Cristina Brondoni | Dietro la scena del crimine. Morti ammazzati per fiction e per davvero

Ve l’ho mai detto che da piccola il mio sogno era diventare detective? Questa malsana idea mi venne dopo aver visto molte serie TV e letto parecchi libri gialli, dapprima i classici dove le indagini sono meno scientifiche e più deduttive, fino ai moderni thriller dove la componente scientifica è fondamentale per incastrare il colpevole.

Dietro la scena del crimine. Morti ammazzati per fiction e per davvero” di Cristina Brondoni (Las Vegas edizioni, 164 pagine, 10 euro) è una lettura che mi è piaciuta molto, a metà strada tra un saggio e una guida per soddisfare alcune curiosità di chi non ha la più pallida idea di come si svolga un’indagine, un libro che mi ha permesso anzitutto di imparare cose nuove e di ricordarne altre che invece avevo scordato.

Titolo: Dietro la scena del crimine. Morti ammazzati per fiction e per davvero

L’Autrice: Cristina Brondoni vive a Milano, con il marito e due gatti. Giornalista e criminologa, è vittima della serialità televisiva e del fascino discreto di certi assassini. Collabora con il generale Luciano Garofano, tiene una rubrica mensile su “Armi e balistica” e scrive sul suo blog tutticrimini.com

Editore: Las Vegas edizioni

Il mio consiglio: il libro è un’agilissima guida per chi vuole scrivere un romanzo o un racconto giallo senza cadere in errore, oppure una lettura per chi vuole sapere come si svolgono le indagini nella realtà e quanto la fiction le sia fedele

I

Uno fa le indagini e l’altro fa le analisi. Inoltre non si ha a che fare con un solo scienziato forense che va bene per tutte le stagioni. Chi fa il biologo non si mette certo a comparare impronte digitali e a fare autopsie, e il medico legale fa le autopsie e dà i risultati a chi fa indagini e analisi, ma non si mette a fare congetture su cosa sia successo sulla scena del crimine e, meno che mai, si mette a dare la caccia al colpevole (…) Ogni omicidio, ogni crimine, per essere risolto ha bisogno di un complesso gioco di squadra. Da soli, nella realtà come nella fiction, non si va da nessuna parte. [Dietro la scena del crimine. Morti ammazzati per fiction e per davvero, C. Brondoni, citazione pagine 87-88]

Nel saggio “Dietro la scena del crimine. Morti ammazzati per fiction e per davvero” la criminologa e giornalista Cristina Brondoni fornisce una carrellata di informazioni a proposito di indagini e crimini, mescolando abilmente realtà e fiction. Lei stessa è vittima delle serie TV e ne presenta alcune, mostrando al lettore quando queste – seppur realizzate bene – si discostino dalla realtà. Racconta anche degli errori dettati dall’inesperienza nelle indagini vere che possono rendere complessa la ricostruzione del crimine commesso e di quelle indagini che invece si concludono con la cattura del colpevole in modo brillante.

La realtà investigativa è parecchio distante dalla fiction o dal cinema. Nella realtà i casi – soprattutto quelli complessi – non vengono risolti in tempi brevi, anche perché come ricorda la criminologa nel suo libro, prima di accusare una persona il detective o la polizia deve raccogliere parecchie prove che non siano “smontabili” anche da un avvocatuncolo di provincia.

Quindi, quando vediamo in TV o leggiamo in un libro che basta un po’ di saliva o un pezzetto di forfora per incastrare l’assassino, è vero ma solo in parte: prima di accusare servono certezze. A volte le prove si perdono o si danneggiano, a causa della fretta o dell’inesperienza di chi arriva per primo sulla scena del crimine; questo allunga i tempi dell’indagine e spesso la blocca del tutto.

Certi casi vengono risolti subito, sostanzialmente perché il colpevole cede agli interrogatori o confessa oppure non riesce a gestire il suo alibi. La Brondoni fa l’esempio del delitto di Novi Ligure, dove due ragazzini, Erika e Omar, uccisero ferocemente la madre e il fratellino di lei. All’inizio i due accusarono una banda di extracomunitari e inventarono una rapina finita male, ma crollarono nel giro di poche ore confessando l’orrore.

Per altri casi ci va molto più tempo, tanto da diventare cold case per dirla all’americana, come la scomparsa e l’omicidio di Elisa Claps avvenuti nel 1993 e risolti nel 2011. Se l’omicidio di Elisa Claps fosse stato risolto subito, l’assassino Danilo Restivo non avrebbe ucciso anche in Inghilterra.

Ma dicevo che questo libro è anche un manuale per chi intende scrivere un romanzo o un racconto giallo. Per chi non conosce la realtà investigativa – italiana o estera – e si nutre esclusivamente di fiction l’errore madornale è sempre in agguato. La Brondoni spiega come funzionano le cose nella realtà e suggerisce spunti per l’approfondimento. Nessun editore vuole leggere un romanzo giallo dove l’assassino non conosce nemmeno come si procura e come si usa un veleno oppure quello di uno scrittore che non sa come si svolgono le indagini in Italia.

Insomma, un buon libro da leggere per tanti motivi: senza dubbio perché è ben scritto, perché offre molti spunti per la riflessione e ha il pregio di essere un saggio alla portata di ogni lettore. E poi, diciamocelo, il successo di libri gialli e thriller, delle serie TV, dei film e di certe trasmissioni come Chi l’ha visto? è proprio dovuto alla curiosità della gente che per qualche ora o per un giorno vuole calarsi nei panni dell’investigatore e dire la sua.

Come nel mio caso. Beh, ma ve l’avevo detto che da piccola il mio sogno era diventare detective, no? 

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