A Yi | E adesso?

Spesso mi vengono veri e propri attacchi di paura quando leggo certe notizie sui quotidiani; violenze verbali e fisiche su persone, bambini e animali sono cose che mi terrorizzano. Ogni notizia nuova che leggo mi spavento sempre più, mi fa paura cosa riesca a fare l’uomo ai suoi simili o agli animali. Il romanzo “E adesso?” di A Yi (Metropoli d’Asia, 112 pagine, 10 €) racconta in prima persona la storia di uno studente all’apparenza tranquillo, ma in grado di commettere un gesto tremendo.

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Titolo: E adesso?

L’Autore: A Yi è lo pseudonimo di Ai Guozhu, nato nel 1976 a Ruichang, Jiangxi. Dopo aver svolto diversi mestieri, a trent’anni inizia a scrivere racconti. Nel 2012 in Cina esce “E adesso?” il suo primo romanzo. E’ una delle più interessanti voci emerse negli ultimi anni nella Repubblica Popolare Cinese

Traduzione dal cinese: Silvia Pozzi

Editore: Metropoli d’Asia

Il mio consiglio: è un romanzo inquietante dove il narratore è il criminale stesso; un libro di memorie, giustificazioni e spiegazioni, una vera e propria discesa negli inferi.

“Dove si rifugerebbe un criminale?”. Io avevo una gamma di possibilità, ma lui sarebbe stato costretto a ricorrere al rasoio di Occam, limitandosi a due ipotesi: 1) un luogo in cui ha un interesse particolare o un legame affettivo; 2) un luogo in cui conosce qualcuno. Per il resto era in mano al destino [E adesso?, A Yi, trad. S. Pozzi]

Su è un giovane studente che vive agli alloggi dell’accademia militare, dove suo zio è comandante. Arrivato dalle campagne dopo la morte del padre e con una madre ossessionata dal guadagnare, Su si sente spaesato e smarrito. Ha pochissimi amici e un’unica amica, Kong Jie, una ragazza apparentemente perfetta alla vista di tutti.

Il ragazzo medita come mettere in atto il suo piano diabolico: vende al mercatino il prezioso Buddha di giada della zia; acquista un coltello; acquista degli abiti; un biglietto aereo; studia se conviene fuggire nella città di T.; l’adrenalina gli scorre in corpo ancora prima di mandare un SMS a Kong Jie.

Attira in trappola Kong Jie. La conduce nell’appartamento asettico dell’accademia. La blocca. L’accoltella. Non una volta, bensì più di trenta. Infila il corpo inerte di Kong Jie nella lavatrice… E adesso? Adesso inizia la fuga; un drammatico guardie e ladri, inseguito dalla polizia, dove per sopravvivere deve prevedere le loro mosse. Perché la polizia da lui vuole soprattutto una cosa: il movente dell’omicidio.

Ora ero costretto ad affrontare da solo un tempo immenso. I viaggi, il lavoro, le guerre, la ricerca di una donna e qualsiasi altra cosa sono schemi per evitare il contatto tra noi e il tempo. Lì, in quella cella angusta, dove non c’era quasi niente da fare e quel poco si completava in fretta, lo distinguevo con chiarezza spalancare le ampie braccia. E’ poderoso e invulnerabile il tempo, ed è dappertutto, non prova emozioni come gli esseri viventi, non sente le tue suppliche, non vede la tua disperazione (…) Riempie la stanza, ti sommerge, ti annienta, e intanto, mentre ti schiaccia, senti che è la totalità [E adesso?, A Yi, trad. S. Pozzi]

Secondo romanzo che leggo edito dalla casa editrice Metropoli d’Asia, questo libro mi ha inquietata parecchio. Poiché è narrato in prima persona, il lettore viene catapultato nella mente malata e psicopatica dell’assassino; chi legge ascolta il suo piano diabolico, senza poterlo fermare, senza poterlo denunciare prima che infligga a Kong Jie tutte quelle crudeltà senza motivo. Questo è, senza dubbio, un punto di vista molto originale.

A Yi mette in scena un delitto efferato e tragico, seguito da una fuga spericolata con conseguente caccia all’uomo; ma se si cerca di leggere tra le righe il gesto di Su, pur disapprovandolo a priori, si comprende quanta desolazione e quanta solitudine si nascondano nell’animo del giovane studente. Privo della figura paterna, in balia di una madre e di una zia entrambe dispotiche, di uno zio che vorrebbe farlo diventare un militare e di una società cittadina che lo prende in giro, poiché arriva dalle campagne. Questi antefatti non sono una giustificazione, come non lo sono in nessun caso, per nessuna persona.

Prima di arrivare a commettere un gesto come quello di Su – e di molte persone nella realtà – l’essere umano lancia dei messaggi, manda richieste di aiuto. Non riesco a credere che dall’oggi al domani una persona imbracci un fucile e commetta una strage. No. Se si fa un passo indietro e si esplora la sua condizione si deve necessariamente trovare un evento o un fatto scatenante. Non posso credere alla follia pura e semplice. Anzi, non voglio.

Poi, però, mi viene in mente che, se adesso mi è tutto chiaro, è perché so che devo morire, sto chiuso qui dentro e non posso andarmene [E adesso?, A Yi, trad. S. Pozzi]

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