Diego Barbera | Ti scriverò prima del confine

Ci sono quei libri che non conosci ma arrivano sulla tua strada quasi per puro caso. Quei libri che suscitano curiosità sin dalle prime pagine, per come sono scritti e per la storia che raccontano, quelli che appena apri la pagina la tua mente inizia canticchiare una canzoncina ascoltata tanto tempo fa durante le ore di arte al liceo (Muore il giorno,/credo che anche stanotte sognerò te./Finirà il mondo/ma le tue mani non le stringerò mai, io lo so./Io e te su una spiaggia deserta/Chissà se sai, chissà se vuoi…).

Insomma, il romanzo “Ti scriverò prima del confine” di Diego Barbera (Casa Sirio, 267 pagine, 14 euro) è tutto questo e molto di più.

diegobarbera

Titolo: Ti scriverò prima del confine

L’Autore: Diego Barbera è nato a Torino. Giornalista e sportivo, spesso unisce le passioni firmando articoli come giornalista sportivo. Prima o poi tenterà di battere il record di percorrenza della Panamericana con la bici.

Editore: Casa Sirio

Il mio consiglio: è un libro veramente bello che consiglio; i romantici ci troveranno una delicatissima storia d’amore, gli altri le risposte a domande come: “come si diventa eroi” e soprattutto “quanto dura un eroe per la TV

Ero nato la seconda volta da meno di un mese ma la mia esosfera sapeva di antico. La gente continuava a raccontarmi e a spiegarmi chi fossi, quasi a farmene convincere o come non avessi memoria. Ma sapevo chi ero e qualla che stavo guardando negli occhi era soltanto una persona maldestra e sgradebole, che non assomigliava più né fuori né dentro a quella che era prima del Fatto. Alcuni giorni mi sentivo impostore, ma quella sera mi resi conto che, in fin dei conti, non avevo chiesto io tutto quello che stava capitando e non era stata mia l’intenzione di idealizzare ciò che avevo combinato. Conoscevo i miei motivi. Ero consapevole del perché avevo fatto quello che avevo fatto, ma mi ero limitato a raccontare ciò che le persone volevano sentirsi dire. Se all’inizio non mi era costata alcuna fatica, in quel momento preciso, davanti allo specchio, quel peso gravava su di me tutto in una volta. [Ti scriverò prima del confine, Diego Barbera, citazione pagina 39]

C’è un ragazzo di venticinque anni che involontariamente è stato coinvolto in un Fatto che gli ha cambiato la vita. C’è la ragazza della stanza 27 che si esprime solamente attraverso disegni o lunghe lettere.

I due si incontrano in una clinica, lui a causa dei problemi medici derivanti dal Fatto e lei perché ha smesso di parlare da tempo. Lei si chiama Giulia e quando conoscerà lui il suo piccolo mondo cambierà; Giulia vuole farsi raccontare da lui tutti i retroscena del Fatto, vuole capire come mai ha commesso quel gesto che poteva o portarlo alla morte o farlo diventare un eroe. Giulia pone però alcune regole: niente nomi. Quindi lui, M***o, dovrà raccontare tutta la sua storia, pezzo per pezzo, a Giulia senza mai fare un nome ad eccezione di quello di lei.

Attraverso i capitoli che si susseguono con pathos crescente, M***o racconta a Giulia e a noi la sua storia. Da A.J., il suo primo amore alle scuole elementari, alle altre ragazze che ha avuto. Ma M***o racconta anche del suo lavoro e del suo amico D**o, del suo desiderio di imparare a lavorare il legno e infine del perché il giorno del Fatto si trovava lì e di cosa è successo davvero con Biondina, Cappello Verde e tutte quelle pallottole.

Il romanzo di Diego Barbera cattura il lettore in un vortice di curiosità e la prima cosa che mi sono chiesta – mentre ancora leggevo la trama – è proprio stata: ma come si scrive un romanzo ambientato quasi interamente in una clinica senza annoiare mai? A parte qualche repentino cambio di scena, le ambientazioni infatti sono i corridoi della clinica, gli orari rigidi, gli infermieri che vanno e vengono ad ogni ora, e quell’odore persistente di disinfettante. Ma pagina dopo pagina, mi sono sentita sempre più curiosa di conoscere che cosa avesse combinato M***o per essere così malridotto in una clinica medica e sempre più interessata al come sarebbe andata a finire con Giulia (mi sembrava un tantino innamorato, M***o).

Ma oltre alla bella storia d’amore, d’affetto e d’amicizia tra Giulia e M***o (che nelle ultime pagine, in quel finale aperto, mi ha commossa per la sensibilità con cui l’autore scrive), tra le righe del romanzo “Ti scriverò prima del confine“, Diego Barbera critica il circo mediatico che sembra crearsi dopo ogni drammatico fatto che accade. Quante volte chi commette qualcosa o suo malgrado si trova coinvolto in un evento, viene assediato dalle televisioni, dai giornalisti e dal popolo che chiede ogni sorta di dettaglio sulla vicenda, anche il più macabro? Per poi vedersi dimenticato quando, qualche giorno dopo, un altro fatto cattura la prima pagina… Così succede a M***o: assediato dai giornalisti, protetto adirittura da un Gorilla e sistemato in una clinica prestigiosa molto discreto.

Nel bellissimo e commovente finale aperto, è il lettore che sceglie per il lieto fine o meno. Io mi sono commossa e ho scelto il lieto fine, mentre M***o, un po’ poetico e dubbioso, stava dietro quella porta chiusa e imparava anche che gli eroi durano poco, anzi pochissimo: giusto il tempo di risistemare i caratteri mobili della stampa per il prossimo strillo sul giornale.

Ti sognerò, anche se sarai al mio fianco. Ti accompagnerò, ma ti lascerò scoprire sentieri nuovi da sola. E, nel caso, lascerò che tu ti perda. Ricorderemo raramente i primi tempi della clinica. Arriveremo a pensare che quel tempo non sia mai esistito. In fondo era luce, era un fischio. Una voce ininterrotta nella notte. [Ti scriverò prima del confine, Diego Barbera, citazione pagina 264]

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