Muriel Barbery | Vita degli elfi

Nonostante io non sia una lettrice eccessivamente selettiva, il genere fantasy non è prettamente nelle mie corde. L’unico grandioso libro fantasy che lessi nel lontano 2001 fu “Il signore degli anelli” di J. R. R. Tolkien e una volta chiuso quel librone mi imposi di non leggere più libri fantasy perché per me il romanzo di Tolkien era (ed è, ovviamente lo penso ancora) insuperabile nel modo più assoluto.

Quando mi è stata proposta la lettura de “Vita degli elfi” di Muriel Barbery (edizioni E/O, 249 pagine, 18 euro) confesso di essere rimasta incuriosita dalla trama e dai commenti di chi lo aveva già letto, così ho messo da parte la mia regola non scritta e i miei pregiudizi e ho iniziato a leggerlo, sfidando me stessa.

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Titolo: Vita degli elfi

L’Autrice: Muriel Barbery è autrice del bestseller internazionale L’eleganza del riccio e di Estasi culinarie, entrambi pubblicati dalle edizioni E/O. Ha vissuto a Kyoto, Amsterdam e Parigi e attualmente vive nella campagna francese

Traduzione dal francese: Alberto Bracci Testasecca

Editore: E/O edizioni

Il mio consiglio: “Vita degli elfi” è un romanzo per chi apprezza il fantasy e per chi ama le saghe dato che con questo libro non si concludono le avventure di Maria e Clara, le piccole protagoniste

Vedeva quanto le unità in cui la sua vita era stata relegata fino a quel momento si inserivano in un ordine di grandezza incommensurabile in cui agli strati che già conosceva si sovrapponevano universi che si fiancheggiavano, si toccavano e si urtavano con una profondità di campo da vertigini. Il mondo era diventato una successione di piani che salivano verso il cielo secondo un’architettura complessa che si muoveva, si cancellava e si ricostituiva nello stesso modo in cui il cinghiale fantastico di quando aveva dieci anni era allo stesso tempo cavallo e uomo, un modo che era contemporaneamente osmosi e sparizione e si serviva delle brume come voluttuosi paraventi. Vedeva città con strade e ponti che brillavano in albe raffreddate da nebbie dorate che si disintegravano con starnuti ripetuti prima di riformarsi lentamente sulle città (…) Ma quella musica portava anche un messaggio potente che parlava di afflizione e perdono. Ci fu un momento durante il quale si lasciò semplicemente andare alla storia regalata dalla melodia, poi la bambina al pianoforte smise di suonare e lei la sentì mormorare parole incomprensibili che suonavano come un avvertimento sordo. Alla fine tutto scomparve e Maria si svegliò. [Vita degli elfi, Muriel Barbery, trad. A. Bracci Testasecca, citazione pagina 133]

Maria e Clara sono due bambine che vivono rispettivamente in Borgogna e in Abruzzo. Non sanno nulla l’una dell’altra ma hanno in comune il fatto di essere state adottate dalle rispettive famiglie; infatti, entrambe le piccole sono state trovate sul gradino di una casa in Borgogna – Maria – e sul sagrato di una canonica in Abruzzo – Clara – in una notte mentre infuriava una tempesta di neve.

Maria ha il dono di parlare con gli animali e controllare la natura: da quando lei è arrivata nel villaggio, la caccia e l’agricoltura sono molto più proficue; Clara sa suonare il pianoforte in un modo unico, senza che nessuno gliel’abbia mai insegnato.

Le due ragazzine di undici anni, pur parlando due lingue diverse – francese e italiano – si “sentono” avvicendevolmente, capendo entrambe di essere destinate a qualcosa di più che una vita in campagna in Borgogna o tra le impervie montagne degli Abruzzi. Le rispettive famiglie adottive sanno che non potranno tenerle a lungo: la prima ad andare via dalla famiglia adottiva è Clara, che viene condotta a Roma da uno strano personaggio. Ed è proprio a Roma che Clara scoprirà la verità sulle sue origini e su quelle di Maria, e scoprirà il nome della madre che non ha mai conosciuto e la presenza in Francia di una bambina straordinaria come lei.

