Erskine Caldwell | Il piccolo campo

Quando scopro che uno scrittore è stato arrestato a causa del libro che ha scritto, mi rendo conto dell’immenso potere dei romanzi e della paura che spesso la cultura fa alla gente. Erskine Caldwell aveva già avuto dei problemi dopo aver pubblicato “Il bastardo” nel 1929, tanto che le copie furono sequestrate dalle autorità. Ma l’arresto scatta nel 1933 dopo aver dato alle stampe il romanzo “Il piccolo campo” (Fazi editore, 247 pagine, 17,50 euro), di cui vi sto per parlare.

Dopo aver letto God’s Little Acre gli americani puritani si indignarono, a causa degli argomenti trattati nel romanzo e dalla veridicità con cui sono narrati. Per questo ho letto il suo libro, per rispondere alla domanda: cosa ci sarà di tanto offensivo per la società dell’epoca?

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Titolo: Il piccolo campo

L’Autore: Erskine Caldwell (White Oak, 1903 – Arizona, 1987) esordì nel 1929 con “Il bastardo” e nel 1933 pubblicò “Il piccolo campo” che gli costò l’arresto. Scrisse tre romanzi de Il ciclo del Sud (Il piccolo campo, La via del tabacco, Fermento di luglio) tutti pubblicati in Italia da Fazi. Caldwell morì povero in canna, solo, in una fattoria diroccata e solo molti anni dopo ottenne i riconoscimenti che meritava, divenendo uno degli scrittori americani più discussi e ammirati.

Traduzione: Luca Briasco

Editore: Fazi editore

Il mio consiglio: questo è un libro per chi vuole conoscere uno spaccato dell’America durante la Grande Depressione, per chi non vuole leggere i soliti banali cliché alla “Via col vento” e compagnia bella, e per chi vuole capire come le ossessioni possano distruggere un’intera famiglia

Darling Jill partì sgommando sulla strada sterrata e svoltò l’angolo quasi senza rallentare. Sparirono dietro una nuvola di polvere che si sollevò in aria e vi rimase sospesa prima di posarsi sugli alberi e le verande delle case gialle. Schizzarono sull’asfalto bollente in direzione di Augusta, lasciandosi dietro una fila quasi infinita di alloggi per operai. Attraversarono paesini nati insieme alle industrie, rallentando nelle zone dove vigeva il limite di velocità e contemplando le fabbriche, con il loro ronzio di macchinari. Riuscivano a vedere gli uomini e le donne attraverso le grandi finestre aperte, e quasi sentivano il rumore delle macchine dietro le mura ricoperte di edera. Lungo la strada incrociarono poche persone, molte meno di quante ne girassero a Scottsville. [Il piccolo campo, Erskine Caldwell, trad. L. Briasco, cit. pagina 90].

Georgia, anni ’30. Ty Ty Walden è strenuamente convinto che l’argilla dura che costituisce la sua proprietà sia ricca d’oro. Sono quindici anni che Ty Ty scava senza sosta voragini sul suo campo, dimenticandosi di seminare cotone o qualsiasi verdura commestibile. Ty Ty obbliga anche i suoi figli Buck e Shaw a scavare con lui e con i suoi negri di servizio, zio Felix e Black Sam. Il figlio maggiore, Jim Leslie, da anni non parla al padre, poiché ritiene che scavare buche alla ricerca di pepite d’oro sia un’assurdità, e vive ad Augusta con la moglie brutta ma ricca.

Delle due figlie di Ty Ty solo la minore è rimasta in Georgia, la libertina Darling Jill, mentre la maggiore Rosamond abita a Scottsville, una città operaia della Carolina del Sud, dove il marito Will Thompson porta avanti da diciotto mesi uno sciopero selvaggio contro i proprietari delle filande di cotone. Ma c’è un’altra donna in casa, Griselda la moglie di Buck, una ragazza bellissima che conquista chiunque al primo sguardo e spesso fa salire il sangue al cervello anche al vecchio Ty Ty.

La vicenda si svolge durante un caldissimo luglio, mentre Ty Ty e i ragazzi sono in un bagno di sudore dentro una buca senza cavarci un solo grammo d’oro, giunge Pluto Swint a chiedere voti ai Walden, poiché è candidato alla carica di sceriffo. Pluto, un ragazzone pigro e grasso, oltre a diventare sceriffo, punta a sposare Darling Jill, e pur di farlo è disposto a chiudere uno, anzi due occhi, sul libertinaggio spudorato della ragazza (“Che ne dici se ci sposiamo Darling Jill?” chiese Pluto arrossendo. “Non è ancora il momento […] Perché dovrò già essere avanti di qualche mese, prima che succeda”).

