Paolo Pasi | L’era di Cupidix

Nel romanzo “L’era di Cupidix” di Paolo Pasi (Edizioni Spartaco, 108 pagine, 10 euro) viene immaginato un mondo in cui i sentimenti possono essere tenuti sotto controllo da pastiglie appositamente create dalle industrie farmaceutiche: Cupidix, una pillola per provare in modo costante gli effetti dell’innamoramento oppure Disamor una pasticca per dimenticare immediatamente il grande amore che ci ha delusi.

Facile come bere un bicchier d’acqua… giusto?

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Titolo: L’era di Cupidix

L’Autore: Paolo Pasi (Milano, 1963), giornalista e scrittore, nel 1995 vince la prima edizione del premio giornalistico Ilaria Alpi e dal 1996 lavora in Rai. Ha scritto diversi romanzi e racconti, tra cui Memorie di un sognatore abusivo (2009), E il cane parlante disse bang (2011), Il sabotatore di campane (2013) pubblicati da Edizioni Spartaco e il saggio Ho ucciso un principio – Vita e morte di Gaetano Bresci.

Editore: Edizioni Spartaco

Il mio consiglio: “L’era di Cupidix” è un bel romanzo per riflettere sulla potenza dei sentimenti, sull’insicurezza degli uomini e sul grande potere della pubblicità

Cupidix, la pillola per essere sempre innamorati. Merito di una complessa reazione chimica che, con l’assunzione regolare della pasticca, avrebbe fatto provare le sensazioni dell’innamoramento senza i suoi tradizionali inconvenienti: stato di dipendenza da un’altra persona, dispendio di energie alla ricerca di occasioni, ansia per il rischio di perdita, rapida caducità della fase più intensa. Cupidix era il sogno di una passionalità prolungata, e avrebbe risolto tanti problemi. [L’era di Cupidix, Paolo Pasi, citazione pagina 10]

Carlo è un infermiere con la passione della musica, molto insicuro di sé stesso, tanto che quando ragazza gli chiede delle certezze in più per il loro rapporto lui risponde fuggendo.

Ada è stata una delle ragazze di Carlo, che stanca delle insicurezze del compagno decide di metterlo alla prova, ma lui rifiuta di mettere la testa a posto e Ada se ne va, anche se non riesce a dimenticarlo del tutto perché lo ama ancora, pur gettandosi a capofitto in relazioni che sa già in partenza che saranno sbagliate.

Giovanni invece è una pedina della grande azienda che lancerà Cupidix sul mercato, ha una bella ragazza che sta per sposare ma non crede nell’amore, a lui interessa solo avanzare di carriera e raggiungere i vertici del management.

Quando Cupidix, innamòrati della vita!, viene lanciata sul mercato il successo è incredibile, oltre ogni aspettativa. Carlo ne diventa immediatamente dipendente, pensando che una pillola potrà risolvere le sue insicurezze. Qualche mese dopo, oltre a Cupidix, viene lanciata sul mercato Disamor la pastiglietta per dimenticare il grande amore e così Ada ne fa scorta per dimenticare Carlo una volta per tutte e per godersi finalmente la vita e i viaggi con Luca. Mentre, immancabilmente, il lancio della pillola sul mercato è ostracizzata dalle temibili Brigate Fedeltà – le Bieffe – dal clero e dagli psicoanalisti…

Tutto questo casino di pillole e contropillole non faceva che rinsaldare le certezze di Giovanni. L’amore era una brutta bestia. Semplicistica illusone. La gente si buttava a capofitto nel nuovo palpitante, viveva il magico deliquio di una passione, convinta che bastasse una persona in carne e ossa a trasfigurare il mondo, a tingerlo di colore. Non erano altro che scorciatoie destinate a condurre, nella migliore della ipotesi, in farmacia.  [L’era di Cupidix, Paolo Pasi, citazione pagina 37]

Ma un mondo di persone perennemente innamorate è il mondo perfetto? Paolo Pasi porta all’estremo quello che potrebbe succedere in una società dove ogni sentimento dipende dal principio attivo di un farmaco, con l’aggiunta degli effetti devastanti della pubblicità e della televisione.

“L’era di Cupidix” è un romanzo che consiglio di leggere per tanti motivi: si legge tutto d’un fiato, è scritto in modo scorrevole con una trama accattivante e originale, e ai tre protagonisti ci si affeziona subito, forse perché in alcuni dei loro comportamenti vediamo noi stessi con le nostre ansie e insicurezze. Anche se noi non abbiamo potuto ingozzarci di pillole e contropillole per star bene. E tutto sommato è andata meglio così.

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