Elisabetta Bucciarelli | La resistenza del maschio

Il secondo libro che leggo edito da NNEditore è “La resistenza del maschio” di Elisabetta Bucciarelli (NNEditore, 234 pagine, 13 euro) mi è piaciuto tanto quanto il primo che ho letto una settimana fa, “La Madonna dei mandarini” di Antonella Cilento.

La resistenza del maschio” è un libro trascinante e coinvolgente, tanto che l’ho iniziato ieri sera appena tornata dal mio viaggio a Creta e son talmente rimasta invischiata nella vicenda da essere già qui a parlarvene. La storia raccontata magistralmente da Elisabetta Bucciarelli incuriosisce sin dalle prime pagine, tanto come non mi capitava da un po’ di tempo iniziando un nuovo libro.

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Titolo: La resistenza del maschio

L’Autrice: Elisabetta Bucciarelli scrittrice e sceneggiatrice, collabora con testate di cinema, arte e psicologia. Oltre a “La resistenza del maschio”, ha anche pubblicato romanzi e saggi per diverse case editrici italiane

Editore: NNEditore

Il mio consiglio: è il libro perfetto per chi ama Milano e suoi cieli azzurri nascosti dalle nuvole grigie, chi cita spesso le canzoni nei discorsi, chi parla con gli sconosciuti mentre si trova in una sala d’aspetto, per chi sa di amare qualcuno che non esiste ancora

“C’è una geometria in ogni circostanza della vita. E ogni esistenza ha una sua forma geometrica” dice quasi tra sé ma lo sentono tutti […] “Questo è un altro motivo per cui credo sia importante insegnarvi a misurare le distanze, una volta che avremo stabilito come si procede e ci saremo allenati a farlo, tutto sarà più semplice. Non solo nella professione. Ricondurre l’esistenza a un segno è un’operazione di sintesi. Noi siamo ancora fermi all’analisi, riconoscere le parti, trovare le invarianti, ecco cosa mi aspetto da voi”. E’ convinto che ci siano molti segreti nella misura degli oggetti. Lui misura per trovare qualcosa che sente ma non conosce ancora. Per cogliere le relazioni tra le cose e tra le persone. Per trovare il suo posto nello spazio. [La resistenza del maschio, Elisabetta Bucciarelli, citazione pagina 45]

L’Uomo è un professore universitario e curatore di mostre d’arte, una persona precisa che misura tutti gli oggetti e gli edifici architettonici che gli capitano sulla sua strada. La Moglie è una quarantenne che non è mai riuscita ad esaudire il suo unico desiderio: avere un figlio dell’Uomo che ha sposato. L’Uomo non vuole figli, non vuole che nessun essere umano dipenda da lui, preferisce essere libero. Tra la Moglie e l’Uomo questo figlio che non esiste – ma del quale aleggia in casa la presenza quando compaiono giocattoli e un box di plastica – genera attriti che causano crepe nel loro rapporto, tanto da minarlo dalle fondamenta, assieme a due altri eventi: un furto in casa che permette alla Moglie di scoprire dei documenti dell’Uomo e un incidente automobilistico occorso ad una donna.

Una notte, infatti, l’Uomo assiste ad un incidente automobilistico nella periferia sud occidentale di Milano. Il veicolo di una donna si schianta contro un palo della luce, l’Uomo e una prostituta chiamano i soccorsi. La donna è riversa sull’asfalto, i palmi delle mani in alto verso un cielo nero come pece, in una posa drammatica simile all’Ofelia di Millais. Da quel momento, tutto il mondo ordinato dell’Uomo si disintegra: conoscere la donna dell’incidente diventa la sua ossessione e fa di tutto per scoprire se è sopravvissuta dopo l’intervento dei paramedici, tanto da utilizzare l’Amico, un medico dell’ospedale dove è stata ricoverata, per scoprire com’è andata a finire.

Una dispersione d’amore, un gesto antico e una libertà nuova. Ha voglia di sentire Effe. Gli torna sempre il desiderio, non smette mai. Se avesse avuto un’altra vita da offrirle, avrebbe cercato un figlio con lei. Se avesse avuto un’altra vita da offrirle non avrebbe fatto errori. Le dirà questo, le dirà tutto quello che serve per rendere il loro amore perfetto. [La resistenza del maschio, Elisabetta Bucciarelli, citazione pagina 207]

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Un’immagine notturna di Milano (foto: Marco Delucia, tratta dalla pagina Facebook “Milano da Vedere)

Tre donne, invece – Chiara, Marta e Silvia – trascorrono un pomeriggio intero in attesa del medico, in una sterile sala d’aspetto. Il medico non arriva, l’infermeria esce a cercarlo, salta la luce, le donne restano quasi al buio. Nel frattempo, si confessano, raccontano le storie dei loro maschi, sviscerano le loro storie d’amore, storie che le hanno illuse e deluse.

Con l’avanzare della narrazione, molti tasselli corrono al loro posto e il lettore inizia ad intravedere un disegno ben preciso. Personaggi quali l’Amico, l’Uomo, la donna dell’incidente, e le tre donne dell’ambulatorio del medico, pian piano mostrano i loro caratteri, si spogliano simbolicamente delle loro vesti per mettere a nudo l’anima e i pensieri. Ed emergono le interconnesioni tra di loro, quasi senza che ne siano consapevoli.

“Ci siamo parlati centinaia di volte, scritti milioni di parole e non so nemmeno che faccia hai”. “Cosa importa sapere che faccia ho?” “Devo sapere che faccia hai per pensarti” dice lei “non si può pensare qualcosa che non ha un’immagine” [La resistenza del maschio, Elisabetta Bucciarelli, citazione pagina 155]

La resistenza del maschio” è un libro, come dicevo, estremamente coinvolgente e ben scritto, che procede come una serie di piccole matrioske, l’una dentro l’altra, svelando pian piano i dettagli; Elisabetta Bucciarelli racconta una storia dove alcuni protagonisti non hanno nome, proprio perché in loro possono identificarsi molti Uomini e molte Donne. Aleggia un senso di solitudine e straniamento, in tutti i protagonisti: amareggiati, delusi, illusi, ma che non soffocano la loro incredbile voglia di continuare ad amare.

Un libro senza dubbio perfetto per chi ama Milano e suoi cieli azzurri nascosti dalle nuvole grigie, chi cita spesso le canzoni nei discorsi, chi parla con gli sconosciuti mentre si trova in una sala d’aspetto, per chi sa di amare qualcuno che non esiste ancora.

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Il ponte di ferro della stazione ferroviaria Milano Garibaldi (foto: Franco Bardazzi, tratta dalla pagina Facebook “Milano da Vedere”).

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