Meelis Friedenthal | Le api

Tra i libri che preferisco ci sono quei romanzi dove ti senti completamente trasportata nel tempo e nello spazio; io amo quelle storie dove abbondano i dettagli e le descrizioni, perché fanno sì che io mi senta davvero lettrice protagonista. Nel caso del romanzo “Le api” di Meelis Friedenthal (Iperborea, 275 pagine, 16,50 euro) a tratti mi pareva persino di percepire il freddo umido e pungente che viveva Laurentius Hylas, il tormentatissimo protagonista del libro.

20151020110238_253_cover_mediaTitolo: Le api

L’Autore: Meelis Friedenthal (1973) è laureato in teologia e filosofia all’Università di Tartu, in Estonia. Dopo un romanzo di stampo fantascientifico e una serie di racconti, scrive il secondo romanzo “Le api” ottenendo nel 2013 il Premio dell’Unione Europea per la Letteratura

Traduzione dall’estone: Daniele Monticelli

Editore: Iperborea

Il mio consiglio: per tutti coloro che amano i romanzi storici ambientati nel Seicento dove alchimia e medicina ancora si fondono, per chi ama i protagonisti tormentati e per chi apprezza le descrizioni minuziose come un quadro fiammingo

Laurentius si guardò attorno e cercò di argomentare. “L’anima non è forse l’attualità del corpo? Per questo sezionando non la troviamo, perché non è più attualmente nella persona. Possiamo fare un cadavere in pezzi minuscoli, ma l’anima non c’è. Semplicemente non c’è. Eppure tutti sentono di averla, no? Finché esistiamo la percepiamo”. Peter prese la parola: “Credo che il teatro anatomico possa servire da illustrazione a questa discussione. Il signor Laurentius Hylas ha magari fatto un cadavere a pezzettini e si è così convinto delle proprie parole, ma l’esperienza insegna più di ogni parola e l’esperienza è ciò di cui abbiamo bisogno. E che altro è il teatro, se non esperienza?” [Le api, Meelis Friendenthal, trad. D. Monticelli, citazione pagina 179]

Laurentius Hylas giunge in Estonia dopo un lungo viaggio periglioso per mare e per terra. Con sé ha un baule con le sue carte e una gabbia di ferro costuita con le sue mani, la casa del suo pappagallo Clodia. Laurentius è uno studente che ha lasciato l’università di Leida, Olanda, per giungere in Estonia ed iscriversi all’università di Tartu. Durante il tragitto, il tempo è piuttosto inclemente: pur essendo fine settembre cade quasi ogni giorno una fitta pioggia gelida e l’umidità raggiunge sia le membra che le ossa. L’Estonia, esce da un’estate piovosa che ha distrutto molti raccolti e condotto alla fame diverse persone, in particolare le fasce contadine più deboli e povere, pur essendo definita il granaio di Svezia, dato che all’epoca la piccola repubblica baltica era sotto il dominio svedese.

La carrozza di Laurentius fa una sosta prima di arrivare a Tallinn, e durante quell’occasione, nella sudicia e sporca locanda dove si fermano a riposare, il povero pappagallo Clodia muore. Il giovane Laurentius era molto legato a Clodia, perché il ragazzo credeva che il pappagallo potesse aiutarlo a socializzare con gli estranei e a tenere a bada la sua bile nera e i suoi umori.

Ma un altro evento sconvolge Laurentius prima di giungere finalmente a Tartu: lungo la strada resa sdrucida dalle piogge, una ruota della carrozza di rompe e mentre il cocchiere – aiutato dai passeggeri – ripara la vettura, Laurentius incontra uno straccione dai profondi occhi azzurri e disperati, che lo inquieta profondamente e gli ruba la gabbia con il corpicino del povero Clodia. Da quel momento in poi, Laurentius lamenterà di forti febbri, spossatezza persistente e inappetenza dovuta principalmente ad un odore marcescente quanto persistente che gli ammorberà le narici e l’anima per lungo tempo. E quella giovane ragazza vestita di bianco, che afferma di chiamarsi Clodia è reale oppure nata dal delirio febbrile?

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“Lezione di anatomia del dottor Tulp”, olio su tela, Rembrandt (1632)

Il suo fiato era forse come il ragno che si arrampicava sul muro? Esiste tutto il tempo da qualche parte, ma finché non si mostra con chiarezza è come se non ci fosse. Quello stesso fiato che gli animava il corpo un attimo prima, che gli circolava nei polmoni e gli toccava il sangue, ora se ne vola via nell’oscurità. Si mescola all’aria umida della notte e diventa parte di essa, si muove dentro e fuori i polmoni perfino quando con l’avanzare della sera, la ragione e lo spirito si ottundono sempre più. Perfino quando il corpo si affloscia addormentato sul letto. Vuoto di memoria. Quel fiato che si muove dentro e fuori è dunque la vita, l’esistenza dell’uomo? [Le api, Meelis Friendenthal, trad. D. Monticelli, citazione pagine 206-207]

Ambientato a fine Seicento, il romanzo “Le api” permette realmente di far compiere al lettore un salto nel tempo. La vita dell’Estonia dell’epoca è resa in modo pressoché perfetto, dalla descrizione della vita contadina e delle loro disgrazie ai suntuosi banchetti universitari e alle lezioni di anatomia.

Nel romanzo compaiono, oltre alle teorie di famosi scienziati come Newton e Boyle dei quali spesso nel libro si discute, anche dei personaggi realmente esisiti come il rettore matematico Sven Dimberg, il filosofo Gabriel Sjoberg e il medico Jakob F. Below. I paesi baltici sono stati spesso territori contesi, e solo dopo quasi settecento anni di varie dominazioni straniere hanno potuto dichiararsi indipendenti; come l’ambientazione, anche il periodo scelto per sviluppare il romanzo è un periodo di confine, un’epoca dove la gente si scrolla di dosso i retaggi medievali per iniziare a vedere le cose attraverso occhi scientifici.

E poi, c’è il protagonista Laurentius Hylas, un uomo che riflette il Seicento di passaggio nel quale egli vive: Laurentius vuole credere nella scienza e nelle nuove teorie scientifiche, ma sembra essere ancora saldamente radicato alla stregoneria e all’alchimia, continuando a mescolare – come molti all’epoca – le teorie scientifiche con l’alchimia. Laurentius è preda della malinconia, che si manifesta sottoforma di “febbre” o “bile nera”, uno continuo sbalzo dei suoi umori interni che gli provocano febbri e spossatezza, e quell’odore costante e pestilenziale e marcescente che lo perseguita e gli impedisce di cibarsi dignitosamente, così Laurentius si procura la corteccia di salice per prodursi una tintura da bere, pratica su di sé il salasso, convinto che eliminando i corpuscoli malati del suo sangue, potrà guarire dalle febbri che lo attanagliano. Ma le febbri continuano e continuano anche le visioni di una ragazza vestita di bianco che dice di chiamarsi Clodia, ma che nessun’altro oltre Laurentius conosce.

ponte nel bosco

“Ponte nel bosco” Rafail Levitsky

E infine, ci sono le api che rappresentano l’anima, che spesso è oggetto di molte discussioni nel romanzo. Le api vengono paragonate alle virtù umane e a Laurentus ricordano le parole di Platone, quando afferma che sono la reincarnazione delle persone che hanno vissuto una buona vita. Sul finale onorico e particolare, Friedenthal lascia il lettore in bilico, libero di decidere come interpretarlo, pare un po’ nebbioso e sfocato, come chi guarda il mondo attraverso un corpo colpito dalla febbre e dalla malinconia.

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