Manuel Puig | Scende la notte tropicale

La lettura de “Scende la notte tropicale” di Manuel Puig (Sellerio, 280 pagine, 10 €)  si è rivelato un momento entusiasmante e fortemente coinvolgente della mia ‘carriera da lettrice’. Una sfida anche per lo stile e per il modo che usa Puig per raccontare una storia che, all’apparenza, può sembrare molto banale ma che contiene un piccolo universo di personaggi dove, quasi sicuramente, riusciamo ad identificarci.

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Titolo: Scende la notte tropicale

L’Autore: Manuel Puig è nato a General Villegas, vicino a Buenos Aires, nel 1932. A causa di una complicazione legata ad un intervento chirurgico, muore nel 1990. Oltre a Scende la notte tropicale, Sellerio ha pubblicato in italiano: Agonia di un decennio, New York ’78 (1984), Mistero del mazzo di rose (1996), Una frase, un rigo appena (1996-2000), The Buenos Aires Affair (1997-2000). Altri romanzi di Puig sono stati pubblicati da Einaudi e Feltrinelli

Traduzione dallo spagnolo: Angelo Morino

Editore: Sellerio

Il mio consiglio: Scende la notte tropicale è un libro bellissimo permeato di nostalgia, quella nostalgia di eventi sia belli che brutti che hanno caratterizzato le nostre vite. E’ una storia, all’apparenza semplice, di due anziane sorelle argentine, è la dolcezza di una notte calda e tropicale, di un tramonto in riva al mare

Ah, Nidia, com’è angosciante tutto questo, per quei quattro giorni in croce che mi rimangono di vita devo ritrovarmi in questa situazione. Lasciare il giardinetto dell’appartamento di Rio è il peggio, separarmi da quelle felci, e da quelle foglie enormi della pianta tigrata. E chi comprerà l’appartamento non saprà badare a niente. Io le innafiavo, e poi dalla finestra della camera da letto le vedevo lucide lucide, che crescevano, che diventavano sempre più belle, verde chiaro e poi verde intenso, senza la minima sfumatura di giallo, con qualche germoglio nuovo, sempre verde chiaro. E’ così bello vedere le cose crescere, alzarsi dal suolo, ma avvinte dalla loro radice (…) Separarmi da ogni pianta sarà come morire ogni volta, o sentire che stanno per morire, senza le mie cure [Scende la notte tropicale, Manuel Puig, trad. A. Morino]

Nidia e Lucy sono due sorelle argentine, già un po’ anziane, che vivono a Rio de Janeiro. Lucy ha ottantun anni ed è la più giovane, si è trasferita per prima da Buenos Aires a Rio e Nidia l’ha seguita; con il portoghese Nidia ha ancora qualche problema, e pur avendo ottantatré anni, lo sta imparando velocemente.

L’incipit del romanzo presenta il sentimento che accompagnerà per tutta la durata della narrazione: una dolcezza nostalgica per un passato ormai trascorso. Un passato non sempre positivo perché sia Nidia che Lucy hanno avuto problemi in famiglia: Nidia ha perso Emilsen, l’amata figlia, dopo una lunga malattia, mentre Lucy ha preso il marito quando era molto giovane.

Scende la notte a Rio de Janeiro, è quel momento in cui il sole tramonta e ci si accinge ad accendere la luce dentro le case: Lucy sostiene che sia quella malinconia del pomeriggio appena trascorso, non resta che mettersi a fare qualcosa per non pensarci troppo.

Le anziane Lucy e Nidia vivono assieme, lontane dai figli che abitano a Buenos Aires e a Lucerna, in Svizzera. Le due sorelle si affezionano alle vite degli altri: Lucy si interessa in modo dolcissimo a Silvia, la vicina di casa argentina che lavora come psicoterapeuta già da molti anni in Brasile, che ha un figlio che vive a Città del Messico e una schiera di uomini che non la amano davvero. Nidia invece si lega al giovanissimo muratore Ronaldo e alla sua povera moglie Wilma, che oltre a vivere nel Norte con la suocera, ha disgraziatamente perso una bambina neonata.

Tutto cambia quando Tino, il figlio di Lucy che vive in Svizzera, costringe la madre a raggiungerlo a Lucerna. Nidia e Lucy sono costrette a separarsi, a malincuore; Nidia resta a Rio, a seguire le vicende di Silvia, Ronaldo e a annaffiare le piante della sorella, sperando che Lucy torni dalla Svizzera, un luogo dove fa troppo freddo per le sue vecchie ossa sudamericane abituate al sole e alle brillanti spiagge brasiliane.

In cosa ho sbagliato? (…) Ho lasciato che vedessero la mia disperazione. Ho lasciato che vedessero come a quarantasei anni ero riuscita solo ad aumentare la mia vulnerabilità di sempre. Ho lavorato tanto, ho studiato tanto, mi sono sforzata tanto affinché le cose funzionassero. Ho viaggiato, ho tentato di adattarmi a diversi paesi, li ho studiati, ho imparato ad amarli quanto la mia stessa Argentina. E ho ottenuto solo questo, dipendere da una telefonata, per poter continuare a respirare. Eccomi da sola ad aspettare che qualcuno suoni il campanello della porta di strada (…). [Scende la notte tropicale, Manuel Puig, trad. A. Morino]

La trama raccontata così potrà sembrarvi banale, ma non lo è. Anzittuto, la narrazione di Puig è originale e incredibile: veniamo a conoscenza delle vite di Silvia, Ronaldo e Wilma attraverso i pettegolezzi delle due sorelle argentine, che sarebbero le vere protagoniste del romanzo. Inizialmente, di Nidia e Lucy sappiamo poco, perché nei loro dialoghi le sorelle parlano quasi esclusivamente degli altri: dei nipotini, dei generi, dei figli e soprattutto delle vite di Silvia e Ronaldo. Gli anziani spesso sono così: vivono attraverso gli altri, forse perché sentono che le loro vite ormai sono vuote e giunte al capolinea, prive di eventi interessanti o eccezionali.

Sullo sfondo, uno spaccato della vita tra Brasile tra il 1987 e il 1988, spesso le sorelle argentine parlano della povertà che contraddistingue Argentina e Brasile, citano la crisi, le scelte politiche sbagliate, la dittatura e la corruzione che da sempre ha piagato il Sudamerica. Grazie a Nidia e Lucy scopriamo la precarietà dei muratori brasiliani, le condizioni di lavoro angoscianti e crudeli, ma anche il problema dello sfruttamento del lavoro minorile, degli abusi sessuali e delle inevitabili conseguenze.

Scende la notte tropicale è narrato in modo unico: nella prima parte si sente parlare esclusivamente Nidia e Lucy, e solo attraverso dialoghi. Puig, il narratore, non interviene mai, è come se riportasse senza filtro alcuno la storia. Nella seconda parte, invece, ci sono soprattutto lettere: quelle che si scambiano Lucy e Nidia ormai lontane, quelle di Tino, e di Silvia, e della dolce Wilma. Rapporti di polizia e articoli di giornale fanno da contorno.

La storia funziona alla perfezione pur non essendo il canonico romanzo. Tassello dopo tassello, Puig compone un puzzle che attraverso dialoghi, articoli di giornale, lettere e denunce della polizia creano un universo unico, permeato in modo costante dalla “malinconia del pomeriggio” e di quel guardarsi indietro e dirsi “com’eravamo felici e non ce ne rendevamo conto”.

Un romanzo imperdibile, davvero.

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