Marco Peano | L’invenzione della madre

Quando ho terminato di leggere “L’invenzione della madre” di Marco Peano (minimum fax, 252 pp., 14 euro) il mio cuore di lettrice si è letteralmente diviso a metà: mi sentivo vuota ma al contempo colma di speranza. Leggere “L’invenzione della madre” è come fare un lunghissimo viaggio, costellato di piccolissime gioie e grandissimi dolori; un viaggio difficile, ma necessario per reinventare ogni giorno la nostra vita.

71VZUSmEaZLTitolo: L’invenzione della madre

L’Autore: Marco Peano è nato a Torino nel 1979. Si occupa di narrativa italiana presso la casa editrice Einaudi. “L’invenzione della madre” è il suo primo romanzo.

Editore: minimum fax

Il mio consiglio: per me è uno dei libri più belli letti negli ultimi tempi

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(Come avrebbe potuto spiegarle, Mattia, l’idea folle e magnifica che aveva avuto? Da giorni stava tentando di capire in quanto tempo i palloncini, una volta gonfiati, si afflosciano. E se c’è un modo perché ciò non accada. Osservando la madre respirare, gli era venuto in mente di riempire dei palloncini con il suo fiato, per poi tenerli da qualche parte come provviste per l’inverno. Quando la mancanza sarebbe stata insostenibile, Mattia avrebbe potuto prendere uno di quei palloncini preziosi, avvicinarlo alla bocca e aspirare quel fiato. Inalare sua madre). [“L’invenzione della madre”, Marco Peano, citazione pagina 130]

Mattia è un ragazzo giovane – figlio unico – che ha rinunciato al sogno di frequentare la suola di cinema e oggi lavora in una videoteca in un paese poco distante dal suo. Sin da bambino, Mattia ha imparato a convivere con i problemi di salute della madre, senza però mai perdere la speranza che lei – con la sua forza – li avrebbe superati tutti, uno per uno. Ma la vita della madre di Mattia è una vera e propria corsa ad ostacoli: ad ogni salto che deve compiere per superare l’ostacolo, la madre è sempre più spossata, più stanca, ha sempre meno forza di combattere. E ad ogni ostacolo, immediatamente se ne aggiunge un altro, e un altro ancora, sembra una corsa folle e senza fine. Anzi, la fine c’è, esiste, non si vede ancora perché c’è chi tenta il tutto e per tutto per tenerla sempre più lontana.

Attraverso un sapiente uso di flashback ben calibrati, veniamo a conoscenza dell’intera anamnesi della madre di Mattia: alcuni ostacoli superati, le gioie, le vacanze assieme, i pranzi e le cene con gli amici, e poi di nuovo lo spettro di un nuovo ostacolo e ogni volta con l’asticella sempre più alta e faticosa da saltare.

Tornati a casa, avevano continuato a sbirciare a turno il foglio dell’esito, inutilmente. Quella sera ogni membro della famiglia – di nascosto l’uno dall’altro – si era messo alla ricerca di maggiori informazioni sul significato del referto, ciascuno ricorrendo a mezzi diversi. Mattia si era chiuso in camera sua, e si era rivolto a internet. Il padre aveva preso a sfogliare l’enciclopedia medica che teneva in uno scaffale del suo studio. La madre, in camera da letto, si era messa davanti allo specchio per interrogare il proprio corpo. [“L’invenzione della madre”, Marco Peano, citazione pagina 83]

Dopo la fine dell’ultimo ricovero ospedaliero, la madre di Mattia – ora confinata in un letto dal quale sa che non si alzerà più – vorrebbe ancora combattere e non perdere la speranza, ma il suo corpo sembra ribellarsi e non le dà tregua un attimo. L’ostacolo, anzi gli ostacoli, che deve affrontare sono il cancro e quelle metastasi che si sparpagliano in tutto il suo corpo, che sembra che i raggi X e le chemioterapie non intacchino minimamente.

Mattia sa di avere poco, pochissimo tempo da trascorrere con la madre; il tempo scappa via, corre veloce, e Mattia, quel figlio così premuroso, si inventa ogni giorno nuovi modi per ricordare la madre quando lei purtroppo non ci sarà più. Mattia cerca di immagazzinare più ricordi possibili, quelli di quando era un bambino che per rabbia aveva distrutto le musicassette preferite della madre, sino ai giorni in cui si è ritrovato costretto ad imboccare la madre perché i dolori non la lasciavano in pace.

Ogni giorno, col pensiero, Mattia inventa per sua madre nuove vite: lui che da lei è nato, lui che da lei è stato inventato, la fa costantemente rinascere perché possa continuare ad esistere, almeno nell’invenzione. Perché sa bene che quando anche il padre non ci sarà più, e quando Mattia stesso non ci sarà più, nessuno potrà mai ricordare ciò che lei è stata. [“L’invenzione della madre”, Marco Peano, citazione pagina 149]

Mattia è il protagonista di questo romanzo grandioso, potente e sincero nel quale, eccetto lui, nessuno ha un nome. La madre è semplicemente la madre, il padre è solo il padre, la ragazza di Mattia, la dottoressa dalla lunga treccia, il proprietario della videoteca dove lavora Mattia, le amiche della madre di Mattia. Tutto il romanzo ruota attorno a Mattia e alla madre e al loro fortissimo rapporto.

L’opera prima di Marco Peano è un distillato di emozioni fortissime, personalissime, ma condivisibili da tutti gli altri. Ogni parola suona musicalmente e perfettamente con le altre, c’è essenzialità in questo romanzo, non ci sono lettere superflue, tutto è calibrato con precisione quasi chirurgica. L’Autore non cerca mai compassione o facili pietismi: descrive cosa prova Mattia, anche le cose più strampalate come appunto l’idea di intrappolare il respiro della madre nei palloncini colorati. Ciò che deve imparare Mattia è dire addio alla persona che ama, e lo farà in modo personale e unico, attraverso i ricordi e le sue emozioni.

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