Giuseppe Culicchia | My Little China Girl

Quando mi è stata proposta la lettura del libro “My Little China Girl” di Giuseppe Culicchia (EDT, 139 pagine, 7,90 euro), non immaginavo che accompagnata dall’ironia di Culicchia avrei potuto viaggiare per una settimana nell’immensa capitale cinese. Da buona lettrice e apprendista viaggiatrice in totale libertà, oltre che amante delle culture il più possibile diverse dalla mia, ho immaginato però che questo libro mi sarebbe piaciuto molto, ancora prima di iniziarlo. E infatti, le mie aspettative non sono state deluse.

edt

Titolo: My Little China Girl

L’Autore: Giuseppe Culicchia è nato a Torino nel 1965. Ha pubblicato diversi romanzi e saggi, spesso collabora con La Stampa di Torino e ha tradotto diversi autori americani. Torino è casa sua ma ama girare il mondo, in particolare ama la città di Berlino.

Editore: EDT

Il mio consiglio: assolutamente consigliato a chi ama i viaggi, il cibo, la millenaria cultura cinese e per chi cerca un libro per sorridere e anche un po’ per riflettere

Quando sulle orme del veneziano Marco Polo arrivo a Pechino, per la precisione all’aeroporto di Pechino, non so che la cosa più bella di questo mio viaggio a Pechino in realtà mi capiterà non durante la mia permanenza a Pechino ma alla partenza da Pechino, per l’esattezza dall’aeroporto di Pechino. Tuttavia non è questo il punto in cui dirvela, perciò ve la dirò dopo. Sappiate solo che Pechino è un luogo misterioso, a meno che nel corso della vostra vita non abbiate studiato con un certo profitto il mandarino. E sappiate altresì che Pechino è una di quelle poche località del Pianeta che per ora ci ospita in cui al giorno d’oggi ci si sente davvero stranieri. Più che in qualsiasi città europea o nordamericana o sudamericana o australiana. Più che in qualsiasi città nordafricana, centrafricana, sudafricana o indiana. Più che a Mosca o a Tokyo o a Timbuctù. Perché in tutti questi posti, e in parecchi altri ancora, con un po’ di inglese o di francese o di spagnolo o di tedesco più o meno ce la si cava. Ma a Pechino no. A Pechino non ce n’è. [My Little China Girl, Giuseppe Culicchia, citazione pagina 3]

Giuseppe Culicchia sbarca a Pechino con la ferma intenzione di immergersi per una settimana nella cultura cinese, sia gastronomica che sociale. La prima guida di Culicchia è una ragazza cinese che si fa chiamare Calla – Carla – perché ha una pen friend italiana che appunto si chiama Carla. Sarà proprio Calla che accompagnerà lo scrittore italiano per i primi giorni nella tentacolare e immensa capitale cinese (per me che sono abituata al mio paesino piccolino è stato scioccante scoprire che il viale più lungo di Pechino misura quaranta chilometri di lunghezza!).

Le visite culturali e le incursioni gastronomiche sono programmate con precisione quasi militare: visita alla Città Ploibita, visita alla Glande Mulaglia Cinese, visita al Tempio Celeste e così via. Ma Culicchia è fissato sul fatto di mangiare al Ristorante del Partito Comunista Cinese, benché la sua guida Calla continui ad affermare che quel “listolante” non esista. E così, dopo una piccola lamentela dello scrittore italiano a niente di meno che al Sottosegretario del Turismo cinese, Calla viene sostituita con Li che si fa chiamare Clala – Clara – perché ha una pen friend italiana che appunto si chiama Clara. Ma questa volta la nuova guida di Culicchia riuscirà a portare lo scrittore a mangiare l’anatra laccata nel “Listolante del Paltito Comunista“?

Il viaggio in Cina di Culicchia diventa un reportage che abbonda di ironia ma anche di alcuni utili consigli su dove andare a mangiare, cosa fare e cosa evitare (nel caso, ci sono anche i contatti dove farsi fare la migliore lavanda gastrica a Pechino). Leggere questo agile libretto – con copertina e titolo molto belli – mi ha permesso di viaggiare almeno con la fantasia in quella città dove ancora oggi i turisti si sentono veramente stranieri.

Culicchia racconta la Cina di oggi, dove è ancora presente una forte censura (molti giovani che non sono mai usciti dalla Cina sanno poco o nulla dei fatti di Piazza Tiennamen), dove il nuovo quasi senza pietà fa spazio al vecchio, dove i quartieri più antichi vengono distrutti per far posto a centri commerciali grandiosi o a palazzi altissimi. Ma la Cina è un Paese che guarda verso il futuro pur restando fortemente legata alle sue tradizioni: basti pensare alle farmacie cinesi descritte nel libro, non vi sono le asettiche confezioni di farmaci come nelle nostre farmacie, bensì si trovano serpenti sotto alcool, stelle marine secche, bile d’orso, insomma una vera e propria galleria degli orrori.

Anche se non avete in mente un soggiorno a Pechino, consiglio la lettura di questo libro ironico e divertente, che forse vi aiuterà a comprendere un po’ meglio la nazione più popolosa al mondo. Potrebbe farvi venire voglia di sognare un viaggio in Cina, un po’ come è successo a me. Anche se non mangerò tutto quello che cammina, tutto quello che striscia, tutto quello che vola e tutto quello che nuota, come dice il famoso proverbio cinese.

“Lo vedo, è tutto pallido pallido, voglio dile, più pallido del nolmale. Sa, pel noi cinesi voi occidentali siete tanto pallidi e losa, come i maiali. E poi avete questo naso glosso, così divelso dal nostlo. Ma ascolti me, assaggi spiedino di scolpione, vedlà che la limette a posto.” “Dice?” “Scolpione velo toccasana pel casi come il suo.” “Massì. Due spiedini di scorpione”, dico al ragazzo che vende gli spiedini di scorpione. Clara prontamente traduce. E quando addento il mio primo scorpione, la nausea provocata dal solo ricordo di quello che mangiavo alla mensa universitaria mi passa. [Giuseppe Culicchia, My Little China Girl, citazione pagina 106]

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