Catherine Lacey | Nessuno scompare davvero

Nessuno scompare davvero” di Catherine Lacey (SUR editore, 243 pagine, 16.50 €) è il romanzo d’esordio di questa giovane autrice americana. Non è un libro semplice da leggere: spesso il meccanismo narrativo sembra incepparsi e si cade in un vortice di ripetizioni, mentre a tratti è davvero interessante, tanto che nella mia copia sono stati sottolineati interi paragrafi.

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Titolo: Nessuno scompare davvero

L’Autrice: Catherine Lacey è nata a Tupelo, nel Mississippi, nel 1985, e vive a New York. È stata scelta dalla rivista Granta come una delle migliori nuove voci del 2014, ed è stata finalista allo Young Lions Award, il premio della New York Public Library per i migliori autori under 35. Nessuno scompare davvero il suo romanzo d’esordio, è stato incluso fra i migliori libri dell’anno dal New Yorker, dall’Huffington Post, da Vanity Fair e da Time Out.

Traduzione dall’inglese: Teresa Ciuffoletti

Editore: SUR

Il mio consiglio: questo romanzo mi è piaciuto. E’ necessario leggerlo con lo spirito giusto e prendere il personaggio di Elyria per quello che è: una donna insoddisfatta che non sa cosa vuole dalla vita.

Quello che volevo era stare da sola; stare da sola non era quello che volevo. Non volevo desiderare niente; volevo desiderate tutto. Volevo desiderare una vita normale: il solito marito, la solita casa, le solite strade, i soliti marciapiedi, i soliti rumori e così via. Ma avevo rinunciato a tutta quella roba. Me n’ero andata. Era la scelta giusta, credevo, tranne che nei casi in cui ero convinta del contrario, cosa che mi succedeva sia spesso che di rado. [Nessuno scompare davvero, Catherine Lacey]

La protagonista del romanzo “Nessuno scompare davvero” è Elyria, una ragazza giovane che porta il nome di una città dell’Ohio dove la madre non è mai stata. Elyria ha un lavoro stabile come sceneggiatrice di soap opera e vive a New York con Marito. All’apparenza, nella vita di Elyria non manca nulla: ci sono sicurezze e certezze, economiche e affettive. Eppure, un giorno Elyria si imbarca su un volo di sola andata per la Nuova Zelanda, decisa a cercare una persona vista solo una volta, per pochi minuti, che le aveva detto qualcosa del tipo Se capiti in Nuova Zelanda, io ti ospito nella mia fattoria.

Inizia così, sin dalle prime pagine del romanzo, il viaggio di Elyria verso la Nuova Zelanda. Ma il viaggio che intraprende la protagonista non è solo fisico, è soprattutto un on the road mentale. “Nessuno scompare davvero” è narrato in prima persona e i lettori si ritrovano in balia dei pensieri della ragazza. Elyria insiste su un punto in particolare, di se stessa: il bufalo. Il bufalo è quella sensazione che non la abbandona mai, quei sentimenti che la gettano preda della rabbia, dell’insicurezza, dell’incapacità di decidere. Il bufalo vive con lei e la ossessiona, salvo quando lei fugge dai problemi, allora l’animale si calma ed Elyria con lui.

(…) perché il fatto è che nessuno può salvare nessuno e non so cos’è che ci salva, cosa ci rende delle brave persone, cosa ci tiene ancora a quel lato dell’essere umano che dà un senso alle cose piuttosto che al lato irragionevole, malsano, al bufalo impazzito che ognuno porta dentro (…) [Nessuno scompare davvero, Catherine Lacey]

Pagina dopo pagina, si viene a scoprire che la situazione famigliare di Elyriaqualche riga fa sembrava perfetta! – in realtà non è così buona: ci sono infatti una madre molto assente e preda delle dipendenze, la morte della sorella adottiva e il matrimonio con Marito (solo alla fine si saprà il vero nome) un uomo che forse lei non ama davvero e ha sposato per un solo motivo.

Io e mio marito non eravamo più due individui che s’inserivano con facilità l’uno nella vita dell’altro, eravamo un’allusione a quegli individui, ed è per questo che spesso lo sorprendevo che mi guardava come se a malapena mi conoscesse. Noi non esistevamo, non quel noi che pensavamo sarebbe esistito per sempre. [Nessuno scompare davvero, Catherine Lacey]

Elyria si muove in Nuova Zelanda quasi completamente in autostop, accettando passaggi da sconosciuti ai quali non riesce a dire ‘no‘; incontra personaggi bizzarri, tra cui gli abitanti di una comune in stile hippy; si racconta alle persone più improbabili; ma quello che non la lascia mai è quel senso di inadeguatezza, di incapacità di decisione, di totale indifferenza verso gli altri e soprattutto l’impossibilità di capire cosa davvero vuole dalla sua vita.

(…) era tanto facile trovarsi una vita improvvisata, una vita che non contemplasse né il passato né il futuro. [Nessuno scompare davvero, Catherine Lacey]

A volte chiama quella che convenzionalmente si definisce ‘casa’ o ‘famiglia’, ma il più delle volte confessa di essere sola. Elyria è sola, ma non è una solitaria: è una persona che cerca continuamente la compagnia degli altri, anche se sconosciuti o sbagliati. Quello che più mi ha colpito del personaggio di Elyria è il suo essere normale e il suo incarnare paure che, bene o male, abbiamo provato tutti. Sfido chiunque ad essersi sempre sentito sicuro, nella propria vita.

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La catena montuosa del Ben Ohau si riflette sulla spiaggia di Tekapo, Nuova Zelanda (foto: Shaun Muckle, Wikipedia Creative Commons).

