Rebecca Lee | Lince rossa e altre storie

I racconti che compongono la raccolta “Lince rossa e altre storie” di Rebecca Lee (Edizioni Clichy, 223 pagine, 15 euro) sono stati scritti tra la fine degli anni Settanta e il primo decennio del Duemila, e contengono storie di persone ordinarie e spesso insicure, sullo sfondo di un’America e di un Canada che si evolvono con loro, dove non mancano i richiami storici del periodo appena trascorso o di quello che stanno vivendo.

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Titolo: Lince rossa e altre storie

L’Autrice: di origini canadesi, Rebecca Lee insegna scrittura creativa alla University of North Carolina e i suoi racconti sono apparsi su numerose riviste letterarie tra cui Atlantic Monthly e Zoetrope; tra questi, Fialta ha vinto il National Magazine Award for fiction. Lince rossa e altre storie si è aggiudicato nel 2013 il Believer Book Award

Traduzione dall’inglese: Sara Reggiani

Editore: Edizioni Clichy

Il mio consiglio: “Lince rossa e altre storie” è una raccolta che consiglio a chi ama il genere dei racconti – e anche a chi non lo ama perché potrebbe provare a conoscerlo partendo da questi -, storie per chi ama l’America e il Canada, per chi è curioso di scoprire la complessità dei rapporti umani.

Ecco, pensai, sono finite le zattere. Guardai giù e alla mia sinistra c’era il Nord America, vasto e frastagliato, cinto dagli oceani. Il suo volto era bellissimo – rugoso, accidentato, segnato dai fiumi. Trovai la mia parte di continente, un rettangolo piatto e dorato nella zona centrale, in alto. Vidi che aspetto aveva la mia vita quotidiana da lontano: il mio furgone che avanzava come uno scarafaggio attraverso le praterie, la polvee che si levava dalle ruote come si leva il desiderio, migliaia di frammenti di pietra che prendevano il volo. E quando il furgone si fermava e io scendevo sui luminosi campi desolati, la mia solitudine diventava totale. Riuscivo quasi a vederlo, il desiderio per Rezvan nascermi dentro, come un albero nasce dal suo tronco. Capii in un istante cosa avrei dovuto fare di preciso per tenermelo [dal racconto “Da qui al sole”, Rebecca Lee, trad. S. Reggiani, citazione pagina 103]

Una cena tra amici si trasforma in un momento per ricordare un incidente occorso in Himalaya con una lince rossa e un’occasione per riflettere sui matrimoni che stanno morendo. Una giovane studentessa copia un saggio pro sovietico e lo propone al professore di origini polacche, anti sovietico, subendone poi le conseguenze. Una biologa dalla depressione facile si innamora di un geologo rumeno sposato e fa di tutto perché lui dimentichi la moglie prigioniera in Romania.

Una studentessa americana vola ad Hong Kong dalla famiglia del suo amico milionario per svolgere un lavoro molto particolare. Una docente divorziata deve decidere se votare a favore o contro una protesta studentesca che sta prendendo una brutta piega. Un giovane studente infrange le regole del viver comune nella casa di un noto professore di architettura. Una cena tra colleghi e amici diventa l’occasione per riflettere sulla quoditianità e sulla propria esistenza.

Se fossi stata capace, come lo era stata la nonna di Min, di interpretare i gesti delle donne, di comprendere la loro natura e vedere il futuro in un solo movimento del capo o della mano, avrei visto, mentre Rapti s’inchinava, il presente squarciarsi per un istante e rivelare il futuro (…) Ma allora niente di tutto questo mi fu rivelato. Mentre ce ne stavamo lì, sotto quella pioggia profumata, a guardare Albert ripetere il suo inchino perpetuo, disperato, frutto di un senso di colpa insopportabile, di una tristezza inconsolabile, non riuscivo nemmeno a concepire che l’equilibrio del mondo – due terzi soddisfazione, un terzo passione – potesse mai essere restaurato. [dal racconto “Min”, Rebecca Lee, trad. S. Reggiani, citazione pagine 139-140]

In diversi racconti di Rebecca Lee viene rappresentata la vita del college, dal punto di vista degli studenti e di quello dei docenti. Ma si parla anche di rapporti tra amici e coniugi, come nel primo e nell’ultimo racconto della raccolta. Rebecca Lee parla di persone assolutamente normali ma mettendo in luce gli aspetti straordinari che sono insiti in ognuno di noi, ma che spesso neppure noi conosciamo.

E’ nell’incedere del racconto che vengono fuori le particolarità dei protagonisti, senza scordare anche l’interessante aspetto psicologico dell’animo umano. Come quando si cerca di distendere un tappeto arricciato e pieno di pieghe: man mano che le pieghe vengono lisciate il tappeto svela la sua trama, e quando si giunge alla fine della storia si ha il quadro – il disegno del tappeto – completo.

Scritti dagli Anni Settanta ad oggi, alcuni racconti sono ambientati a cavallo di quel periodo e spesso viene citato l’immediato passato o il loro presente, regalando al lettore frammenti di storia recente che magari non si conosceva (nel mio caso, non conoscevo l’invasione dei profughi vietnamiti ad Hong Kong negli anni successivi alla resa di Saigon).

Dei racconti di Rebecca Lee mi sono piaciute le storie e le vicende che si intrecciano, la caratterizzazione dei personaggi – soprattutto quelli più insicuri e paurosi, ma anche quelli spavaldi come la studentessa che ha copiato il compito. Ho apprezzato le descrizioni poetiche e quelle frasi messi qui e là che sembrano delle vere e proprie perle, che quasi da sole valgono il racconto. Grazie a questo stile intimista e preciso mi sono decisamente calata nelle storie, specialmente nei due racconti che ho preferito “Min”, “Da qui al sole” e l’originale “Fialta”.

Lince rossa e altre storie” è una raccolta di racconti che consiglio a chi ama il genere dei racconti – e anche a chi non lo ama perché potrebbe provare a conoscerlo partendo da questi -, storie per chi ama l’America e il Canada, per chi è curioso di scoprire la complessità dei rapporti umani, e non da ultimo per chi ama i libri che hanno bellissime copertine.

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