Vasilij Grossman | Tutto scorre…

Se voi poteste sfogliare la mia copia de “Tutto scorre…” di Vasilij Grossman (Adelphi, 229 pagine, 11 euro) la trovereste piena di sottolineature, da una semplice riga a due pagine intere di concetti che mi hanno colpita. “Tutto scorre…” è stato un regalo di Natale che ho divorato entro la fine del 2015 e finalmente mi accingo a parlarvene. Credo che “Tutto scorre…” sia un’opera imporante, un caposaldo del realismo socialista, credo che sia fondamentale per lanciare uno sguardo sulla Russia del Dopoguerra e per capire come il sogno sovietico si sia infranto in mille pezzi o forse non sia mai nato.

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Titolo: Tutto scorre…

L’Autore: Vasilij Grossma (1905 – 1964) è stato uno scrittore russo, uno dei più importanti del realismo socialista. Oltre “Tutto scorre…”, Adelphi ha pubblicato altre opere quali “L’inferno di Treblinka”, “Vita e destino” e “Il bene sia con voi!”

Traduzione dal russo: Gigliola Venturi

Editore: Adelphi

Il mio consiglio: sì, è uno dei romanzi imprescindibili per capire il Novecento

Quella mattina si era svegliato, sul treno, con una sensazione di irremediabile solitudine. L’incontro del giorno precedente con il cugino lo aveva riempito di amarezza, e Mosca lo aveva assordato, soffocato. La mole degli altissimi edifici, il flusso delle macchine, i semafori, la folla che marciava sui marciapiedi, tutto gli era estraneo, inconsueto. La città gli era parsa un enorme meccanismo ammaestrato che ora s’immobilizzava al segnale rosso, ora ricominciava a muoversi col verde… Quante cose aveva visto la Russia in mille anni della sua storia. Negli anni sovietici poi, aveva veduto formidabili vittorie militari, grandiosi cantieri, nuove città, dighe che sbarravano il corso del Dnepr e della Volga, un canale che univa i mari, e possenti trattori, e grattacieli… Una cosa sola la Russia non aveva visto in mille anni: la libertà. [Tutto scorre…, V. Grossman, trad. G. Venturi, citazione pagine 58-59]

Un treno corre verso Mosca con il suo carico di esseri umani, pronti per essere scaricaricati nella capitale russa. Tra i passeggeri c’è anche Ivan Grigor’evic, che dopo quasi trent’anni di prigionia può assaporare nuovamente la libertà. Ivan Grigor’evic raggiunge la casa del cugino Nikolaj Andreevic, ma dopo così tanto tempo non si riconoscono quasi più.

I due cugini non potrebbero essere più diversi: Nikolaj è uno scienziato, ha conseguito un dottorato e ha un posto di lavoro di prestigio solamente perché ha sempre asservito e assecondato il potere come un vigliacco, votando consapevolmente contro degli innocenti che sono stati spediti nei lager della Siberia.

Ivan Grigor’evic, invece, è un uomo che sin da giovane non ha mai voluto piegarsi al potere, non ha mai voluto essere uno schiavo dello Stato, un automa, un uomo senza pensiero proprio e aveva difeso il diritto alla libertà, pagando queste affermazioni fatte durante un seminario di filosofia all’università con trent’anni di lavori forzati, nella gelida e insopitale Siberia.

Ivan Grigor’evic rifiuta l’invito di Nikolaj di fermarsi da lui a Mosca, si sposta a Leningrado dove incontra la persona che lo aveva denunciato, inizia a vagare prima per la città e poi spostandosi in periferia. Trova alloggio in affitto presso una donna di nome Anna Sergeeva, una vedova che lavora in una mensa e che si occupa del nipotino mentre suo figlio è lontano a servire l’esercito nelle truppe di riserva. Ivan Grigor’evic inizia a lavorare in un artel, una cooperativa di lavoro, ma i guadagni son molto bassi e il lavoro davvero duro, e spesso rievoca i ricordi dei lager e del lavoro nella Kolyma, in Siberia.

D’un tratto Ivan Grigor’evic rifletté: chissà, era quella magari la mia strada, il mio destino. Sì, con quei carri merci mi sono messo per via. Ed ecco, adesso il viaggio è finito. Quei ricordi del lager, che spesso si risvegliavano in lui senza un nesso specifico, lo tormentavano con la loro caoticità. Egli sentiva, ricordava che si può venire a capo del caos, che esistevano in lui le forze per farlo e che adesso, finita la strada del lager, era venuto il momento di vedere l’evidenza, di distinguere quali erano le regole in quel caos di sofferenze, quali le contraddizioni fra colpa e santa innocenza, tra il falso riconoscimento dei propri delitti e la devozione fanatica, tra l’assurdità dell’assassinio di milioni di persone innocenti e di gente devota al partito, e il ferreo significato di quegli assassinii. [Tutto scorre…, V. Grossman, trad. G. Venturi, citazione pagine 108]

Posso affermare senza tanti giri di parole che la lettura di “Tutto scorre…” di Grossman mi ha profondamente turbata ma nello stesso tempo ha rafforzato fermamente alcune mie convinzioni, che ora trovano fondamento nelle affermazioni di Grossman, giacché l’Unione Sovietica l’ha vissuta.

