Merritt Tierce | Carne viva

Il romanzo “Carne viva” di Merritt Tierce (BigSur, 220 pagine, 16,50 euro) rappresenta il primo volume della nuova collana della casa editrice SUR, che finora si era dedicata alla letteratura sudamericana ma ora oltrepassa il confine tra USA e Messico e inizia a pubblicare autori nordamericani (tenete d’occhio le prossime uscite perché sono davvero interessanti). Il romanzo di cui parlo è l’esordio della scrittrice texana, un libro molto coinvolgente narrato in prima persona: è la storia di Marie una giovanissima cameriera che vive e lavora a Dallas, in Texas. In lingua originale ha come titolo “Love me back“, che suona quasi come un grido d’aiuto, perché d’amore ce n’è tanto ma la protagonista non riesce a gestirlo e a provarlo. Allora sorge spontanea una domanda: l’amore, i sentimenti e il dolore in realtà cosa sono? E quante forme d’amore esistono?

Titolo: Cacover5rne viva

L’Autrice: Merritt Tierce è nata in Texas, dove tutt’oggi vive. E’ stata premiata dalla National Book Foundation come uno dei cinque migliori scrittori americani sotto i trentacinque anni. Attivista nella difesa dei diritti delle donne, in particolare sull’aborto, Love me back è stato segnalato come uno dei più importanti libri dell’anno secondo il Chicago Tribune e il San Francisco Chronicle, inoltre è stato finalista al PEN/Bingham Prize come miglior romanzo d’esordio

Traduzione: Martina Testa

Editore: SUR

Il mio consiglio: fortemente consigliato per chi vuole leggere un buon romanzo scorrevole, nonostante la crudezza e le incazzature che immancabilmente vi verranno pagina dopo pagina, soprattutto se siete lettrici. Offre moltissimi spunti su cui riflettere, anche sul mondo della ristorazione, decisamente poco scintillante da come appare dall’esterno

Il mio confessore era Calvin: ogni pomeriggio gli raccontavo dei miei nuovi uomini e non risparmiavo dettagli, né sullo squallore né sulla pericolosità di quello che facevo. Lui mi rimproverava, mi dava della scriterata, mostrava una preoccupazione nei miei confronti che avrei voluto provare anch’io. A Cavlin non nascondevo quanto fingessi. Fingevo che mi piacesse farlo, fingevo di averne voglia, fingevo di venire. Lui non capiva e io non riuscivo a spiegarglielo. Aveva qualcosa a che fare con l’amore e qualcosa a che fare con la disperazione […] Ma non era questione di piacere: era che alcuni tipi di dolore sono il perfetto antidoto per altri. Perciò quando mi davano il numero ed erano vecchi e li avevo visti con delle mignotte, dicevo sì. [“Carne viva” Merritt Tierce, trad. Martina Testa]

Durante un’esperienza di volontariato in Messico, la giovane e intelligente Marie conosce un ragazzo, il suo vicino di posto in aereo. Marie è una ragazza promettente, ha in mente di frequentare l’università utilizzando delle borse di studio e docenti e genitori vedono Marie come una studentessa modello. Ma durante quel viaggio in Messico accade un qualcosa che nessuno si sarebbe mai aspettato da lei. Marie resta incinta e suo padre – dopo averle dato uno schiaffo, l’unico sinora – la costringe a sposare il padre della bambina.

Marie si ritrova a diciassette anni, sposata e con una figlia. La carriera universitaria è bruciata, e con essa tutti i suoi sogni. Non le resta che cercarsi un lavoro, per manternersi e pagare le spese della gestione della casa. Marie non ha mai svolto nessun lavoro e si offre come cameriera in uno squallido bar, il Chili’s. Dopo un anno di matrimonio, inizia a tradire il marito, che nonostante tutto all’inizio cerca di riaggiustare le cose tra loro.

La mattina che non mi alzai e tirai fuori un pacchetto di cracker dal casetto del comodino e misi a mangiari a piccoli morsi senza alzare la testa dal cuscino lui mi disse E’ mio? Non lo so, risposi. Sentivo che stava fissando il soffitto. Mi accompagnò al consultorio per l’interruzione di gravidanza. Se avessi saputo di chi era l’avrei tenuto. Se fosse stato di Damon l’avrei voluto. Se avessi saputo che era di mio marito l’avrei voluto. Ma non potevo volerlo senza sapere. [“Carne viva” Merritt Tierce, trad. Martina Testa

Marie, è schifata della sua vita, senza nessuno spiraglio di felicità, senza ambizioni – quali ambizioni potrà mai avere una ragazzina che serve ai tavoli? – inizia ad odiare il fatto che si odia. Marie non si sente né moglie, né tantomeno madre. Ama sua figlia, pensa a lei anche nei momenti più duri e pesanti, ma non sa come si diventa una vera madre. La allatta, la cambia e la lava ma non le parla nemmeno, quando è piccola tanto non può capire.

