Rodrigo Hasbún | Andarsene

Ho letto un libro incantevole che mi ha portata in Bolivia. Ho finalmente potuto scoprire parte di questo Paese sudamericano grazie al magnifico romanzo breve Andarsene di Rodrigo Hasbún (SUR edizioni, trad. Giulia Zavagna, 120 pagine, 15 euro). Il libro racconta, mescolando finzione con realtà, la storia della famiglia di Hans Erlt, colui che passò alla storia come il fotografo ufficiale di Hitler. Ho iniziato il romanzo con le aspettative che ho quando comincio un romanzo che mi ispira, e questa volta potrei addirittura indicarvi il punto in cui ho capito che stavo leggendo qualcosa di unico.

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Titolo: Andarsene

L’Autore: Rodrigo Hasbún (1981) nel 2010 è stato segnalato dalla rivista Granta tra i migliori giovani scrittori in lingua spagnola. Andarsene è il suo primo libro pubblicato in Italia

Traduzione dallo spagnolo: Giulia Zavagna

Editore: SUR edizioni

Il mio consiglio: è un romanzo per chi ha fatto la rivoluzione o l’ha sempre sognata; per chi fotografa ogni cosa perché ha paura di perdere i ricordi. E’ un libro per chi non si sente a casa da nessuna parte e ha la sensazione di dover a tutti i costi lanciarsi per cambiare il mondo

Tu, d’altra parte, hai portato con te pochi ricordi: i diari delle spedizioni, vecchie lettere, non più di dieci foto e questo è tutto. Eviti di riguardarle, l’ultima cosa che vuoi è restare ancorata a luoghi che non esistono più e le foto, i diari e le lettere sono proprio la dimostrazione e la prova che non esistono più. Dovresti nasconderli meglio, forse dovresti disfartene. Sarebbe la cosa più coerente e necessaria, ti aiuterebbe a liberartene del tutto. Eppure non lo fai, perché non sei ancora capace di farlo. Forse non lo sarò mai, pensi [Andarsene, Rodrigo Hasbún, trad. Giulia Zavagna]

Alla fine della seconda guerra mondiale, il fotografo, cineasta e alpinista Hans Ertl fugge da Monaco di Baviera e con la famiglia attraversa l’Oceano Atlantico, per approdare in Bolivia. E’ Heidi la prima voce, di quella che sarà la polifonia del romanzo, ad introdurci nella storia della famiglia Ertl, raccontandoci dell’ossessione del padre per i documentari e per l’archeologia. Hans è appena tornato da una spedizione sul Nanga Parbat e si mette in testa di cercare Paitití, la leggendaria città della civiltà precolombiana.

Hans Ertl organizza la spedizione e con sé porta due delle sue tre figlie, Monika e Heidi, mentre lascia a La Paz Trixi con la moglie. Da questo punto Rodrigo Hasbún racconta pian piano la storia della famiglia Ertl, appassionando il lettore riga dopo riga. Gli anni trascorrono e come in ogni famiglia accadono eventi improvvisi e strani che cambiano le cose, che fanno prendere alla vita una direzione del tutto inaspettata.

Eppure il cuore ti batte forte e ogni tanto ti viene da piangere. Sei in tempo per tornare indietro? Che cosa faresti? Chiederesti scusa a tuo padre e ti rifugeresti con lui alla Dolorosa? (…) Rinunceresti ai sogni e spariresti in Europa, un continente che da molto tempo ti è completamente estraneo? [Andarsene, Rodrigo Hasbún, trad. Giulia Zavagna]

E’ Monika il personaggio più affascinante e più interessante di tutto il romanzo di Hasbún. Monika è la figlia maggiore, quella che non avrebbe voluto andarsene dalla Germania alla volta del Sudamerica; Monika si era opposta tanto da farsi venire crisi di nervi, spaventando i genitori stessi, ma è la figlia prediletta di Hans, tanto che la vuole con sé durante le spedizioni archeologiche, le lascia guidare il Volkswagen e le insegna a riprendere con la telecamera. Il matrimonio sbagliato di Monika con un uomo con il quale non ha nulla da spartire, sarà l’occasione che le farà incontrare un altro uomo, Reinhard il fratello del marito, un giovane e volenteroso medico che vuole cambiare le cose in Bolivia.

Monika Ertl abbraccia la causa comunista, ammira Ernesto Che Guevara come se fosse un Dio, a poco a poco diventa una rivoluzionaria e si allontana dalla famiglia, decidendo di vendicare il Che. Qualcosa si rompe tra Monika e suo padre; tra le sorelle Heidi e Monika non ci sono più parole, c’è solo l’ultimo abbraccio, anche se a quell’epoca nessuna delle due sapeva che sarebbe stato l’ultimo. Heidi se ne va dalla Bolivia, torna in Germania e inizia la sua vita. Trixi, la sorella minore, non sa quale sia il suo posto nel mondo, viaggia tra la Bolivia e la Germania, senza riuscire a fermarsi, senza capirsi.

Prima di tornare all’accampamento ci abbracciammo. Forse era il nostro modo di accettare la distanza che c’era tra noi, il nostro modo di dirci cose che non sapevamo come dirci [Andarsene, Rodrigo Hasbún, trad. Giulia Zavagna]

Andarsene è un romanzo struggente, coinvolgente, narrato con uno stile essenziale e preciso come la lama di un chirurgo; il racconto delle vicende è una polifonia di voci che si rimescolano tra loro, ma senza mai sovrapporsi. Heidi, Trixi e Reinhard narrano i loro punti di vista in prima persona, mentre per Monika Hasbún sceglie di usare la seconda persona singolare e per il padre la terza persona singolare. Questo cambio di prospettiva è ciò che più mi ha colpita, perché la storia è risultata un incastro perfetto di personaggi, luoghi ed eventi.

Andarsene è la storia, in parte vera e in parte romanzata, della famiglia Erlt. Una storia fatta di componenti che se ne vanno per provare a ricominciare all’inizio, alcuni se ne vanno per sempre, altri ritornano ma solo per andarsene di nuovo. Questa lettura mi ha permesso di conoscere una piccola parte della storia della Bolivia e, soprattutto, la storia personale di Monika, un personaggio tanto affascinante quanto sconosciuto in Italia.

Furono i peggiori anni della mia vita e la mia unica consolazione era dirmi che lontano da lì era possibile ricominciare. Furono anni devastanti e la mia reazione, dovunque fossi, una volta dopo l’altra, era obbligarmi a pensare questo. Poi mi diedi per vinta. Non è vero che la memoria è un posto sicuro. Anche lì le cose si deformano e si perdono. Anche lì finiamo per allontanarci dalle persone che più amiamo [Andarsene, Rodrigo Hasbún, trad. Giulia Zavagna]

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