Intervista d’autore #1 |”Il dolore del mare” di Alberto Cavanna

Dopo aver letto “Il dolore del mare“, Nutrimenti, pp. 237, 16 euro, di cui ho già pubblicato la recensione, ho deciso di contattare lo scrittore Alberto Cavanna per proporgli un’intervista da pubblicare sul mio blog. L’Autore ha gentilmente accettato di rispondere alle mie domande a proposito del suo romanzo ed ecco l’intervista completa.

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Il dolore del mare di Alberto Cavanna, Nutrimenti , 237 pp., 16 euro (foto: Claudia)

  Inizio con una domanda personale. Dai cantieri navali alla scrittura: quando e perché ha deciso che sarebbe diventato scrittore?

Non è stata una decisione. Sono sempre stato un accanito lettore e ho amato, anche se la studiavo poco, la letteratura. Scrivere è innanzitutto un atteggiamento mentale che ci porta a osservare, ascoltare, ricordare… In poche parole vivere con attenzione il mondo e gli altri. Scatta poi un desiderio di trasmettere queste cose, in genere in un momento di cambiamento o di crisi. Così è stato per me.

Parliamo della genesi del libro “Il dolore del mare”: da dove deriva l’idea di scrivere un romanzo con questi contenuti?

Stiamo vivendo cambiamenti epocali. In “Da bosco e da riviera” ho parlato della crisi d’identità in seguito alla perdita della cultura del lavoro, del vivere per un mestiere. Ne “L’uomo che non contava i giorni” il dramma delle migrazioni subsahariana che stanno cambiando la geografia umana del pianeta. Eppure, in genere, a parte uno sdegno o disagio generico, nessuno percepisce di vivere in un tempo sbagliato che comporterà grandi problemi per le generazioni future. Saranno loro a giudicarci. Il tempo tra le due guerre mondiali fu un tempo sbagliato per antonomasia… Quanti ne ebbero la certezza? Vogliamo ricordare Neville Chambelrlain mentre scende dall’aereo dopo aver parlato con Hitler e dichiara alla stampa “E’ pace per il resto della nostra vita“.

L’isola di Palmaria è presente nella storia in modo così costante, tanto che la si potrebbe quasi considerare una dei protagonisti: che cosa rappresenta per lei questo luogo? E perché l’ha scelta come ambientazione per il romanzo?

La Palmaria è una sorta di testimonianza fossile di un tempo erroneo, una città perduta di un tempo e un mondo che, dopo l’apocalisse della guerra, “… Non sarebbe mai tornato a essere come prima…”. Visitare i vecchi campi a ulivo circondati dalle fortezze costruite per una guerra da sempre attesa, oggi solo rovine e erbacce, ci da la dimensione dell’erroneità del tempi vissuto dai protagonisti, ignari e impotenti. È lo stesso sentimento che si prova oggi nel visitare periferie abbandonate ricoperte da fabbriche in rovina, ricovero di un’umanità alla deriva… Vogliamo immaginare tra trent’anni i nostri quartieri dove negozi e artigiani hanno lasciato il posto alle banche?

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Isola di Palmaria e Tino © Laura on Flickr

Il personaggio di Elvira è quello di una donna forte, senza grilli per la testa e con il senso del sacrificio, soprattutto perché è cresciuta senza uomini in casa a causa delle guerre. Per tratteggiare il personaggio di Elvira si è ispirato a qualche donna che conosce o che ha conosciuto?

Elvira riassume la figura femminile, matriarcale e materna che faceva parte di un tempo perduto… Un tempo che non era sicuramente migliore del nostro ma erano migliori, più forti, più attaccate alla vita le persone. Elvira rappresenta una saggezza senza cultura capace di sopportare pressioni psicologiche inimmaginabili… Pensate un caro in guerra e nessuno contatto. Cosa possa essere per noi dipendenti dai cellulari e dalla comunicazione invasiva e immediata.

La figura di Ermes Correggiani è molto interessante, cresciuto all’ombra del ricordo del padre morto durante la guerra, colma questo vuoto abbracciando con devozione la causa fascista. “E’ figlio di questo tempo”, come ricorda Don Elmo: lei pensa che Ermes avrebbe ugualmente scritto quella lettera al duce se suo padre fosse tornato dalla Grande Guerra?

Ermes scrive al duce proprio per la mancanza di una figura importante, quella del padre. Agisce in presenza di un vuoto, un vuoto che il regime seppe colmare proprio dedicando un’enorme attenzione alle nuove generazione, strumentalizzate a fini del regime in modo scientifico. Ma forse oggi non succede la stessa cosa? I vuoti che noi lasciamo ai nostri figli non vengono colmati da sistemi e convenzioni sociali che non sappiamo ancora dove li porteranno? Non siamo forse noi impotenti come la piccola Elvira di fronte alla irregimentazione che viene fatta alle nuove generazioni con la minaccia dell’esclusione dal gruppo se no si assumono necessariamente atteggiamenti e consumi massificati?

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Panoramica da Palmaria © Michele Francia on Flickr

Ilio Correggiani è un gran lavoratore, ha fatto la guerra ed è tornato, avrebbe voglia di cambiare il mondo ma alla fine cede e si iscrive al partito fascista: lei crede che anche ai giorni nostri sia così difficile opporci al sistema come ai tempi di Ilio?

Oggi opporsi al sistema è impossibile. L’irregimentazione politica finalizzata allo stato egemone è stata sostituita da una subdola dipendenza dal superfluo garantita da flussi economici viziati (economie gonfiate, prestiti irragionevolmente concessi, bombardamento mediatico al consumo compulsivo). Una volta tutto girava in funzione della forza bellica come elemento trainante dello sviluppo, oggi invece tutto è misurabile in benessere economico e flussi finanziari: da carne da cannone siamo diventati carne da consumo e contribuzione.

Uno scrittore è sempre in attività: può dirci se sta lavorando al prossimo romanzo?

Sto lavorando ad una traduzione, commento e illustrazione di un vecchio libro di Conrad non più tradotto da anni. Ma è solo un momento di pausa per affrontare tempi più importanti. Cose che rendano i portante e utile il dolore di Elvira che il mare ci ha portato.

Nell’augurare buon lavoro ad Alberto Cavanna per i suoi prossimi scritti, lo saluto e lo ringrazio per aver accettato di rispondere a queste domande.

Intervista a cura di Claudia Pezzetti

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Un pensiero su “Intervista d’autore #1 |”Il dolore del mare” di Alberto Cavanna

  1. Ho molto apprezzato l’intervista (avevo già letto il libro).
    Peccato che il continuo riferimento al Saladero (ex Villa Pierinerli), fin dalla vigilia della prima guerra mondiale, è fuori tempo. Questa villa fu trsaformata in fabbrica per la lavorazione delle acciughe soltanto dopo la seconda guerra.

    Mi piace

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