Marco Del Corona | Un tè con Mo Yan e altri scrittori cinesi

Il mio personale giro del mondo attraverso i libri questa volta tocca nuovamente la Cina, grazie ad una serie di reportage e interviste condotte dal giornalista italiano Marco Del Corona ad alcuni scrittori cinesi. “Un tè con Mo Yan e altri scrittori cinesi” di Marco Del Corona (O barra O edizioni, 139 pagine, 12 euro) è un ottimo strumento per addentrarsi nella sterminata letteratura cinese contemporanea: dal famosissimo Premio Nobel Mo Yan ad altri scrittori meno noti, il giornalista italiano ci porta nel cuore pulsante di un Paese immenso fatto di grandi opportunità ma pieno di contraddizioni, un luogo dove vive oltre un miliardo di persone ma dove la libertà è solo parziale, ed è ancora oggi (quasi) impossibile rievocare i fatti del “35 maggio“.

copertina mo yan

Titolo: Un tè con Mo Yan e altri scrittori cinesi

L’Autore: Marco Del Corona (1968) è giornalista de “Il Corriere della Sera” per il quale è stato corrispondente a Pechino. Ha diretto il periodico “Mondo cinese” e nel 2006 per O barra O edizioni è anche uscito “L’impero del mai. Corea del Nord: realtà, immaginazione e rappresentazione” scritto con Giuseppe De Nicola.

Editore: O barra O edizioni

Il mio consiglio: a tutti i lettori curiosi come me di scoprire un pezzo della Cina contemporanea attraverso i suoi scrittori, più o meno famosi, ma tutti con la voglia immensa di raccontare il loro Paese

“Vuoi la dignità? Quanto costa al chilo?” intima l’agente Yu al prigioniero 0-9-9. Il prigioniero 0-9-9 è un poeta e cha un nome, Liao Yawu, ma nell’arcipelago Gulag della Cina è soltanto un numero. La dignità costa cara: costa un libro scritto tre volte, perché sequestrato a più riprese dalle autorità, letto con accanimento dalla pubblica sicurezza per scoprire i suoi crimini. “C’è dello humor nero nella meticolosità, superiore a quella degli editori più coscienziosi, con cui la polizia ha esaminato i miei scritti” scrive Liao in Un canto, cento canti. I racconti di esistenze gettate nelle galere del Novecento o dei nostri giorni rappresentano un patrimonio al quale è giusto attingere, non un semplice sottogenere della memoralistica. E stanno la parola e la memoria all’origine della discesa agli inferi, perché è al carcere che lo portarono i suoi versi in ricordo del massacro della Tienanmen, il 4 giugno 1989: se il resoconto di Liao è diventato Un canto, cento canti è perché è riuscito a fuggire dalla Cina attraverso il Vietnam e nel luglio del 2011 è approdato in Germania. [Marco Del Corona, Un tè con Mo Yan e altri scrittori cinesi, estratto da Liao Yiwu il poeta fuggitivo, citazione pagina 77]

In un Paese dove la censura è ancora molto forte – sebbene un po’ meno rispetto al passato – gli scrittori cinesi intervistati a più riprese da Marco Del Corona hanno voglia di raccontare e raccontarsi, chi attraverso le poesie, chi con i romanzi e chi con i racconti per bambini.

C’è l’umile Mo Yan, vincitore nel 2012 del premio Nobel per la Letteratura, che scrive tutti gli ideogrammi a mano e poi li consegna ai suoi collaboratori che li riportano sul computer e li archiviano digitalmente, racconta spesso delle campagne nei suoi libri, e il punto di partenza è sempre Gaomi il villaggio nello Shangdong dov’è cresciuto, perché avendo sempre abitato in campagna per lui è più facile descrivere questo mondo.

C’è Acheng, che ha pubblicato diversi romanzi e sceneggia per il teatro, ma un libro giace nei meandri del suo computer perché non può essere pubblicato a causa della censura; potrebbe provare a pubblicarlo a Taiwan, illegalmente, ma ci rinuncia per evitare guai. Spera però che in un futuro avrà la possibilità di vedere il libro nelle librerie e biblioteche.

A proposito di Taiwan, Marco Del Corona ci racconta anche di scrittori come Bo Yang, che dopo l’ascesa di Mao Zedong nel 1949 ha deciso di esiliarsi a Taiwan “l’isola verde”, il rifiugio dei nazionalisti del Generalissimo Chiang Kai-shek, anche se il generale stesso lo imprigionò accusandolo di essere una spia comunista al soldo di Mao; ma oggi è uno degli scrittori più popolari di Taiwan e qualcuno lo legge illegalmente anche in Cina.

C’è uno scrittore di libri fantasy che vende milioni di copie e non solo in Cina, Guo Jingming; oppure lo scrittore Feng Jicai, che dopo un violento terremoto che ha devastato la sua casa in campagna ha trovato i foglietti segreti con gli appunti che nascondeva dalla censura. Lo scrittore Han Dong, che nei suoi libri racconta della deportazione voluta da Mao dei cittadini alle campagne, durante la Rivoluzione culturale cinese. E le scrittrici cinesi, come Yang Hongyng che scrive libri per bambini intrisi di principi del confucianesimo, o come Zhang Jie, molto nota in Italia per aver scritto l’epopea della sua famiglia durante il lungo Novecento cinese.

Gli spunti di lettura che “Un tè con Mo Yan e altri scrittori cinesi” fornisce sono davvero moltissimi: è vero che ci sono ancora tanti scrittori cinesi non tradotti in italiano, e questo è dovuto principalmente alla difficoltà della traduzione dei testi, soprattutto per chi scrive con ideogrammi complessi e ricercati, come Mo Yan. Uno sguardo sulla Cina di oggi è doveroso, il maoismo è passato anche se gli effetti della Rivoluzione culturale stanno echeggiando ancora oggi nel grande Paese cinese; certi fatti sono ancora tabù tra i giovani, come il massacro della Tienanmen del 4 giugno (35 maggio, in codice per raggirare la censura): molti giovani cinesi che non hanno assistito ai fatti, sono impossibilitati nel conoscerli perché l’Internet è costantemente monitorato dai censori. Nel giro di pochi giorni possono scomparire articoli o interi blog che raccontano di queste cose.

Per capire la Cina, e in generale il nostro mondo, è necessario leggere e documentarsi il più possibile: più si è curiosi e voraci di conoscere, più sarà facile inquadrare il tempo in cui viviamo. E riguardo a me e al mio progetto di letture in giro per il mondo, concludo con una bellissima frase scritta dal Nobel Mo Yan che riassume benissimo il perché mi piace leggere così tanti autori diversi:

Gli scrittori possono anche avere nazionalità diverse ma la letteratura è senza confini. La buona letteratura appartiene a tutto il genere umano. [Marco Del Corona, Un tè con Mo Yan e altri scrittori cinesi, estratto da Mo Yan Un tè pieno di ortiche, citazione pagina 27]

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5 pensieri su “Marco Del Corona | Un tè con Mo Yan e altri scrittori cinesi

    • La casa editrice O barra O pubblica romanzi e saggi molto interessanti. Questo è il primo che leggo! La Cina è un Paese immenso fatto di contraddizioni pazzesche, il libro mi è stato molto utile!

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