Mi versò altra birra addosso e mi mollò uno schiaffo in faccia e mi diede della troia e un altro schiaffo in faccia, io pensai a lei che dormiva nel salotto del papà a mezz’ora da lì. Mi chiesi che pigiama portava e se lui le aveva trovato la sua volpe di peluche preferita [“Carne viva” Merritt Tierce, trad. Martina Testa]

Marie si odia e odia quel corpo nel quale è imprigionata. Tradisce continuamente il marito: Marie frequenta gli aiuto camerieri, gli chef, i gestori dei locali, i facoltosi chirurghi che vanno a mangiare al Chili’s o al Dream Café. Il marito la lascia e si porta via la bambina, mentre lei serve ai tavoli, senza mai prendersi una pausa o mezza giornata libera.

Eppure, Marie non fa vittimismo, non si compatisce, non cerca neppure compassione: i consigli li ascolta ma non li mette mai in pratica, ribadisce più volte che la sua vita è il risultato delle sue scelte, se lei è una cameriera che fa sesso con uomini talvosta disgustosi, si droga, si incide la coscia con una limetta o si marchia a fuoco, è perché l’ha voluto lei, nessuno gliel’ha imposto. E per questo, si odia ancora di più.

Un giorno mi svegliai e dissi Non ce la faccio. Tutto questo non è reale. Sto vivendo la vita sbagliata. Successe così all’improvviso, dalla sera alla mattina, come un serpente che cambia pelle. E se la lascia dietro, strisciando via col suo sangue freddo [“Carne viva” Merritt Tierce, trad. Martina Testa]

Carne viva” è un romanzo raccontato senza pietismo e vittimismo, non ci sono allusioni, ma descrizioni forti e chiare. Con la narrazione in prima persona, entriamo nei pensieri di Marie, comprendiamo il disagio, l’immensa tristizza, i brevi squarci d’amore quando parla della figlia – anche se il percorso per diventare una madre non è certo semplice. Sono le regole che le mancano nella vita reale, non sa come si tratta con gli altri, né con se stessa. Il lavoro è diverso: ci sono regole precise per offrire un servizio perfetto e ottenere laute mance, e Marie conosce solo queste.

Arrivavo alle cinque, lavoravo sodo per tutto il turno ogni sera, a prescindere da quanta gente c’era, e appena finito imboccavo l’uscita senza guardarmi indietro. Non me ne andavo mai senza lucidare i miei tavoli. Neanche una volta. Molte sere ero talmente esausta che non mi ricordavo da che punto avevo cominciato, e mi toccava lucidare tutto il tavolo di nuovo, per sicurezza. [“Carne viva” Merritt Tierce, trad. Martina Testa]

Il romanzo “Carne viva” è anche un interssante racconto sul cosa succede dietro le quinte di un locale: come sono i rapporti tra i colleghi, la rivalità con le mance, quanta droga gira in certi ambienti, e come sia facile procurarsela assieme ad un permesso di soggiorno fasullo, come quello che si procurano i sudamericani che lavorano con Marie.

Carne viva” è un libro difficile da dimenticare, vivo, forte, devastante e realistico nella sua crudezza. Distrugge l’animo di chi legge, lo annienta, e fa incazzate, tanto, proprio tanto, soprattutto se si è una donna.

love me back

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4 pensieri su “Merritt Tierce | Carne viva

    • Ciao! Io l’ho trovato un buon libro, l’erotismo che necessariamente si trova non è invadente. A farla da padrona sono i sentimenti di Marie e penso sia venuto fuori un bel ritratto di una donna che sa che tutto ciò che la circonda l’ha provocato o voluto lei 🙂

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  1. A essere sincere dalla copertina e dal titolo non mi ispirava affatto. Dopo aver letto la tua recensione invece il libro mi ispira e penso che sia sempre meglio andare oltre le apparenze, anche se si tratta solo di romanzi 🙂 ciao!

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  2. Ciao Marta! Grazie per il commento 🙂
    Io confesso che dopo aver letto il romanzo avrei mantenuto il titolo originale “Love me back” anziché tradurlo con “Carne viva” che forse è un po’ fuorviante. Titolo o no, io sono rimasta soddisfatta del romanzo e son felice di esserti stata utile!!
    Ciao!

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