Ma non esiste quiete né nel mondo degli elfi né nel mondo degli uomini, perché un elfo maligno ha intenzione di prendere il potere e distruggere tutto. Solo Clara e Maria, unite, potranno salvare i due mondi e riportare la pace tra uomini ed elfi.

“La poesia ha creato il collegamento tra voi” rispose il Maestro. “Ma non è niente senza il dono grazie al quale la tua musica mette in contatto fra loro anime che si cercano. E’ una scomessa che può sembrare insensata, ma ogni avvenimento nuovo sembra confermare che abbiamo ragione” [Vita degli elfi, Muriel Barbery, trad. A. Bracci Testasecca, citazione pagina 97]

Muriel Barbery reinventa gli elfi, con il loro mondo diverso da quello degli uomini ma con vizi simili (Petrus ama molto il vino, proprio come molti uomini) e riporta in libreria l’eterna lotta tra il Bene e il Male. Ma… ci sono diversi ma. Le aspettative che mi ero fatta sul romanzo di Muriel Barbery si sono rivelate molto diverse da come le avevo immaginate.

La storia di per sé avrebbe anche potuto essere affascinante e data la giovanissima età delle protagoniste – undici anni – avrebbe magari potuto far avvicinare alla lettura anche i lettori giovanissimi o adolescenti. Eppure la Barbery, pur avendo tra le mani un’idea interessante, non ha saputo sfruttarla appieno: il romanzo a tratti fatica a decollare perché la narrazione è appesantita da alcuni capitoli che ai fini della storia mi sono parsi superflui; il tono poetico e i colpi di scena non bastano a dare vivacità alla storia.

Presumo che l’Autrice, avendo in mente di scrivere una seconda avventura con Maria e Clara, abbia volutamente omesso alcuni dettagli in questa prima avventura per poi rivelarli nella prossima. Questo espediente narrativo mi ha lasciato addosso alcune perplessità: su tutte il perché Aelius (l’elfo cattivo) voglia prendere il potere sul mondo elfico e distruggere il mondo degli uomini. Inoltre, non ho ben capito il motivo del rallentare la storia a dismisura nei primi due terzi del libro e poi volare di colpo al finale repentino dove Clara e Maria si incontrano senza dirsi quasi nulla e dove il primo attacco di Aelius si risolve con una velocità soprendente dopo aver occupato buona parte del finale.

Immagino che “Vita degli elfi” sia il volume preparatorio di una seconda storia, più avvicente, come succede nelle saghe fantasy o in generale nelle serie di libri che proseguono e che hanno gli stessi personaggi. Quello che mi manca è la voglia di scoprire cosa succederà nella prossima avventura, perché questa storia è stata imbastita a grandi linee. Del resto, è la stessa cosa che mi è successa con “Annientamento” di Jeff VanderMeer: il primo volume era così sibillino e atono che non ho avuto voglia di proseguire con la storia dell’Area X con il secondo e terzo libro.

Questi sono solo i miei dubbi e le mie perplessità: se qualcuno di voi ha letto il libro e ha voglia di discuterne con me sarò ben felice di leggere i vostri commenti e confrontarmi con voi.

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10 pensieri su “Muriel Barbery | Vita degli elfi

  1. Sono perplessa. Non amo il genere Fantasy con la sola esclusione del Signore degli Anelli (ed ehm.. Harry Potter, primo libro). Se sento saga è più forte di me, mi blocco prima del primo libro. Però della Barbery ho amato troppo L’Eleganza del Riccio per non dargli una chance. Appena ne avrò voglia ed appena avrò dato fondo ad una certa pila di libri che da un po’ aspettano sul comodino.

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    • “L’eleganza del riccio” non l’ho letto ma se mi capita lo leggo perché vorrei vedere quanto è diverso da questo! Grazie per i complimenti alla foto: nessuna pianta è stata maltrattata durante il servizio fotografico (più o meno)… 🙂

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  2. Sembra uno di quei libri che mi facevano impazzire da piccola, come la safa di “Fairy Oak”. Credo che gli darò un’occhiata se mi capita sottomano ma non credo che lo comprerò, anche se il suo stile ne “L’Eleganza del riccio” mi era piaciuto davvero molto..

    P.S. Finalmente scopro di non essere l’unica a non aver apprezzato Annientamento, fino ad ora avevo solo ricevuto occhiatacce e laconici “si vede che non è il tuo genere”!

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