Mauro Libertella | Scritto sulla tua terra

Quando in un libro piccolino e breve si concentrano grandi emozioni e in poche righe asciutte vengono descritti temi importanti, nascono libri come “Scritto sulla tua terra” di Mauro Libertella (Caravan edizioni, trad. Vincenzo Barca, 90 pagine, 9,5 euro). In novanta pagine, Mauro Libertella concentra e condensa tutto l’amore e la stima che ha avuto per suo padre, lo scrittore argentino Hector Libertella, scomparso nel 2006.

Titolo: Scritto sulla tua terra

L’Autore: Mauro Libertella è nato in Messico nel 1983. I genitori si erano esiliati durante la dittatura. Oggi vive a Buenos Aires. Scritto sulla tua terra è il suo primo romanzo

Traduzione: Vincenzo Barca

Editore: Caravan edizioni

Il mio consiglio: per chi cerca una lettura breve ma intensa, una storia struggente d’amore di un figlio verso il padre, un romanzo denso di ricordi che scaldano il cuore

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Avevo ventitré anni, esattamente la stessa età alla quale mio padre aveva pubblicato il suo primo libro e ricevuto il suo primo importante premio letterario, il premio Paidós. Questa sua precocità letteraria era stata per me fino ad allora come una bestia che mi correva dietro, col fiato sul collo. Avevo già raggiunto quell’età, e niente. Avevo passato tutto l’anno precedente tartassato da quell’assillo e l’età mi si parava davanti come un buco nero. I ventitré erano in qualche modo, e anticipatamente, la mia età-sintomo. Perché era stata quella l’età del suo decollo, il momento in cui aveva pubblicato il suo primo libro, aveva ricevuto migliaia di banconote, era partito per un viaggio all’estero e, al ritorno, si era trasferito a Buenos Aires. A ventitré anni lui aveva avuto il suo primo romanzo e io avevo avuto la sua morte [Scritto sulla tua terra, Mauro Libertella, trad. Vincenzo Barca, citazione pagina 52-53]

Mauro e sua sorella Malena hanno da sempre vissuto all’ombra di un padre famoso per le sue storie e per le sue ubriacature. L’alcool in casa Libertella non mancava mai, e nonostante le frequentazioni dei gruppi di aiuto degli alcolisti anonimi, Hector Libertella non è mai riuscito a smettere di bere e di fumare decine di sigarette al giorno.

Quando un giorno si sente poco bene e prende il bus per andare al pronto soccorso, i medici invitano Mauro all’ospedale e senza mezzi termini dicono che l’acqua nei polmoni di Hector non è affatto un buon segno. Da qui in avanti per Mauro e Malena inizia un periodo difficile, fatto di peggioramenti giorno dopo giorno.

In “Scritto sulla tua terra” Mauro Libertella racconta in tono asciutto e quasi asettico le vicende legate alla malattia del padre, ai medici, agli ospedali e alla casa in disordine colma di medicine che nessuno userà mai. Ma il tono di Mauro si fa più caldo, più intenso, a tratti quasi commovente, mentre racconta di quel padre che pur amando le bottiglie e i bar non ha mai smesso di amare i suoi figli.

Mauro non avrebbe nemmeno voluto diventare scrittore e laurearsi in lettere, temendo il paragone con il padre, noto come scrittore in patria ma poco conosciuto da noi in Italia. Ma è proprio Hector che aiuta Mauro nei primi passi come scrittore: sin da quando esordisce nei giornali locali a quando firma articoli e pezzi più importanti.

Un’altra volta, un po’ di tempo prima, quando stavo per pubblicare il mio primo servizio importante su una rivista, gli sottoposi la prima versione per vedere se poteva segnalarmi qualche errore. Fu l’unica volta che gli diedi un mio testo perché intervenisse prima della pubblicazione. Ho il sospetto che fu volutamente cauto e mi segnò solo i punti in cui il testo si mostrava davvero attaccabile. Quello che invece mi scrisse in margine all’ultimo paragrafo, con un tratto rosso e molto marcato, era che la chiusura dell’articolo era sdolcinata. Allora lo rilessi e, in effetti, era il colmo del melenso. Quella minuscola osservazione, schietta ed eloquente al tempo stesso, ebbe un effetto protratto e di vasta portata sul modo in cui rileggevo i miei testi. Potrei dire che da quel momento in poi, cominciarono a esserci i suoi occhi a guardarmi, nascosti tra le righe [Scritto sulla tua terra, Mauro Libertella, trad. Vincenzo Barca, citazione pagina 51]

Attraverso le fotografie degli amici del padre, degli scritti pubblicati e dei romanzi rimasti inediti che Hector ha pazientemente rilegato e lasciato in eredità a Mauro, quest’ultimo dipinge un bel ritratto dolce e a tratti crudo di suo padre. Quel padre mancato troppo presto, consapevole che il tipo di vita che conduceva lo avrebbe portato alla morte e gli avrebbe impedito di vedere i successi dei suoi figli.

A tratti sento ancora che questo cognome non mi appartiene. Mi capita di sentirmi uno straniero, un usurpatore di quelle dieci lettere latine. Una volta lui aveva detto: «Etimologicamente, Libertella significa libro per la terra. Questo è il libro che innaffio tutti i giorni». Quando qualcuno mi dice: «ehi, Libertella», mi sembra che si stiano rivolgendo a lui o, più esattamente, che stiano parlando di lui. Anche se non è un cognome strambo, non è nemmeno comune. Per me, il suono del mio cognome è cristallizzato nella vita sociale di mio padre e mi costa fatica staccarlo da lì.
Lui aveva sempre giocato con l’idea di indagare con serietà l’origine genealogica della famiglia, ma alla fine preferiva ciò che più lo seduceva: il gioco di parole, il nome come pura parola […] È il concetto borgesiano secondo il quale l’assenza di tradizione ci autorizza a tutto, piuttosto che limitarci. Forse, con queste teorie un po’ bislacche, mio padre mi stava dicendo che giocava con il nostro cognome a modo suo, ma che i risultati di quel gioco non erano congelati nel tempo. Dopo la sua morte, perciò, il cognome Libertella torna al punto zero. Spetterà a me inventargli nuovamente un’origine, una narrazione, così da innaffiare tutti i giorni, a modo mio, il libro per la terra [Scritto sulla tua terra, Mauro Libertella, trad. Vincenzo Barca, citazione pagina 73-74]

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