Jenny Offill | Sembrava una felicità

Oramai è un dato di fatto: la casa editrice NNEditore pubblica romanzi veramente stupendi. Ho finito di leggere da poco “Sembrava una felicità” di Jenny Offill (NNEditore, traduzione Novajra, 163 pagine, 16 euro) e ne sono rimasta colpita ed entusiasta. La scrittura così spezzettata ma fluida mi ha tenuta incollata alle pagine con un’attrazione quasi magnetica, e non posso che trasformare questa recensione in un invito di lettura.

Titolo: Sembrava una felicità

L’Autrice: Jenny Offill è autrice del romanzo Last Thing scelto come Notable Book dell’anno dal New York Times e finalista per il Los Angeles Times First Book Award. Coeditor di varie antologie di saggi, ha scritto libri per bambini e insegna Scrittura alla Columbia University, alla Queens University e al Brooklyn College. Sembrava una felicità è finalista al Folio Prize.

Traduzione: Francesca Novajra

Editore: NNEditore

Il mio consiglio: per chi ama l’America, il Midwest, i Motel lungo del strade polverose e le mattinate in cui nevica; per chi da piccolo sognava di andare ad esplorare l’Universo a bordo di una navicella spaziale; per chi non ha rinunciato ai sogni, nonostante tutte le avversità.

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Ti ascoltavo alla radio a mezzanotte. Una volta avevi mandato in onda la registrazione di uno scontro di atomi. Un’altra, del vento tra le foglie. Registrazioni sul campo, le chiamavi. Il mio appartamento era una ghiacciaia e ascoltavo la tua trasmissione a letto, con le coperte tirate su fino al mento. Mi mettevo guanti, cappello e calze di lana grossa da uomo. Una notte avevi trasmesso un pezzo scritto per me: il suono del camioncino dei gelati che si sovrapponeva ai gabbiani di Coney Island e alla ruota panoramica in movimento [Sembrava una felicità, Jenny Offill, trad. Francesca Novajra, citazione pagina 18].

E’ la voce di una donna che ci racconta la sua storia in prima persona. Una donna che non avrà nome, come non avranno nome suo marito, sua figlia, il suo amico filosofo e tutti gli altri personaggi, tranne una delle studentesse della donna, Lia.

All’inizio della storia, la donna è giovane, ha grandi ambizioni: sogna di diventare scrittrice, anzi “un mostro d’arte“. Ha un appunto accanto alla sua postazione di lavoro: “Pensa al lavoro non all’amore!“, perché a lei la sua carriera sembrava una felicità più consistente. Ma nonostante tutto, si innamora. Si sposa. Resta incinta e partorisce una bambina. Continua a lavorare, con i suoi studenti, ma le sue ambizioni si affievolosicono. Uno pseduo-astronauta le commissiona la stesura di un libro, ma non è questo che la donna intendeva per divenire “mostro d’arte”.

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Morning in yellow – Jeremy Mann

Erano al bar il giorno in cui lui gliel’aveva chiesto. Quando sei stata davvero felice? Avrebbe dovuto capirlo in quel momento, c’era qualcosa nella sua espressione, nel modo in cui l’atmosfera era cambiata [Sembrava una felicità, Jenny Offill, trad. Francesca Novajra, citazione pagina 84].

Diventa difficile intersecare le sue ambizioni con la vita casalinga, il suo lavoro con le attenzioni che giorno per giorno esige la bambina. E poi, un accenno di tradimento e tutto ciò in cui lei credeva – o almeno, pensava di credere – le crolla addosso. La ricerca della felicità, di ciò che ha sempre desiderato ma che teme di non riuscire più a raggiungere, intrappolata in una vita che sente di non appartenerle.

A volte il marito e la moglie si incontrano nel parco dall’altra parte della strada. Lui va lì a fumare, lei a fissare gli alberi. Lui le chiude i tre bottoni del cappotto. Mi ama, non mi ama, mi ama, non mi ama. Fanno fatica a trovare il coraggio di entrare nel loro Piccolo teatro dei sentimenti feriti. Scherzano che dovrebbero solo fuggire in Messico e dimenticare tutta questa stupida storia [Sembrava una felicità, Jenny Offill, trad. Francesca Novajra, citazione pagina 91].

Jenny Offill è bravissima nel presentare i penseri della donna, cambiando prospettiva nel momento più ricco di pathos della storia, per poi tornare alla fine in prima persona. E’ il lettore che indovina e si costruisce l’intera vicenda, perché i pensieri della donna sono brevissimi paragrafi intervallati da spazi con continui cambi di luogo e tempo.

E’ una vita che la Offill sceglie di descrivere con una scrittura colma di pura poesia, intervallata da citazioni di autori e filosofi ben noti, oppure con curiosità che stimolano il lettore e a tratti lo fanno sorridere. Un romanzo che è una raccolta di momenti quotidiani, momenti che brillano di luce propria come le stelle del cielo del Midwest.

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Back Alleys, New York – Jeremy Mann

Sembra un quaderno, uno zibaldone di emozioni, un diario colmo di sfoghi, o un flusso di coscienza inarrestabile. Sembrava una felicità e forse lo era, o lo sarebbe potuto essere, o lo potrà diventare, appianando le difficoltà e imparando a capire ciò che davvero si desidera.

 Con la pioggia tornano le zanzare e la moglie tira fuori la trappola elettrica per insetti che le aveva dato lo pseduo-astronauta. Ci sono ancora tanti scatoloni in solaio. Dovrei essere più efficiente, pensa. Il marito monta il vecchio telescopio. Qui non c’è inquinamento luminoso. La moglie guarda in cielo. Ci sono più stelle di quante ne potranno mai servire [Sembrava una felicità, Jenny Offill, trad. Francesca Novajra, citazione pagina 142, 143].

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2 pensieri su “Jenny Offill | Sembrava una felicità

    • Ciao Marta, grazie del tuo commento 🙂
      Sembrava una felicità mi è piaciuto tantissimo, uno dei libri più belli letti quest’anno. Spero piacerà anche a te! Fammi sapere, se ti va!

      Mi piace

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