Tony Laudadio | L’uomo che non riusciva a morire

L’uomo che non riusciva a morire” di Tony Laudadio (NN Editore, 149 pagine, 13 euro) è il penultimo libro che ho letto nel 2015: una storia triste e allegra, speranzosa e riflessiva, disperata e senza fine. Il quinto componente della serie dei libri ViceVersa – che ho letto quasi tutti – è un libro molto particolare, che io ho acquistato senza leggere la trama: un libro dove c’è molto su cui riflettere ma dove ho trovato anche spazio per qualche perplessità.

l'uomoTitolo: L’uomo che non riusciva a morire

L’Autore: Tony Laudadio formatosi alla Bottega di Gassman, è attore di teatro e di cinema ed è autore di testi teatrali e di opere letterarie. I suoi romanzi precedenti sono stati pubblicati da Bompiani

Editore: NN Editore

Il mio consiglio: consiglio con riserva, è un libro dal quale possono scaturire parecchie riflessioni, ma anche qualche perplessità

Ho ripercorso ciò che ho appena raccontato e mi è venuta in mente una considerazione. Non sono un letterato e forse sto invadendo il campo di qualcuno più intelligente di me che su questi temi ha già fatto i dovuti approfondimenti, ma insomma concedetemi questa divagazione: il racconto dei periodi felici per chi ascolta o legge è noioso […] La letteratura dunque – e l’arte in generale – può essere solo espressione del dolore? E di conseguenza, se un artista non soffre, può veramente condiderarsi tale? E perché, da fruitori dell’arte, non ci ribelliamo a questo assunto così deprimente e direi quasi sadico? Non sarebbe bello incoraggiare un’arte che rivendichi la felicità? L’interrogativo esula dalla mia vicenda e forse nasce solo come punto di vista soggettivi – data la mia situazione attuale – e vi concedo pure sia forse iperbolico, eppure dovete riconoscere l’assunto iniziale: della felicità degli altri non frega niente a nessuno [L’uomo che non riusciva a morire, Tony Laudadio, citazione pagine 81-82]

 L’uomo un giorno prende un raffreddore, niente di apparentemente preoccupante, ma dopo diverse settimane senza guarigione, decide di consultare un medico. L’uomo pensa ad un’allergia a qualche alimento o qualche altra cosa, così quando allergologo gli spiega che dai test lui non è allergico a nulla, l’uomo inizia a preoccuparsi. Dopo aver consultato un otorinolaringoiatra per il problema persistente al naso e gola, questi gli consiglia di sottoporsi ad una TAC ed ecco che compare, vistosa, una macchia dietro il naso. Adenocarcinoma, dice lo specialista. Ed è subito chemio.

L’uomo inizia così la discesa agli inferi, tra corridoi dove vagano malati che sembrano spettri in attesa della prossima devastante chemioterapia, l’uomo inizia a pensare a come porsi verso il cancro che sembra divorarlo e soprattutto inizia a pensare a come gli altri vedono lui, malato e quindi bisognoso di pietà e pena.

Giacché un cancro non basta, ci si mettono anche le metastasi, per cui la discesa agli inferi prosegue quasi come un calvario. Ma la fine è tutt’altro che scontata, anzi, è surreale e lascia parecchio perplesso il lettore pensando a diversi temi che in Italia paiono ancora tabù ma che – presto o tardi – bisognerà normare.

“Lasciatemi stare, io non ce la faccio più a vedervi qui. Fate conto che sia già morto e fate pure il funerale, così quando accadrà sarà già tutto fatto e non dovrete preoccuparvi di nulla!” dissi con la mia voce artificiale, che l’altronde rendeva le mie parole poco credibili. E infatti i miei non mi diedero ascolto – mi amavano in modo poco ragionevole – e anzi Lucia, che non si occupava più di me ora che ero in un altro reparto, in tutta risposta decise di venire a trovarmi più spesso di prima, tutti i giorni, quando Anna non poteva. “Non si può neanche morire in santa pace!” dissi io ironico, anche se dubito che l’ironia si cogliesse, con quella voce [L’uomo che non riusciva a morire, Tony Laudadio, citazione pagine 126]

Ognuno di noi affronta in modo diverso ciò che la vita gli pone sulla strada. Retoricamente, c’è chi lotta e chi si lascia morire: ho conosciuto due donne fortissime che hanno combattuto e vinto il loro cancro pensando ai loro figli e ho seguito per diverso tempo il blog Anna staccato Lisa, una ragazza toscana che affetta da un raro carcinoma mammario triplo negativo fino all’ultimo giorno non si è arresa, ma che non ha più potuto uscire dall’ospedale con le sue gambe.

Il tema del cancro e di ciò che ruota attorno a questa malattia è, secondo me, un qualcosa di veramente delicato e troppo personale. A meno che non lo si abbia vissuto drammaticamente sulla propria pelle oppure lo si abbia vissuto attraverso un parente o un amico, credo che scrivere libri, racconti, romanzi su queste tematiche sia davvero difficile, perché si rischia di cadere nella banalità e nella retorica che possono dare fastidio a chi queste esperienze le ha vissute.

Un’altra mia perplessità sta nel raccontare questa storia in prima persona: dicevo che è difficile parlare di certe tematiche senza averle vissute o sperimentate, quindi penso che una storia del genere – pur essedo scritta in modo molto scorrevole – avrebbe forse dovuta essere raccontata o in terza persona oppure in prima persona ma dal punto di vista di un amico o della moglie dell’uomo affetto dal cancro. Tanto più che questo libro è un omaggio ad un amico drammaticamente scomparso nel 2014, e proprio per questo narrata in prima persona, stride un po’.

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3 pensieri su “Tony Laudadio | L’uomo che non riusciva a morire

  1. Anche io ho seguito fino all’ultimo il blog di Anna staccato Lisa e, quando alla fine non ce l’ha fatta, mi è dispiaciuto un sacco.

    Devo dire che la metafora del lottare contro una malattia non mi piace molto, perché è una lotta impari e perché temo che, nonostante gli sforzi, a decidere se si riesce a sconfiggerla sia principalmente il caso.

    Pur non avendo ancora letto il libro, capisco perfettamente le tue perplessità riguardo alla persona con cui la vicenda è narrata. Però magari serviva per dare maggiore “profondità” alla storia, per una maggiore identificazione. Certo, nessuno può raccontare una cosa del genere senza averla vissuta.

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    • Ciao Elisa, grazie del commento! Senza dubbio il combattimento è impari e fortuna o caso che sia sicuramente ci mette lo zampino… Conosco persone che ce l’hanno fatta e altre purtroppo no… Anche se a ripensarci hanno combattuto tutte. Chi non ha vissuto un’esperienza così e difficile che riesca a raccontarla senza finire nel banale o nella retorica. Sulla profondità della storia non saprei se la prima persona conferisce maggiore veridicità: ho trovato molto più vero L’invenzione della madre narrato in terza persona. A proposito di Anna Staccato Lisa, ho letto che ogni anno la famiglia raccoglie soldi per una borsa di studio sui carcinomi tripli negativi: sarebbe bello trovare uno spiraglio di cura, Anna Lisa non avrebbe sofferto invano…

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  2. Pingback: NNEDITORE | Rassegna Stampa on line di Tony Laudadio

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