Igiaba Scego | Adua

Adua è il nome di una battaglia combattuta nel Corno d’Africa nel 1896, una battaglia che probabilmente noi italiani abbiamo scordato. L’abbiamo scordata perché fu una disfatta, per noi italiani, e arrestò il processo di colonizzazione per lungo tempo. Ma Adua è anche il nome della protagonista del romanzo “Adua” di Igiaba Scego (Giunti, 183 pagine, 13 euro), un nome importante da portare, un nome che suo padre Zoppe aveva voluto darle per celebrare la prima vittoria africana contro i coloni stranieri. E Adua di battaglie nella sua vita ne ha dovute combattere molte, e da molte ne è uscita sconfitta.

20160112_182002

Titolo: Adua

L’Autrice: Igiaba Scego è nata a Roma nel 1974 da genitori somali. Esperta di transculturalità, oltre ad “Adua” ha pubblicato diversi saggi e romanzi, vinto il Premio Mondello nel 2011 e collabora attualmente con l’Internazionale

Editore: Giunti

Il mio consiglio: “Adua” è un libro per riflettere su cosa sono stati il colonialismo e la decolonizzazione, un romanzo di ampio respiro necessario per capire i tempi che stiamo vivendo

Adua, perché hai detto alla maestra che ti chiami Habiba? Quante volte te l’ho detto che ti chiami Adua? Habiba è il nome che avevi da nomade, quello che ti ha dato la sciocca romantica di tua madre quando è rimasta incita di te. Habiba è un nome sporco, unto. E’ un nome plebeo, da prostituta. Mia figlia mica poteva avere un nome banale, ti pare? Habiba significa amore in arabo… puah, io ci sputo sopra l’amore! L’amore non esiste! Questo nome è inutile, mettitelo in testa. Molto meglio Adua. Dovresti ringraziarmi, ti ho dato il nome della prima vittoria africana contro l’imperialismo. Io, tuo padre, stavo dalla parte giusta. E non devi mai credere il contrario. [Adua, Igiaba Scego, citazione pagina 49]

Adua si trova accanto all’elefantino della piazza di Santa Maria Sopra Minerva e con uno slancio di passione e dolore riversa addosso alla statua del Bernini la storia della sua vita. Adua è quella che un tempo veniva chiamata Vecchia Lira, una ragazza che negli Anni Settanta era fuggita da Magalo, in Somalia, per giungere a Roma in cerca di celebrità.

Attraverso le parole di Adua, parole dure e taglienti, viene raccontata la sua storia. Orfana di madre, viene cresciuta da uno zio e una zia amorevoli, che lei inizialmente crede siano i suoi veri genitori, ma un giorno il suo vero padre di nome Zoppe viene a reclamarla. La conduce a Magalo, una città che non ha niente a che vedere con la tenda dei nomadi dove Adua è cresciuta. La città è così piena di cose, anche paurose, come il cinema per esempio. Ma dopo essere stata per la prima volta al cinema, Adua si innamora di quel mondo e decide che anche lei vuole diventare un’attrice. Così, a diciassette anni fugge dalla Somalia e vola a Roma, dove viene scritturata per recitare la parte di protagonista in un film. Il suo sogno: diventerà come Marylin Monroe e come molte altre attrici che lei adora.

Ma la realtà è ben più cruda: il film che Arturo, il regista, ha in mente è un film pornografico e nel 1977 registra un record di incassi grazie alla bellezza esotica di Adua. Per Adua è un duro colpo scoprire la verità, ma la sua voglia di diventare un’attrice famosa le dice di soprassedere, di andare oltre, d’accordo questo è un film viscido che verrà visto da persone altrettando viscide, ma lei sa che prima o poi diventerà un’attrice ricca e famosa…

Nella storia di Adua si intreccia la voce del padre, Zoppe, narrata in terza persona. La vita di Zoppe è stata altrettando avventurosa e piena di crudeltà, come quando era interprete a Roma nel 1934 e veniva costantemente picchiato dai camerati fascisti. O come quando è stato venduto ad un ricco Conte che l’ha portato in Eritrea, dove mentre traduceva ha dovuto udire cose terribili riguardo al suo popolo e al popolo eritreo.

Tra la voce di Adua e Zoppe ci sono le paternali, i rimproveri che Zoppe riversa addosso ad Adua: come si deve comportare una signorina, non essere sciocca come tua madre, coraggio è solo un taglietto vedrai che piacerai molto di più agli uomini ora che lì sotto sei chiusa, Adua che cosa hai fatto in quel dannato film…?

Infine, c’è la storia di Ahmed un ragazzo sbarcato a Lampedusa, il giovanissimo marito che Adua canzona chiamandolo Titanic. Ahmed è un ragazzo che sposa una donna vecchia unicamente per sistemarsi e per avere qualcuno che gli prepari da mangiare, ma è in Svezia che vuole andare, dove sa che c’è una ragazza che gli piace molto e con la quale chatta su Facebook…

Avrei voluto spiegare al mio piccolo dolce Titanic, a quel mio maritino da svezzare, che ero piccola, inesperta, persa nei miei sogni di celluloide e parecchio sola. Avrei voluto spiegargli com’era la mia vita allora. Che certo la sua era stata dura, e lo capivo che era stato difficile districarsi tra predoni del deserto e carrette del mare, ma anche la mia, in quanto a durezza, non scherzava. Avrei voluto raccontargli com’ero. Come mi vedevo nel futuro. Le cose che da giovane desideravo per me stessa. Ma al solito non mi ha fatto parlare [Adua, Igiaba Scego, citazione pagina 90]

“Adua” è un romanzo che costringe il lettore a riflettere su un periodo storico che oggi noi italiani vediamo un po’ come una vergogna: il colonialismo del Corno d’Africa. A causa dei ristretti tempi scolastici, non si ha il modo di affrontarlo come sarebbe corretto che fosse, e “Adua” ha fatto venire a galla la mia ignoranza sul tema. So, ovviamente, dei disastrosi tentativi di colonizzazione dell’Africa orientale da parte dei miei connazionali, ma è un argomento al quale confesso di aver prestato poca attenzione, negli ultimi tempi. I libri che mi costringono a riflettere sono quelli che mi piacciono di più e capire il passato è senza dubbio il modo migliore per comprendere anche i nostri tempi.

Annunci

2 pensieri su “Igiaba Scego | Adua

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...