Ma Pluto Swint ha anche un’altra proposta: perché il vecchio Ty Ty non se va giù nelle paludi a cercare l’albino, quell’uomo bianco che certamente conosce la posizione esatta del filone d’oro che sta cercando il patriarca dei Walden? Da questo punto prendono il via una serie di avvenimenti con il decorso irreversibile, ogni gesto, ogni errore dei componenti dei Walden sarà un tassello che via via comporrà il quadro finale della rovina definitiva di una famiglia povera del Sud.

Ora voleva riportare il campo del Signore nel luogo che gli spettava, accanto alla casa, dove potesse averlo sempre sott’occhio. Gli restava ben poco al mondo per cui valesse la pena di vivere, e con l’apprestarsi della morte avrebbe trovato consolazione soltanto nel suo amore per Dio. Prese allora il campo del Signore dall’angolo in cui era relegato e se lo sistemò sotto i piedi, promettendo a se stesso che non l’avrebbe più spostato fino al giorno in cui sarebbe morto. [Il piccolo campo, Erskine Caldwell, trad. L. Briasco, cit. pagina 211].

Due sono i personaggi meglio riusciti in questo romanzo: il vecchio Ty Ty e il suo genero Will Thompson. Sono perfetti perché mossi dalla stessa ardente passione, anche se della vita hanno visioni diametralmente opposte.

Ty Ty è l’uomo fortemente legato alla campagna, colui che senza terra non potrebbe vivere, anche se non coltiva da anni per dedicarsi alla ricerca dell’oro. Ty Ty si sente anche profondamente religioso, tanto che ha destinato al Signore un pezzetto del suo campo, ma che sposta mentalmente per non rischiare di trovarci lì sotto l’oro, poiché il suo voto è quello di donare alla Chiesa ogni anno ciò che nasce e cresce su quel lembo di terra.

Will Thompson è l’esatto opposto, è l’uomo di città, colui che vive per la fabbrica tessile e combatte contro i padroni e contro i sindacati che vorrebbero che gli operai accettassero quel misero dollaro e dieci di paga oraria. Will, perfetto davvero nella sua passione bruciante, da diciotto mesi conduce lo sciopero che dovrebbe far piegare padroni e sindacati, e nei suoi sogni utopici vorrebbe una fabbrica portata avanti dai singoli operai e operaie.

Ma un’altra cosa lega Ty Ty a Will: l’ardente passione verso Griselda. Infatti, entrambi sanno esattamente come si deve guardare una donna e cosa farle per far sì che lei si dimentichi di tutti gli altri uomini.

Ci sono davvero molti argomenti concentrati in queste pagine: dalle ossessioni per l’oro o per una donna, alle lotte operaie di una classe di lavoratori spossati dalla Grande Depressione, alla superstizione tipica dei neri che un albino possa trovare davvero l’oro. E ci sono le rivalità e gli odi che ci possono essere in ogni famiglia, qui portati alle loro estreme conseguenze. Uno spaccato della vita di umile gente degli anni ’30, una descrizione chiara e senza tanti fronzoli che è addirittura arrivata ad irritare i pensatori puritani contemporanei a Caldwell.

Erskine Caldwell fu contemporaneo di William Faulkner: lungi da me azzardare paragoni – non ho gli strumenti critici per farlo – ma posso affermare che la storia della famiglia Walden mi è piaciuta molto più di quella dei Bundren raccontata da Faulkner in “Mentre morivo“. Avrà senza dubbio giocato anche l’ottima traduzione di Luca Briasco e il fatto che la storia di Caldwell sia molto più scorrevole e comprensiva rispetto a quella di Faulkner. Ho detto scorrevole e comprensiva, ma mai banale anzi, ho trovato in Caldwell molti più spunti per la riflessione che nel criptico “Mentre morivo” di Faulkner.

E oltre che stupirmi perché gli scrittori vengono denunciati o arrestati perché la cultura fa paura ancora in tempi moderni, mi stupisco perché uno scrittore forte e passionale come Caldwell sia quasi sconosciuto in Italia. Ma ora che l’ho scoperto, penso che continuerò a leggere i suoi romanzi, perché anche questa è l’America, senza tanti orpelli e lustrini e Caldwell a sue spese ce l’ha voluta raccontare senza vergogna.

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2 pensieri su “Erskine Caldwell | Il piccolo campo

  1. Bello, bello, bello! Bella la copertina, bella la tua recensione! Sono sempre incuriosita e intrigata dalla lettura di autori che, in un modo o in un altro, hanno subito ingiustizie per via dei loro libri. Grazie mille per avermelo fatto scoprire!

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