Se la grama realtà della privazione dei diritti umani fondamentali nei lager e nei gulag sovietici in Siberia la conoscevo già grazie ad altre letture, posso dire che sono rimasta fortemente sconvolta nell’apprendere che nello Stato socialista impediva gli scioperi ai lavoratori; lucrava sul lavoro dei miserabili (se un fabbro per una riparazione avrebbe preso 25 rubli, lavorando per lo Stato ne avrebbe percepiti 2, i restanti avrebbero ingrassato le casse sovietiche); e soprattutto tra gli anni Venti e Trenta lo Stato sovietico aveva confiscato le terre appartenenti ai kulaki, i contadini porprietari di terre, riducendoli alla miseria, alla fame e alla morte (e vi assicuro che i capitoli dedicati alla spiegazione della dekulakizzazione sono terribili da leggere, alla descrizione della morte dei bambini non mi ci abituerò mai).

Ci sono poi i capitoli dedicati all’ideale padre dell’Unione Sovietica, Lenin, e quelli che spiegano la presa di potere del “butterato figlio di un ciabattino di Gori“, il georgiano meglio noto con il suo soprannome inquietante, uomo d’acciaio, Stalin.

L’intolleranza, l’insistenza, l’irremovibilità di Lenin verso chi la pensava diversamente, il disprezzo per la libertà, il fanatismo della sua fede, la crudeltà verso i nemici – tutto quello che portò alla vittoria la causa di Lenin – è stato generato, forgiato negli abissi millenari della vita schiavistica russa, nella non-libertà russa. E’ questa la ragione per cui la vittoria di Lenin rese servizio alla non-libertà. [Tutto scorre…, V. Grossman, trad. G. Venturi, citazione pagine 201]

Come ho scritto nell’introduzione, la lettura del breve “Tutto scorre…” di Vasilij Grossman è una lettura imprescindibile per comprendere il Novecento. Non ci si può fare un’idea completa di cosa è stata l’Unione Sovietica se non si leggono libri come questo. Nelle scuole italiane si parla solo dei lager dove i tedeschi sterminavano senza pietà gli ebrei, mentre vengono quasi del tutto ignorati i lager siberiani dove i nemici dello Stato sovietico andavano a morire. E l’ignoranza dei lager siberiani è sbagliata, secondo me, perché come scrive Grossman “un cupo e tetro male snaturava la gente dei lager, cancellandone l’umanità” e questa affermazione vale per tutti i prigionieri, nessuno escluso.

Così come in Italia esiste – giustamente! – il reato di apologia del fascismo, esiste nel mondo il reato di apologia del comunismo e la costituzione dei partiti comunisti vigente nei seguenti Paesi: Estonia, Lettonia, Lituania, Bulgaria (dove il comunismo ha portato alla catastrofe nazionale) e Romania. Mentre esiste il reato di apologia del comunismo e dei suoi simboli nei seguenti Paesi: Polonia (dove vige anche il divieto di commercializzare e riprodurre simboli fascisti e totalitaristi anche attraverso Internet), Repubblica Ceca, Slovacchia, Ungheria (valevole anche per i simboli fascisti e in generale i regimi totalitari del Novecento), Georgia e Ucraina (che mette sullo stesso piano i simboli nazisti e comunisti, accomunandoli con il loro carattere criminale).

Da una lettura come questa, io ne esco profondamente sconvolta e incredula: nella mia mente stridono i connubi “comunismo e libertà” e “fascismo e libertà“, perché in ogni dittatura – di qualsiasi orientamento politico – la libertà è la prima cosa che si sopprime per mantenere il regime del terrore.

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5 pensieri su “Vasilij Grossman | Tutto scorre…

    • Grazie per essere passata a trovarmi sul blog, Michela! Grazie per l’apprezzamento alla recensione, questo è un libro che davvero mi ha turbata e fatta riflettere, una bella lettura importante da affrontare 🙂 A presto!

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    • Ciao Alessandra, grazie per commento!
      Secondo la mia opinione, ogni dittatura è stata (ed è dove vige ancora) un crimine contro l’umanità, di qualunque partito politico. Mi dispiace che ci siano pochissimi percorsi sui gulag nei licei ma solo sui campi di concentramento tedeschi: ogni vittima ha il diritto di essere ricordata e commemorata a dovere.
      Se deciderai di leggerlo, buona lettura!

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