Per questo motivo, non biasimo la protagonista del romanzo “Nessuno scompare davvero“. E’ ovvio che i problemi non si risolvano facendo finta di nulla, o sperando che qualcuno li risolva per noi o peggio fuggendo dall’altra parte del pianeta; questo comportamento, lo dice Elyria stessa, è sbagliato. Eppure, ci sono persone così insicure che messe alle strette, non riescono a far altro che scappare. Forse è un retaggio primitivo: di fronte al pericolo o ai cambiamenti radicali si può reagire solo in tre modi: affrondandolo, scappando, soccombendo. Elyria ha scelto di scappare, per poi pentirsi e sentirsi ancora peggio.

Come scrivevo poche righe fa, la narrazione è affidata a Elyria, che parla in prima persona. Leggendo si ha la sensazione di entrare in loop nei pensieri della protagonista, e in alcuni capitoli sembra non accadere nulla o quasi. In altri punti della storia, ci si sente trascinati e tra le righe vengono fuori ragionamenti affascinanti.

Dopo Taupo e un paio di passaggi arrivai a Wellington e feci tutta la strada fino al traghetto e mi misi a guardare il molo. Mi tornò in mente una cosa che aveva detto non chi sul viaggio, e cioè che a volte il corpo si muove troppo velocemente per l’anima e l’anima ci mette un casino di tempo a raggiungerlo perché anima e corpo non si parlano tra loro, per cui pensai che forse era il caso di fermarsi e aspettare l’anima, e mi rendevo conto di quanto fosse melodrammatico tutto ciò ma decisi di fregarmene perché dopotutto non l’avevo mica detto io per prima quella cosa, e anche se mi ricordavo chi era stato ero abbastanza sicura che si trattasse di un tipo vecchissimo o europeo o entrambe le cose: un tipo affidabile, insomma. [Nessuno scompare davvero, Catherine Lacey]

Io credo che di persone come Elyria ne esistano più di quanto possiamo immaginare: persone insoddisfatte della propria vita, della famiglia, del loro lavoro o dell’aspetto fisico. Se questi non scappano è per motivi di denaro, di possibilità, perché sanno che i problemi non si risolvono scappando e li lasciano semplicemente in stand-by oppure perché anche loro sanno che alla fine nessuno scompare davvero.

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10 pensieri su “Catherine Lacey | Nessuno scompare davvero

  1. Devo aver sentito il titolo di questo libro. Un libro che, dalle splendide parole che hai speso in questa recensione, non sembra affatto opera di un’esordiente, ma più di uno scrittore navigato.
    Adesso, grazie anche alle citazioni che hai lasciato, lo terrò di sicuro a mente.

    Liked by 1 persona

    • Ciao Rosa, grazie del commento!
      In effetti, lo stile e la scrittura fanno pensare ad una scrittrice più matura, anziché giovanissima.
      E’ un libro particolare ma a me è piaciuto!
      Claudia

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  2. L’ho letto anch’io qualche giorno fa, e vedevo che su Goodreads le critiche sono tutte (o quasi) incentrate sulla non positività della protagonista… Ma forse ci riconosciamo in Elyria e la cosa ci disturba?

    È un libro terribilmente sincero, sotto tanti aspetti. Elyria prende una decisione per la sua fuga molto drastica, fugge dall’altro capo del mondo senza dire niente a nessuno, ma può essere una metafora di tante situazioni. Il punto è il bisogno di ritrovarsi di reimparare a stare bene con se stessi senza raccontarsi palle, secondo me: lei che millanta di saper stare da sola, ma di aver bisogno di sentirsi utile (a qualcun altro), di aver bisogno piuttosto di stare con gente a cui non importa di lei, così da illudersi di essere sola e non sola allo stesso tempo – sbagliando in entrambi i casi. È molto contemporaneo.

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    • Ciao e grazie del commento!
      Anche io ho letto molti pareri negativi a proposito di questo romanzo. Come dici tu, Elyria ha molte caratteristiche comuni di noi uomini e donne di oggi, soprattutto le insicurezze e il non sapere bene cosa fare della propria vita.
      Forse perché si ha troppo, direbbe qualcuno, e io credo che sia vero. Tanto che, se hai letto il libro, sai che Elyria ha tutto ciò che ogni giovane vorrebbe: affetti, soldi, una casa, un buon lavoro. Eppure scappa… perché forse non sono le cose materiali a darci la vera felicità, deve necessariamente esserci dell’altro.
      E anche io ho il sospetto che ad alcuni lettori abbiano disturbato o dato fastidio i pensieri della protagonista perché in fondo in fondo ci siamo identificati.
      Io non ho mai avuto la tentazione di scappare e lasciare tutti senza dire nulla, ma conosco un ragazzo che lo ha fatto: dopo un po’ è tornato a casa, peggio di prima, e penso che abbia capito anche lui che nessuno scompare davvero.
      🙂

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      • Io ci ho pensato. Sei mesi fa volevo girare l’Irlanda a piedi da sola, magari farci su un blog e provare a cavarci qualcosa economicamente… Mah. Forse io sapevo che i problemi che lasciavo a casa mi avrebbero comunque aspettato al ritorno, e poi ho sempre pensato che scappare senza neanche uno straccio di indipendenza economica sia un gesto da bambini viziati. Cioè, il mio caso sarebbe stato diverso da Elyria, dove il controllo economico familiare è in mano al marito (che pensa bene di bloccarle le carte per costringerla a tornare o a farsi sentire, un tentativo di ricordare che il guinzaglio è corto a prescindere dalla distanza fisica? Mah), ma che faccia avrei avuto io a “scappare” o coi soldi dei miei genitori o facendo davvero la barbona?

        Fuggire secondo me è un sentimento molto comune. Prendersi una pausa ragionata per affrontare le cose che non funzionano con più lucidità è un’altra cosa.

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