Rita Indiana | I gatti non hanno nome

E’ con grande curiosità che mi sono avvicinata alla lettura de “I gatti non hanno nome” di Rita Indiana (NN editore, 169 pagine, 16 euro), attratta dalla trama – “impossibile da riassumere se non leggendolo” – e dall’ambientazione, ovvero la capitale della Repubblica Dominicana. Se volete seguirmi in questa avventura, vi porterò alla scoperta di quest’isola caraibica assieme ad una giovane protagonista difficile da dimenticare.

20160301_134017_blog

Gatto Poldo ha ottimi gusti letterari! (foto: Claudia)

Titolo: I gatti non hanno nome

L’Autrice: Rita Indiana è nata nel 1977 a Santo Domingo. E’ una figura chiave della letteratura caraibica contemporanea e leader della band musicale Rita Indiana y los Misterios. I suoi romanzi e racconti sono stata tradotti anche negli Stati Uniti. Rita è blogger, conduttrice radiofonica e attivista del movimento per i diritti LBGT

Traduzione dallo spagnolo: Vittoria Martinetto

Editore: NN Editore

Il mio consiglio: “I gatti non hanno nome” è un romanzo perfetto per chi ama gli animali – ma non solo gatti; per chi vuole scoprire una Santo Domingo lontana dai cataloghi patinati delle agenzie di viaggio; un libro per chi vuole immergersi nella calura dell’estate, sorseggiando un caffellatte e vedendo qua e là insegne al neon e cuori blu, e per chi si aspetta di veder emergere un sottomarino da una baia incantata

In un attimo il mio nome era scritto in stampatello, strappai la pagina e me la infilai in tasca. Presi il caffellatte che rimaneva in un bicchiere e lo rovesciai nel water. Avevo molta voglia di chiamare il gatto con il mio nome, ma le rare volte che quello aveva risposto erano dovute al fatto di aver pronunciato il nome nel luogo e nel momento opportuni, e ogni volta che ciò accadeva l’aria si faceva più pesante e sullo sfondo le cicale o il piccolo frigo della clinica vibravano con maggiore intensità [I gatti non hanno nome, Rita Indiana, trad. V. Martinetto, citazione pagina 41]

La protagonista di questo romanzo non rivela il suo nome e trascorre l’estate divisa tra lo studio veterinario dello Zio Fin e la sua vita di adolescende alla ricerca della sua identità. Nella clinica veterinaria dello Zio Fin ci sono sempre molti animali ospiti, quasi sempre sono accompagnati dai proprietari, ma c’è un gatto – o meglio, una gatta – randagia e senza nome; la nipote di Zio Fin cerca un nome per questa gatta, compilando interminabili elenchi su un quadernetto e su foglietti volanti che prontamente finiscono in lavatrice.

La storia si dipana attraverso le voci non solo della protagonista che la racconta in prima persona, ma spesso cambia piano di narrazione raccontando le vite di altri personaggi, alcuni davvero bizzarri. C’è Mauricio, un cane che “a due mesi assomigliava già a Mauricio Gancés“; ci sono Zio Fin, il medico veterinario, e Zia Celia, spietata imprenditrice sulla cui fronte compaiono scritte al neon sulla fronte; c’è Armenia, la domestica degli Zii, che da giovane aveva il dono di curare le persone con un cucchiaino di alcool.

Ci sono i genitori della protagonista, partiti per un lungo viaggio in Europa, e i nonni un po’ svaniti dalla vecchiaia e dal tempo. E poi c’è il giovane Uriel che sconvolgerà la vita agli Zii della protagonista, ma ci sono anche Vita l’amica italiana un po’ strampalata e soprattutto Radamés, l’immigrato illegale haitiano che aiuta Zio Fin nella gestione della clinica veterinaria.

Senza dare il tempo a Zia Celia di farmi domande su cosa pensassi di quella visita, scesi nello scantinato e trovai Radamés che asciugava il cane con un telo (…) poi si volta e mi domanda cos’è che scrivo sempre sul mio quaderno, io me lo tolgo dalla tasca del pantaloni e allungo la mano per mostrarglielo, ma mi ricordo che Radamés non legge lo spagnolo perciò ritiro il braccio e gli spiego che il gatto non ha nome perché non ne ho trovato uno che vada bene, un nome cui il gatto voglia rispondere. Lui diventa molto serio e mi dice che ci sono cose più importanti di un nome [I gatti non hanno nome, Rita Indiana, trad. V. Martinetto, citazione pagina 82]

Il romanzo “I gatti non hanno nome” di Rita Indiana può sembrare semplice e banale, una storia facile da scrivere. Invece, credo proprio che non sia stato semplice mescolare tutte quelle vite, realtà, immaginazione e magia, e stupendo il lettore con metafore davvero originali (“pomeriggi in cui nemmeno una lucertola in menopausa si affaccia al suo ambulatorio“; “occhiali da sole dietro ai quali si sarebbe potuto nascondere un ippopotamo“; “il sassofono suona come un elefante che scende per lo scarico di un gabinetto a cento chilometri all’ora“).

Se la mia recensione vi è sembrata banale e scontata, lo stesso non vale per il romanzo di Rita Indiana: è un libro che brilla di originalità come una girandola di fuochi d’artificio e vi resterà appiccicato addosso come la sabbia dopo che siete usciti dall’acqua del mare. 

Annunci

8 pensieri su “Rita Indiana | I gatti non hanno nome

  1. Pingback: NNEDITORE | Rassegna Stampa on line di Rita Indiana

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...