Sherwood Anderson | Canti del Mid-America

Sherwood Anderson è il padre della letteratura americana moderna e a definirlo come tale è stata Fernanda Pivano. Da parecchio tempo ero curiosa di leggere qualche lavoro di Sherwood Anderson e il primo incontro con questo scrittore è avvenuto leggendo “Canti del Mid-America” (Corrimano edizioni, 80 pagine, 10 €). Leggere i Canti di Sherwood Anderson è stato come partire per un lungo viaggio attraverso tempi e luoghi che non ci sono più.

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Titolo: Canti del Mid-America

L’Autore: Sherwood Anderson nacque a Camden, Ohio, nel 1876. Nel 1908 iniziò a scrivere racconti brevi e bozze per romanzi. Dal 1914 vide pubblicati i primi lavori su una rivista di stampo socialista. La sua opera più celebre, Winesburg, Ohio vide la luce nel 1919 e lo consacrò al successo. Anderson morì di peritonite nel 1941 a Panama. Le sue opere influenzarono Hemingway, Steinback, Scott Fiztgerald, Faulkner e Salinger

Traduzione dall’inglese: Elena Consiglio con la collaborazione di Dario Ricciardo e Francesco Romeo

Editore: Corrimano edizioni

Il mio consiglio: leggere Canti del Mid-America è farsi cullare dalle parole, profonde ed evocative, di uno scrittore magistrale, un uomo che ha saputo descrivere luoghi, tempi, persone ed emozioni con una capacità rara: quella di trasportarci lontano e farci sognare

Canti affiorano sulle mie labbra ogni ora. Getterò i miei canti ai venti del mondo. Come un soffio, un bacio, una carezza, i miei canti verranno [Canti del Mid-America, Sherwood Anderson]

Questa raccolta di Sherwood Anderson è la prima opera che leggo di quest’autore americano. Quelle che all’apparenza sembrano poesie o semplici componimenti poetici, sono in realtà dei veri e propri canti con tanto di versi che ritornano ciclicamente, come un ritornello o un salmo religioso.

La vita di Sherwood Anderson non è stata delle più semplici: nato nel 1876 da una famiglia modesta, a soli quattordici anno ha dovuto lasciare la scuola per andare a lavorare e sostenere economicamente i genitori e fratelli. M’immagino Anderson, così giovane, che lascia la sua cittadina Camden, Ohio, per andare a Chicago, nell’Illinois.

Camden: un paese circondato da lussureggianti campi di mais, cieli infiniti, tempeste perfette, strade dritte che tagliano le piantagioni e grandi spazi per sentirsi se stessi. Un ragazzo legato alle sue origini, tanto che l’immagine dei campi di granturco torna spesso nei ritornelli dei canti; un ragazzo buttato a Chicago, città industriale, tentacolare, dove il grigio del cemento dei palazzi e l’asfalto nero delle strade ha distrutto quello che un tempo erano campi sterminati, come quelli dell’Ohio.

Dal luogo dei campi di granturco andai in posti nuovi. Andai nella città. Come risero gli uomini e misero le loro mani nelle mie! (…) Sono dell’Ovest, l’esteso Ovest dei tramonti. Sono degli estesi campi dove cresce il granturco. Il sudore delle mele è in me. Sono l’inizio delle cose e la fine delle cose. [Canti del Mid-America, Sherwood Anderson]

Ci sono canti e canzoni per ogni cosa: per il granturco, per l’America industriale, per il mattino, il coraggio, la primavera, i perduti, Manhattan, i soldati, la risata. Nella prefazione scritta da Anderson stesso, egli ricorda come la canzone o il canto sia una trasmissione orale molto antica: prima che gli uomini iniziassero a scrivere, le storie o le epiche gesta venivano trasmesse a voce, dai vecchi ai giovani, e questa figura era appunto il cantore.

Le immagini e le suggestioni contenute nei canti di Anderson non sono immediatamente comprensibili: spesso bisogna leggere un paio di volte il componimento, perché pur essendo stilisticamente asciutte, quelle immagini che si generano hanno molto da dire. Il ritornello che spesso si incontra nel canto o nella canzone, ricorda molto i salmi religiosi e leggendo tra le righe si ritrova spesso spiritualità nelle parole di Anderson e torna spesso anche Dio. Nella poetica c’è la voglia di tornare alla vera vocazione del Mid-America: prima di un mondo troppo industrializzato, vuoto, sterile, dove le persone non sono altro che esseri il cui unico scopo è essere sfruttati, produrre e far guadagnare gli altri.

Da tutto il Mid-America una preghiera, / A dei più nuovi, più coraggiosi, ad albe e giorni, / A una vera e più pulita, più coraggiosa vita noi veniamo. / Levate un canto, / Miei uomini sudati, / Levate un canto. [Canti del Mid-America, Sherwood Anderson]

Immagini struggenti, parole intense ed evocative: Sherwood Anderson è gravido di canti e di sogni, deciso a trasmetterci attraverso i canti tutta la bellezza dei luoghi che necessariamente cambiano, mutano, meglio o peggio questo lo decideremo noi, noi che verremo dopo e forse ci guarderemo indietro con forte nostalgia.

Sono gravido di canti (…) Canterò e li terrò nascosti. Li strapperò e getterò i pezzi per la strada. Le strade della mia città sono piene di nascondigli oscuri. Nasconderò i miei canti nelle buche delle strade.

[…]

Tutta la gente del mio tempo era stretta in catene. Aveva dimenticato i campi estesi e il granturco dritto. Aveva dimenticato i venti dell’Ovest.

La mia gente si era raggruppata nelle città. Ormai usavano le parole in modo frenetico. Le parole li avevano soffocati. Non potevano respirare.

[…]

Rinnoverò nella mia gente il culto degli dei. Istituirò un re innanzi a loro. Un re sorgerà di fronte alla mia gente. Il vaso sacro sarà riempito con l’olio dolce del granturco. [Canti del Mid-America, Sherwood Anderson]

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2 pensieri su “Sherwood Anderson | Canti del Mid-America

  1. Cara Alessandra, grazie mille per il commento!
    Anderson è un autore che vorrei approfondire ancora, certamente leggerò il suo capolavoro “Winesburg, Ohio”.
    Mettilo in lista, secondo me non te ne pentirai 🙂
    A presto!

    Mi piace

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