Mimmo Sammartino | Il paese dei segreti addii

E’ la bellissima copertina la prima cosa che mi ha colpita de “Il paese dei segreti addii” di Mimmo Sammartino (Hacca edizioni, 184 pagine, 15 €); c’è un uccellino intrappolato in una palla di vetro, come quelle che si vendono nei negozi di souvenir, e quando le agiti e le capovolgi sembra che nevichi. E la storia raccontata in questo romanzo è proprio così, delicata e poetica come una lieve nevicata.

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Titolo: Il paese dei segreti addii

L’Autore: Mimmo Sammartino è giornalista e scrittore, è responsabile della Redazione di Potenza de La Gazzetta del Mezzogiorno. Ha pubblicato il racconto Vito ballava con le streghe (Sellerio editore, Palermo), premio speciale della Giuria per la Sezione Narrativa al Premio Letterario Basilicata 2005; Viandanti d’Herculia (Osanna editore, Venosa). È autore di testi per il teatro.

Editore: Hacca edizioni

Il mio consiglio: una lettura altamente coinvolgente e poetica, sicuramente consigliata.

Geremia rimase l’ultimo essere umano a vivere sulla cresta di Pietrafiorita. Un borgo che, col trascorrere degli anni, si era fato sempre più spettrale. Reso ogni giorno più spoglio dai fremiti di frane e terremoti. Ostaggio di improvvisi boati. Con le antiche case che assomigliavano a profili di spiriti scalzi, frustate dai battenti di porte ormai superflue e finestre sconnesse abbandonate, alla mercé di venti senza compassione. Pronte a intonare le loro melodie sinistre di legni sbattuti e di vetri infranti al passaggio di ogni bufera [Il paese dei segreti addii, Mimmo Sammartino]

E’ un Natale insanguinato a Pietrafiorita, borgo immaginario nel cuore delle montagne dell’Appennino. All’improvviso, un rivolo scarlatto prende vita e attraversa rapido il paese, non fermandosi davanti a nulla: devia gli ostacoli e corre, corre, sino a raggiungere una serie di tombe nel piccolo cimitero di montagna.

I bambini avevano ascoltato storie impressionanti su quei sepolcri: sotto quelle tombe riposava il dolore mai placato di vite strappate a giorni in colpevole anticipo, senza possibilità di riscatto e redenzione. Sotto quelle pietre s’erano arresi al mondo disperati amori lasciati senza abbracci, esistenze labili divorate dal fuoco, il rimpianto della madre per il figlio che s’era perduto quando era ancora troppo giovane il tempo [Il paese dei segreti addii, Mimmo Sammartino]

Un Natale così rosso, così insanguinato, nessuno lo ricorda. Non lo ricorda il vecchio Geremia, che vive come un eremita nella parte più alta e vecchia del borgo di Pietrafiorita; non lo ricordano né Don Ammén De Santo (da scrivere attaccato), il parroco, né il maresciallo Merluzzo Desanto (da scrivere staccato). Neppure Cataldo o sua l’immensa zia, lo ricordano. Eppure, il rivolo scarlatto continua la sua corsa, incantando il paese e stupendolo, mentre qualcuno trova addirittura il coraggio di assaggiare quel liquido.

Il paese dei segreti addii“, un romanzo dal titolo poetico e affascinante, inizia proprio così: con un piccolo mistero la mattina di Natale. Da questo punto in poi, la narrazione prende il via attraverso una serie di flashback che possono spaesare il lettore, tanto sembrano intricati, come lo è del resto la vita delle persone.

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Il paese fantasma di Craco, in Basilicata (fonte: Wikipedia CC BY-SA 3.0)

Sammartino narra le storie degli abitanti di Pietrafiorita in modo particolare, raccontandone solo dei pezzi e inizialmente sembra davvero di essere in mezzo alla confusione di una piccola tormenta di neve generata in una palla di vetro. Poi, pian piano, la tormenta di neve si indebolisce, la neve inizia a cadere lenta e a ricoprire ogni superficie, mentre le storie, tassello dopo tassello, vanno al loro posto.

Senza neve davanti agli occhi, si riconoscono facilmente i rapporti tra i personaggi, il vecchio astio, qualche indizio storico, un avvenimento, una nascita e una morte. Mimmo Sammartino ha tessuto un romanzo che fornisce pagina dopo pagina la chiave per arrivare al finale, il finale di quella mattina di Natale. E sarà proprio un delicato colpo di scena a dare un senso, fortissimo, a tutti gli abitanti del piccolo borgo immaginario di Pietrafiorita.

Nessuno vide più il cantastorie a Pietrafiorita. E Geremia si convinse che Cristobaldo fosse solo un angelo. L’angelo dell’annunciazione per i sogni dei pezzenti. Sogni sempre sopraffatti. Spesso traditi. Ma comunque sogni. E pensò che essi fanno spavento per il solo fatto di essere sognati. “Custodiscono una loro grandezza indomabile i sogni”, si disse Geremia avviandosi verso il suo eremo. Cristobaldo era un vento. Lui una solitudine perfetta. [Il paese dei segreti addii, Mimmo Sammartino]

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