Simona Garbarini | Il posto giusto

Ci sono luoghi dove immancabilmente mi commuovo sempre. Posso esserci stata una, dieci, mille volte, ma l’emozione prende il sopravvento e i gesti si ripetono in modo meccanico: la vista che si fa tremolante e acquosa, la mano che cerca i fazzoletti di carta nella borsa e la mente che rivive le sensazioni tristi come se fosse la prima volta. La vista della lapide del Grande Torino a Superga a me fa questo effetto.

Il romanzo “Il posto giusto” di Simona Garbarini (CasaSirio editore, 191 pagine, 13 euro) racconta una storia ambientata a Torino molti anni dopo la tragedia del Grande Toro, ma che spesso rivive nella mente dei protagonisti. Ed è così che mi son rimessa a pensare al Grande Toro e a quanto io ami la città di Torino: magari, la prossima volta che ci farò un salto, farò attenzione a chi si allena nei campetti sterrati di periferia, potrei incontrare un ragazzo ed un bambino piccolo che giocano a pallone indossando una maglietta granata…

toro ale

Titolo: Il posto giusto

L’Autrice: Simona Garbarini è stata animatrice, traduttrice, insegnante di scrittura creativa e pediatra. L’unica cosa che è rimasta sempre viva in lei è la passione per la scrittura. Il posto giusto è stato finalista alla 22° edizione del Premio Calvino. Questo è il suo primo romanzo edito con CasaSirio edizioni

Editore: CasaSirio edizioni

Il mio consiglio: consigliatissimo anche per giovani lettori, a chi ama Torino, le sue periferie e i campetti polverosi, la bruma che sale dal Po in inverno e le torride estati; un romanzo ricco di sentimenti inespressi ma sottointesi, una storia che racconta quanto sia difficile essere un padre come essere un figlio

Sarebbe rassicurante chiudere qui la storia, con un finale improntato alla felicità e all’illusione di una vita dove anche il più infimo dei demoni può essere sconfitto. In effetti, ci furono degli anni in cui tutto sembrò filare per il verso giusto. Anni di lusinghiere relazioni di assistenti sociali e psicologi, “Toni sbrigati! Siamo in ritardo, non farmi fare l’ennesima figuraccia”; anni di progressi a scuola, di colloqui ottimisti con le insegnanti, “Mi ha giurato che s’impegnerà di più”; anni di voti stiracchiati, di bigliettini, di gite scolastiche. Anni di calcio, nei quali la carriera di Toni progrediva senza affanni. Nessuno metteva in dubbio il suo talento. A sedici anni Toni era già centravanti nella Primavera; le sue azioni al Filadelfia erano applaudite da ragazzine adoranti e da vecchi borbottoni. Era una gioia vedere mio figlio tra quei sedici eletti, a un passo dal professionismo, a due passi dalla gloria. [Il posto giusto, Simona Garbarini, citazione pagina 33]

Torino, anni ’80. Guido è un ex-primario che a causa di una malsana abitudine è stato allontanato dall’ospedale in cui lavorava, e ora si ricicla come medico sportivo per le giovanili del Torino Calcio. Toni è un ragazzino che ha un padre tossicodipente e assente, ma che compare solo quando è ora di maltrattarlo, il ragazzino quasi non sa leggere e scrivere, ma ha dei piedi d’oro.

I due, entrambi con storie difficili alle spalle, si incontrano in un polveroso campetto alla Falchera, la periferia Nord di Torino, e Guido quando lo vede la prima volta sente che Toni ha davvero bisogno di aiuto, così avvia le lunghissime pratiche per l’affido.

Il piccolo Testa di Medusa nei cortili del Filadelfia accenna appena un saluto, eclissando subito lo sguardo. Lo incontro per caso. Ufficialmente io sono solo il medico della Primavera e i giocatori delle altre squadre li visito soltanto per il certificato d’idoneità agonistica, oppure quando s’infortunano. Mi piace, il ragazzo Medusa. Mi è simpatico anche se all’epoca penso che non mi può soffrire. Mi piace anche perché sembra un reietto sociale che si nasconde sotto i panni del vincente, proprio come me. [Il posto giusto, Simona Garbarini, citazione pagina 27]

Guido vorrebbe essere un buon padre, ma a Toni non interessa diventare un buon figlio: l’unica cosa che conta per il ragazzo è il calcio, anche a costo di passare sopra i sentimenti degli altri con un rullo compressore. Ma quando sembra che la carriera di Toni stia andando per il verso giusto, accade qualcosa nel cuore del ragazzo e in pochi mesi piomba nell’abisso. Eppure Guido, con l’amorevole passione di un padre, cerca di aiutarlo a superare queste crisi e lo allontana da Torino grazie ad un ingaggio ottenuto con la Triestina calcio.

Quando Toni torna a Torino, anni dopo, trova tutto molto cambiato: dalla città, alla sua squadra e soprattutto le persone che un tempo gli erano vicine. Il suo amico Rico, suo padre Guido, la sua ex-fidanzata Lisa… Forse è il caso di mettere da parte l’ego, di smettere di vantarsi della Porsche grigia che è riuscito a comprarsi con i soldi dei vari ingaggi calcistici. E’ ora di iniziare a provare dei sentimenti veri, reali, perché Toni non ha il cuore di pietra, semplicemente non sa amare. Ma saranno proprio due bambini, l’irruento Andrea e il malaticcio Pietro, entrambi appassionati di calcio, ad iniziare ad insegnare a Toni cosa vuol dire amare…

Soltanto Toni riusciva a fare qualcosa in quella situazione. Non era solo quello che procurava i biglietti in Tribuna a un bambino sfortunato. Non solo gli insegnava a prendere a calci una palla, curandosi che il suo respiro non s’intoppasse. Toni sapeva portare in giro Pietro sulla sua macchina sportiva, coprendolo bene perché non prendesse freddo. Era quello che una mattina l’aveva portato a fare colazione fino a Superga, per vedere la bruma che si alzava dalla città e la tomba del Grande Torino. Era l’unico che sapeva muovere le mani senza vergogna, per strizzare fuori da quei polmoni smilzi secrezioni putride tanto maledette quanto pericolose. Pagava soggiorni termali, terapie innovative, marchingegni dal nome astruso e dall’utilità dubbia: non esitava a scommettere su di un bambino su cui nessuno avrebbe scommesso più. E così, quando pensavi di avere inquadrato il mio ragazzo, lui se ne usciva con storie di questo tipo. Nuove, inaspettate. Ma ancora non capivo. [Il posto giusto, Simona Garbarini, citazione pagina 146]

Dalle pagine del romanzo traspare la grande passione per il calcio, per il colore granata, e la Torino degli ’80 fa da sfondo silenzioso ma costante. Eppure, “Il posto giusto” non è un semplice romanzo che parla del Torino calcio e del sogno di un ragazzo disadattato che vuole diventare un calciatore: è un romanzo fatto di persone e dei loro sentimenti che spesso faticano ad essere espressi e molte volte vengono mal interpretati. E’ una storia, dal finale amarognolo, che parla anche di temi importanti quali tossicodipendenza e alcoolismo, e che racconta di quanto sia difficile essere un padre come essere un figlio, e di quanto fatica si debba fare per trovare il nostro posto giusto nel mondo.

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