sogniamo di imparare l’anno prossimo, mentre ci sorridiamo sotto la doccia. Ascolto dalle tue labbra quei dolci idiomi ipotetici, le loro parole mi riempiono di stimoli. Mi piacciono tutti i propositi, dichiarati e segreti, che disattendiamo insieme. È questo che preferisco della vita a due. La meraviglia aperta sull’altrove. Le cose che non facciamo. [dal racconto Le cose che non facciamo, Andrés Neuman]

Altri racconti, come scrivevo, sono brevissimi ma intesi, altri sono degli esercizi di stile, per esempio il racconto Dare alla luce dove in tutto il racconto c’è un solo punto, il resto è una foresta di virgole.

(…) è difficile amare per gli uomini, è un rischio essere i primi a commuoversi, a lanciarsi nel vuoto senza sapere quale sarà la risposta o dove si dirigerà la bicicletta, essere amati è diversi, ci osservano, tutto è comodo e gelido, in terza persona, lei mi ama, e una terza persona era proprio ciò che da quella notte si stava generando come una ragnatela microscopica, così, (…) [dal racconto Dare alla luce, Andrés Neuman]

Infine, in appendice ci sono quattro dodecaloghi, imperativi e regole su come dovrebbe essere scritto un racconto ad effetto secondo Andrés Neuman. La trovo una cosa molto originale e molte regole dettate dall’autore riflettono fortemente il suo stile, innovativo e stravagante, la degna conclusione di una raccolta di racconti così particolare. Una norma su tutte? Questa!

XI. Nel racconto, un minuto può essere eterno e l’eternità durare lo spazio di un minuto. [Andrés Neuman]

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