Cristiano Cavina | Un’ultima stagione da esordienti

Il romanzo “Un’ultima stagione da esordienti” di Cristinano Cavina (marcos y marcos, 254 pagine, 10 euro) è un altro di quei libri acquistati quasi per caso, un po’ perché mi affascina la casa editrice, un po’ perché la copertina è veramente graziosa, con quei gatti colorati che si arrampicano su una porta del giuoco del calcio. Ammetto che l’ho iniziato senza aspettarmi granché, e invece la storia mi è piaciuta tantissimo, tanto che l’ho letto praticamente in un giorno. Amo i libri che sanno sorprendermi, soprattutto quando da loro non mi aspetto così tanto!

Layout 1Titolo: Un’ultima stagione da esordienti

L’Autore: Cristiano Cavina, è nato a Casola Valsenio (Ravenna) nel 1974. Cresciuto a pane, storie e calcio, senza esagerate con lo studio inizia mille lavori prima di pubblicare diversi romanzi e racconti che riscuotono successo. Oggi scrive, ma ci tiene a non considerarsi “scrittore”, e continua a sfornare pizze nell’attività di famiglia e a giocare con il figlio Giovanni

Editore: marcos y marcos

Il mio consiglio: assolutamente da leggere, è una storia bellissima, sull’amicizia e sul senso della squadra, sull’adolescenza che arriva con tutti i suoi problemi. Il tutto raccontato con ironia e gioia di vivere.

L’estate che precedette la nostra ultima stagione da esordienti mettemmo a dura prova la tenuta del campetto di ghiaia, e la pazienza della fauna che popolava il cortile del convento. Per non parlare della flora centenaria. A settembre ci aspettava il terzo e ultimo anno di scuola media. Dopo non saremmo più stati in classe insieme; le scuole di città di avrebbero divisi e ingoiati. Non ne parlavamo mai, perché era un traguardo oscuro e carico di presagi, come partire per il fronte, ma annusavamo nell’aria quella separazione inevitabile e prendemmo l’abitudine di ritrovarci al campetto molto presto. Nell’estate del 1985, cominciavamo a giocare alle sei e tre quarti di mattina. [Cristiano Cavina, Un’ultima stagione da esordienti, citazione pagine 13-14]

L’estate del 1985 è l’ultima stagione in cui potranno stare tutti assieme, i ragazzo di Casola, un borgo arroccato sui monti del ravennate. Hanno tredici anni, ognuno con i propri sogni, i problemi in casa e i ritagli delle donne in intimo del “Postal Market“. Giocano a calcio dappertutto, dove capita, basta un pallone perché l’entusiasmo ce l’hanno sempre addosso. Giocano nel campetto di ghiaia del convento, minacciando di abbattere con un pallonetto la vite centenaria a ridosso della porta oppure i nonni della bocciofila accanto.

Il presidente dell’AC Casola è un allevatore di polli, soprannominanto Rockfeller, mette soggezione e indossa occhiali scuri da golpista; il Mister invece è il profeta degli esordienti, mentre i libri di scuola possono aspettare, anche se a giugno ci sarà l’esame di terza media. Nel settembre dell’85 arrivano le convocazioni per gli allenamenti di preparazione al Campionato Provinciale Esordienti, Stagione 1985/86, proprio il giorno in cui Donna Nuda stende la nonna del Grande Poggio con una cannonata. Il Mister ha chiamato tutti, anche le riserve: il Ragno della Storta, Fattura, Rigo, Piet Cammello mitico primo portiere, la Bomba, Oh te, Rocchettino, Danasi, il Buitre, Michelino e Isola, Donna Nuda il tragico secondo portiere, i gemelli Lamas I e Lamas II, Dardi, Visanello, Claclo e il Povero Patrizio.

E’ Oh te – il numero sei – che racconta la storia di quell’ultima stagione da esordienti con quel tono nostalgico e ironico che si usa per raccontare un evento che appartiene ad un passato bellissimo e glorioso, ma che non tornerà più.

I tredicenni indossano le casacche blu dell’AC Casola, e si preparano a giocare in casa nello scalcagnato campetto “Enea Nannini” o ad andare in trasferta nei paesi vicini, Faenza, Marradi, Borgo Ghibellino; i titolari viaggiano sul Volkswagen scassato guidato da George Balducci, mentre il Mister li minaccia bonariamente e come monito porta sempre con sé una testa di cinghiale imbalsamata, seguiti dalle riserve divise sulla Fort Escort del Barone, padre di Isola,  e sulla Simca di Ghendi, mentre chiude la carovana la Talbot Sunbeam del Killer, un casolano che più che tifare per i ragazzi dell’AC Casola, cerca donne di facili costumi nei paesi delle trasferte.

In quell’ultima stagione i ragazzi si giocano davvero il tutto per tutto per arrivare all’ultima partita, quella più importante sarà contro i loro rivali storici: i ragazzini di Borgo Ghibellino. E in quella importante partita non si giocheranno solo la vittoria del campionato, ma molto di più.

Ovviamente nessuno di noi sapeva cos’era di preciso la vita, però una qualche idea ce l’eravamo fatta lo stesso. Un po’ la conoscevamo. Aveva dodici tacchetti appuntiti per scarpa, e se non eri svelto a passare la palla al compagno smarcato, ti faceva secca la caviglia [Cristiano Cavina, Un’ultima stagione da esordienti, citazione pagina 94]

Come ho scritto nel consiglio, questo è un libro bellissimo: mi piace come Cavina racconta la storia di questa squadra scalcagnata, con scioltezza e rapidità, e con quel filo di ironia che rende la narrazione davvero spassosa e divertente.

Il gioco del calcio è solo l’espediente per mostrare i sogni e le speranze dei ragazzi dell’AC Casola e l’orogolio del Mister che per anni li ha allenati e minacciati allegramente e con simpatia. Un libro da leggere, anche per chi come me non è affatto appassionato di calcio: i veri protagonisti sono i nostri sogni, anche se non bisogna mai farci l’abitudine a sognare, altrimenti “diventano esseri sfuggenti, peggio delle anguille“.

C’è solo una parola che riesce a sfiorare questa storia con la punta delle dita. L’ho sempre rispettata fin da bambino, quando vidi a una sagra di paese un vecchio vestito di blu con una stella argentata pitturata alla bell’e meglio sulla fronte, che dal palmo della mano, senza muoverla, tirava fuori un piccione nero come la pece. Magia. Il Dio del Calcio sapeva dispensare magia più di chiunque altro, nei momenti più impensati [Cristiano Cavina, Un’ultima stagione da esordienti, citazione pagina 248]

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