Alain Mabanckou | African psycho

Prosegue il mio viaggio attraverso le letterature africane e questa volta sono stata nella Repubblica del Congo (ex-Congo francese) leggendo le divertentissime disavventure dell’aspirante serial killer Grégoire Nakobomayo narrate nel romanzo African psycho di Alain Mabanckou (66than2nd, 155 pagine, 17 €).

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Titolo: African psycho

L’Autore: Alain Mabanckou è nato a Pointe-Noire nel 1966. Dopo aver studiato legge a Brazzaville, nel 1989 si trasferisce in Francia. Oggi vive a Los Angeles e insegna letteratura francofona all’università. Autore pluripremiato in Francia, nel 2015 è stato finalista al prestigioso Man Booker International Prize e nella cinquina per il Premio Strega Europeo.

Traduzione dal francese: Daniele Petruccioli

Editore: 66thand2nd

Il mio consiglio: African psycho è sono le divertentissime memorie di un giovane aspirante serial killer. Una lettura ironica, pungente e tagliente come la lama di un coltello, ma che strappa più di una risata.

Ho deciso di uccidere Germaine il 29 dicembre. Ci penso da settimane, checché se ne dica per uccidere una persona ci vuole una preparazione insieme psicologica e materiale. Al momento credo di aver raggiunto lo stato d’animo giusto, anche se non ho ancora scelto il mezzo con cui portare a termine la mia opera. È solo questione di dettagli, ormai. Su questo aspetto pratico ho deciso di mantenere un certo margine di manovra, per aggiungere un pizzico di improvvisazione al progetto. No, non vado in cerca della perfezione, lungi da me questa idea. La verità è che non amo prendere le mie imprese alla leggera, e non sarà un omicidio a cambiare il modo in cui concepisco le cose… [©Alain Mabanckou, African psycho]

Grégoire Nakobomayo è un giovane congolese che vive nello squallido quartiere chiamato Colui-che-beve-l’acqua-è-un-imbecille. Lavora presso una carrozzeria, ma più che aggiustare le auto, le demolisce a colpi di martello; è particolarmente brutto, ha una testa squadrata a forma di triangolo, forma che viene evidenziata dalla rasatura dei capelli, ha la pelle nerissima, il naso piccolo e gli occhi infossati. Ha avuto un’infanzia difficilissima: abbandonato da piccolo dai genitori che non ha mai conosciuto, è stato cresciuto da genitori adottivi che lo prendevano in affido solo per avere i contribuiti statali.

Compiuti diciotto anni, è stato abbandonato anche dalla famiglia adottiva e buttato nel crudele mondo. Sin da piccolo Grégoire ha avuto istinti criminosi, tanto da frequentare i tribunali dove si condannano gli assassini o i ladri, per ispirarsi ascoltando le loro gesta. Ma ha un solo un grande idolo: il mitico e cattivissimo serial killer Angoualima, morto suicida dopo aver seminato panico e terrore a Colui-che-beve-l’acqua-è-un-imbecille. Angoualima stuprava, uccideva, rubava, rapiva… insomma, un mostro perfetto a tutto tondo al quale Grégoire si ispira per diventare un serial killer.

Grégoire all’attivo ha solo un’aggressione poco riuscita e un tentativo di stupro andato male: raggiunge la tomba del Maestro Angoualima e gli racconta le sue – disastrose – imprese. Il Maestro dall’Aldilà gli risponde che è un incapace, un deficiente, indegno persino di osare pronunciare il suo nome. Così, Grégoire decide di fare qualcosa di clamoroso, qualcosa che avrà risonanza sulla stampa, un evento del quale si parlerà per anni a venire, che lo consacrerà alla gloria anche agli occhi del Maestro: ucciderà Germaine, la prostituta che vive con lui.

La lettura di African psycho è stata una vera sorpresa: sembra strano confessarlo, ma leggendo le disavventure del disgraziato Grégoire mi sono divertita parecchio e più volte lo sfortunato aspirante criminale mi ha strappato un sorriso.

Alain Mabanckou sceglie di scrivere in prima persona, quindi come lettori veniamo catapultati nei pensieri di Grégoire. Pensieri che spesso sono fluidi e semplici, a volte contorti, soprattutto nella confusione e insicurezza che precede la pianificazione dell’omicidio di Germaine. Si procede nella lettura degli sprazzi dei pensieri di Grégoire, che rievoca anche la sua storia, per far capire ai lettori come sia arrivato a voler diventare un serial killer. Acutissimi per la loro ironia sono le conversazioni tra Grégoire e lo spirito di Angoualima, quando il discepolo va dal suo Maestro per raccontare i suoi crimini.

Se con il romanzo E adesso? dello scrittore cinese A Yi ero entrata negli inquietanti pensieri dell’assassino e mi aveva lasciato parecchia angoscia, con le disgrazie di Grégoire di African psycho è impossibile farsi prendere dal panico: è troppo pasticcione e impulsivo per far paura, si ride, e tanto, ma non lo si teme mai.

Il finale è a sopresa e Alain Mabanckou è abilissimo nel non lasciarlo intendere neppure per un secondo, anche al lettore più attento. Non ve lo svelo di certo: leggetelo se cercate un libro divertente di un autore veramente bravo.

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2 pensieri su “Alain Mabanckou | African psycho

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