Steve Hockensmith | Elementare, cowboy

Alzi la mano chi non vorrebbe tornare indietro nel tempo e fare un giretto nel vecchio West, quel luogo che nell’immaginario comune è popolato di cowboy sboccati e ubriaconi, cavalli a briglia sciolta, agguati ai poveri indiani d’America e pallottole, pallottole, pallottole. Ma se tornare indietro nel tempo non è possibile, si possono leggere libri come “Elementare, cowboy” di Steve Hockensmith (CasaSirio editore, 407 pagine, 18 €), storie che ci catapultano in un luogo che ha il sapore di polvere e leggenda ma con un pizzico di brio in più.

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Titolo: Elementare, cowboy

L’Autore: Steve Hockensmith è nato nel Kentucky e vive a San Francisco. Giornalista, sceneggiatore e scrittore, adora il jogging, mentre gli affari non adorano lui

Traduzione dall’inglese: Alessandra Brunetti

Editore: Casa Sirio editore

Il mio consiglio: “Elementare, cowboy” è una lettura divertente e stimolante, un’avventura raccontata in modo fluido e scorrevole, il libro ideale da portare in vacanza

Il sole del mattino illuminò l’interno, rivelando quella che sarebbe potuta essere una visione davvero nauseante se il cadavere-frittella di Perkins di qualche giorno prima non mi avesse già ben corazzato contro le esibizioni disordinate di resti umani. Sopra al buco per la cacca c’era Boudreaux, l’albino, che aveva acquistato un po’ di colore: del rosso scuro, a forma di cerchio, proprio in mezzo alla fronte. Aveva gli occhi giallastri rivolti verso l’alto. Colpo-in-canna fu il primo a constatare l’ovvio. – Beh, che sia dannato – disse senza particolare turbamento o tristezza – Qualcuno ha sparato a Spavento. [Steve Hockensmith, Elementare, cowboy]

Nel Montana del 1893 ci sono due fratelli, un po’ cowboy e un po’ tuttofare, Gustav e Otto Amlingmeyer. La loro famiglia, originaria del Kansas, è stata decimata da una serie di disgrazie, per questo i due hanno iniziato a vagabondare in lungo e in largo negli Stati Uniti per cercare lavoro.

Dati i loro capelli rossi, gli Amlingmeyer sono stati soprannominati Old Red e Big Red. Old Red è Gustav, il fratello maggiore, analfabeta a causa della povertà, ma grandissimo ammiratore di Sherlock Holmes; Big Red è Otto, il fratello minore, più grosso di stazza, in grado di leggere e di parlare a raffica.

I fratelli McPherson, Tarantola e Uly, assumo gli Amlingmeyer al ranch Dollaro Barrato, un luogo dove gli affari non sembrano andare molto bene. Nel corso di una tempesta accade una disgrazia all’amministratore del ranch e a Old Red viene spontaneo l’istinto di indagare. Istinto che viene solleticato ulteriormente quando un altro uomo viene trovato morto, appena dopo l’arrivo degli inglesi proprietari del ranch Dollaro Barrato. Che si tratti di una coincidenza?

Arrivato a questo punto anche Big Red si deve arrendere: suo fratello Old Red inizia ad investigare, cercando di emulare il suo mito Sherlock Holmes e ostinandosi a chiarire l’intera e ingarbugliata faccenda.

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Mandrie a Great Falls, Montana, 1890 circa (fonte: web)

Siccome Old Red non andava tanto d’accordo con l’alfabeto, mi toccò leggere ‘La lega dei capelli rossi’ a voce alta. E mi piacque pure molto farlo, era davvero un bel racconto. Mio fratello però non si limitò a questo. Lui ci trovò molto di più. Per Old Red ‘La lega dei capelli rossi’ era il Vangelo. Molte persone credono in Dio. Gustav crede in Sherlock Holmes [Steve Hockensmith, Elementare, cowboy]

Steve Hockensmith ha inventato una coppia di investigatori decisamente fuori dal comune: Old Red, colui che crede fermamente nelle teorie scientifiche e dimostrabili di Sherlock Holmes, e suo fratello Big Red, la spalla del detective, come il dottor Watson dell’investigatore inglese.

L’affetto che evidentemente l’autore nutre per Sherlock Holmes è notevole, tanto che, nel romanzo, il detective di Baker Street esiste davvero e spesso i racconti delle sue avventure, narrate dall’abile Watson, compaiono sui giornali americani; racconti che prontamente Big Red legge a suo fratello Old Red.

Il giallo impostato da Hockensmith funziona: i dettagli e gli indizi vengono disseminati nel corso della narrazione e il lettore abile può aspirare a risolvere (quasi) tutto il mistero, arrivando alle conclusioni di Old Red. Scritto con notevole fluidità, narrato in prima persona da Big Red, “Elementare, cowboy” è una storia divertente e spassosa, adatta a chi ama le storie con un mistero da risolvere, che regala qualche ora di spensieratezza.

L’ambientazione western è ricostruita con precisione, nonostante ogni tanto si incontri qualche termine “moderno” nei dialoghi o nelle descrizioni. Siamo nel 1893, l’epoca d’oro della conquista del West sta per tramontare assieme all’Ottocento, ma i nostri personaggi non lo sanno: continuano a comportarsi da fuorilegge anche di fronte a quelli che dovrebbero essere i rappresentati della legge.

Elementare, cowboy” oltre che un giallo divertente, è anche un libro che crea un po’ di nostalgia in chi lo legge, soprattutto chi avrebbe voluto vederlo o viverlo questo pericoloso Far West; e come dicevo qualche riga fa, se non si può viaggiare nel tempo, si può sempre viaggiare attraverso i libri. In questo caso si può fare un tuffo nel buon vecchio West, con tutti i vantaggi di non finire secchi durante una sparatoria a fuoco incrociato.

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