Pedro Lemebel | Parlami d’amore

Nelle cronache piumate raccolte in “Parlami d’amore” di Pedro Lemebel (marcos y marcos, 160 pagine, 12 euro) ho ritrovato il don Pedro che avevo già avuto il piacere di leggere in “Baciami ancora, forestiero“. Attraverso queste pagine traspare tutta la passione che ha da sempre caratterizzato gli scritti di Pedro Lemebel, consegnandoci altri suoi pensieri che dovrebbero farci riflettere, soprattutto in questi tempi difficili di lotta per i diritti civili.

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Titolo: Parlami d’amore

L’Autore: Pedro Lemebel è nato a Santiago negli anni Cinquanta, povero e maricon. Dopo aver fondato un collettivo artistico con Francisco Casas, inizia a realizare spettacoli e performance artistiche. Ha da sempre rivendicato il diritto alla vita, alla memoria e alla libertà sessuale. Pedro Lemebel è morto nel gennaio del 2015 dopo una lunga malattia

Traduzione dallo spagnolo: laboratorio di traduzione tenutosi a Roma presso la Libreria Altroquando

Editore: marcos y marcos

Il mio consiglio: la voce di Lemebel non deve smettere di parlare, d’amore, di rabbia, di storie di gente comune, di diritti civili e di diritti per le donne. Un libro assolutamente da leggere.

Uff! Che giorni, che tempi, in cui accettavamo di correre dei rischi pur di farci notare! E’ strano, ma sono pochi quelli che ricordano queste esperienze. I dettagli si sono cancellati perfino nei protagonisti di quelle azioni, in un’epoca in cui nessuno si azzardava ad agire sulla pubblica piazza. Non eravamo in molti, forse meno di un centinaio, a partecipare quel giorno all’azione lampo di arte politica, con la strizza al culo e il respiro affannato, elettrizzato dall’emozione [Pedro Lemebel, estratto da “Il coordinatore culturale”, trad. Annunziata Capanna]

La voce di Pedro Lemebel ha ancora molto da dire e chi decide di approcciarsi ai suoi scritti pieni di passione è portato necessariamente a riflettere su ciò che sta leggendo. Ora che ho letto tutto di Pedro Lemebel che è disponibile in italiano, mi sono fatta un’idea della sua figura e credo che servirebbe anche qui da noi, in Italia, una persona simile.

Lemebel fu uno degli intellettuali che non fuggirono dal Cile il giorno in cui Pinochet organizzò il colpo di stato e uccise l’allora Presidente Allende. Lemebel rimase nel suo Paese, continuando ad opporsi alle angherie e ai soprusi introdotti dalla dittatura militare. Chi ha davvero voglia di combattere e cambiare le cose nel proprio Paese resta.

Gli scritti raccolti in “Parlami d’amore” sono un caleidoscopio di pensieri e ricordi di Pedro Lemebel, ricordi che all’apparenza sembrano casuali e sembrano andare avanti e indietro nel tempo, senza soluzione di continuità. Alcuni scritti sono piccole gemme che raccontano la vita di persone comuni, gente del popolo, che potrebbe essere chiunque, come la protagonista di “Aloma non abita più qui” che ritrova dopo averlo creduto desaparecido il grande amore della sua gioventù.

Non ci potevo credere, l’amore può arrivare in ogni momento. Aloma l’ha trovato, penso adesso, e guardo le nuvole sopra la cordigliera mentre l’aereo che mi porta in Uruguay trema come una sposa innamorata [Pedro Lemebel, estratto da “Aloma non abita più qui”, trad.  Francesca Conte]

Ma tra gli scritti ci sono anche veri e propri manifesti a proposito dei diritti civili: toccante quando bello è “Un uovo non è un pollo“, che parla del diritto all’aborto della donne cilene, un tema che ancora oggi è piuttosto tabù nel Paese sottile; oppure come “Viña è un festival, musica sul mar” che racconta di un ritrovo di Fate e conseguente retata punitiva per crimini che non hanno commesso, oppure “Il Primo maggio” dove Pedro racconta come il lavoro non gli sia mai piaciuto più di tanto, ma difende con le unghie e con i denti il diritto di lavorare per tutti.

Le cronache piumate raccolte qui sono quindi squarci dei pensieri di Pedro Lemebel, colui che per tutta la vita si è schierato a favore dei deboli e di chi era privo di diritti. Senza mai fuggire dal Cile e lasciarlo in mano alla destra della dittatura, senza mai rifugiarsi dove era più comodo vivere, Lemebel ha dato una lezione di coraggio a tutti: fuggire dal proprio Paese preda di una dittatura può sembrare che richieda coraggio, invece secondo me i veri coraggiosi sono quelli come Pedro che restano e combattono per far sì che ritorni un Paese civile.

Pedro Lemebel è una figura scomparsa senza dubbio troppo presto, perché di diritti civili ce n’è più che mai bisogno, e oggi più che mai vengono calpestati e ignorati per codardia, in tutti i Paesi e non solo nel Cile. Non si fanno leggi sulle unioni civili o sull’eutanasia per paura di non essere più votati da chi non è d’accordo, lasciando così sole le persone che soffrono e che avrebbero bisogno di assistenza, e facendo sì che solo i ricchi possano vedersi riconosciuti all’estero diritti che a loro spettano, ma solo dopo aver pagato profumatamente.

Non sono riuscito a scrivere tutto quello che avrei voluto scrivere, ma potete immaginare voi, miei lettori, che cosa manca, che sfoghi, che baci, che canzoni non ho potuto cantare. Il cancro maledetto mi ha rubato la voce (stonata o intonata che fosse). Un bacio a tutti, e a chi ha diviso con me qualche notte torbida. Arrivederci, ovunque sia. Pedro Lemebel [tratto dal messaggio scritto su Facebook nel capodanno del 2015, ventitré giorni prima di morire]

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5 pensieri su “Pedro Lemebel | Parlami d’amore

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