Jenny Offill | Le cose che restano

Inizia con una dedica, la mia copia de “Le cose che restano” di Jenny Offill (NN Editore, trad. G. Guerzoni, 235 pagine, 17 €). Ho potuto ascoltare e incontrare Jenny Offill alla Grande Invasione di Ivrea e sul frontespizio del libro l’autrice americana, sorridendo, mi ha scritto: “To Claudia, I hope you see a monster in the lake…“. Allora non avevo ancora letto “Le cose che restano“, ma avevo già apprezzato “Sembrava una felicità“: ora che li ho letti entrambi posso dire che Jenny Offill, a mio avviso, si conferma una bravissima narratrice.

20160724_140036

Titolo: Le cose che restano

L’Autrice: Jenny Offill è autrice del romanzo “Sembrava una felicità” e diversi libri per bambini. Insegna scrittura creativa alla Columbia University, alla Queen University e al Brooklyn College. “Le cose che restano”, il primo romanzo, è stato scelto come Notable Book dell’anno dal New York Times ed è stato finalista al LA Time Award for First Fiction

Traduzione dall’inglese: Gioia Guerzoni

Editore: NN editore

Il mio consiglio: per chi ama le notti stellate che mettono nostalgia, per chi crede nelle storie anche se sono un po’ inverosimili; chi ama le scienze perché hanno (quasi) una risposta per tutto, e chi ama i romanzi con i protagonisti così perfetti da sembrare veri.

Il lago nero della morte, lo chiamava mia madre quando ci andavamo di notte. Nuotava come una tartaruga, con me sulla schiena. C’erano poche stelle in cielo. Superammo a nuoto la fine del molto, verso il buio che era il Canada. Il cielo era grigio sporco striato di bianco. Sembrava che qualcuno l’avesse strizzato per farne gocciolare tutti i colori. Pensai al mostro addormentato in fondo al lago. Si sentiva solo? mi chiedevo. Pensava di essere l’unico mostro al mondo? [Le cose che restano, J. Offill, trad. G. Guerzoni]

Grace è una bambina di otto anni, che vorrebbe diventare una detective e legge assiduamente L’Enciclopedia dei misteri. Jonathan, il padre di Grace, è un chimico che crede nella scienza e rifugge ogni religione; Anna, la madre di Grace, è una biologa esperta di uccelli rapaci, parla cinque lingue (tra le quali una inventata dal proprio padre, l’annic) e racconta alla figlia tantissime storie, difficile distinguere quelle vere da quelle inventate.

La famiglia di Grace vive nel Vermont, nel Nord degli Stati Uniti, a pochi chilometri da un grande lago le cui sponde sono contese con il Canada e dove, a detta della madre, vive un mostro. Grace è una bambina curiosa e intelligente, vivace e intraprendente, che assorbe tutto ciò che raccontano i genitori, che seppur così diversi e contrapposti, per lei rappresentano i modelli a cui rifarsi.

Dopo un problema con un’insegnante, Anna e Jonathan decidono di ritirare la figlia dalla scuola e di istruirla in casa. Anna le spiega l’origine dell’Universo e della vita sulla Terra attraverso il Calendario Cosmico, le trasmette gioie e paure attraverso una serie di incredibili avventure durante il viaggio verso New Orleans, e un po’ per volta e dopo parecchio tempo Grace capirà quali sono le cose che restano.

Le cose che restano” è narrato in prima persona, è la Grace più matura che si guarda indietro e racconta la sua infanzia e il rapporto con i genitori. Il tono con cui è scritto il romanzo è quasi fiabesco, leggendo si è portati ad amare e odiare Anna: dalle parole di Grace, si intuisce che lei stessa si sia ritrovata a oscillare tra l’amore e l’odio nel suo rapporto con la madre.

Sin dall’inizio del romanzo si percepisce una forte tensione, costante e altalenante: Anna è un personaggio indomabile e imprevedibile, impossibile capire la sua prossima azione e spesso se ne ha paura. E’ una madre amorevole solo a tratti, spesso emerge un lato un po’ crudele, ma è piena di inventiva e di creatività: racconta storie, porta Grace a nuotare di notte alla ricerca di un mostro, prepara una torta glassata di verde e blu per festeggiare il compleanno della Terra. Ma è anche in grado di compiere gesti folli, impulsivi e repentini, come un surreale e terribile viaggio in auto verso New Orleans.

Se Grace è una narratrice perfetta nel rendere quasi magica la storia della sua infanzia, Anna è un personaggio decisamente ben riuscito e caratterizzato. I libri ben scritti, secondo me, sono quelli in cui il lettore non riesce ad intuire cosa succederà, rendendo la storia avvicente e mai monotona. E “Le cose che restano” di Jenny Offill è proprio quel genere di libro: come Anna, imprevedibile ma bellissimo, ricco di pathos e di tensione, che conduce il lettore in una folle corsa verso l’enigmatico finale.

Quella notte anche lei mi raccontò una storia sugli astronauti. “Una volta, migliaia e migliaia di anni fa, Dio scese sulla terra vestito da astronauta. Aveva la pelle d’argento e le scarpe erano fatte di luce. Era venuto perché in tutto il mondo gli uomini morivano di fame. Era arrivata l’Era glaciale, e le piante e gli animali erano ricoperti di brina. Tutto stava morendo: anche i grandi felini e i rettili giganti che un tempo dominavano la terra si erano congelati lì dove stavano. Gli uomini era quasi del tutto estinti. Le poche tribù rimaste erano nascoste nelle caverne, ormai indebolite dalla fame. Vivevano di ghiaccio sciolto e minuscoli vermi della neve. Quando l’astronauta arrivò erano rimaste meno di mille persone. Erano ancora vive perché avevano più forza e speranza degli altri. L’astronauta insegnò a tutti ad accendere un fuoco, a seminare e a coltivare. Ovunque andasse spargeva dei semi, e al suo passaggio crescevano fiori e piante. Così fu inventata l’agricoltura, e l’uomo smise di vagabondare, perché cominciò ad accamparsi vicino alle sue coltivazioni. Poi questi campi diventarono villaggi e i villaggi si trasformarono in città. Ed è così che abbiamo cominciato a costruire ponti e torri e strade” disse la mamma. “Ed è per questo che ci viene nostalgia di casa quando guardiamo le stelle”. [Le cose che restano, J. Offill, trad. G. Guerzoni]

Annunci

6 pensieri su “Jenny Offill | Le cose che restano

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...