Beppe Fenoglio | Una questione privata

In occasione del settantesimo Anniversario della Liberazione, dedico il classico di aprile al romanzo di Beppe Fenoglio “Una questione privata“. Pur non essendo nata nelle Langhe, sono tra i miei luoghi del cuore per una mia personale questione privata.

image_book.phpTitolo: Una questione privata

L’Autore: Beppe Fenoglio (Alba, 1922 – Torino, 1963) fu uno scrittore e partigiano italiano. Trascorse tra Alba e Torino quasi tutta la sua vita, tranne un periodo di servizio militare a Roma. Dopo l’8 settembre tornò da Roma nelle Langhe, per arruolarsi tra le fila dei partigiani piemontesi. Gran conoscitore della lingua e della letteratura inglese, credeva che la civiltà anglosassone fosse un antidoto dal provincialismo dell’Italia fascista. Dopo la guerra lavorò per un’azienda vitivinicola, traducendo la corrispondenza estera. Morì a Torino dopo una breve ma fulminante malattia.

Editore: Biblioteca della Resistenza – Corriere della Sera (su licenza di Einaudi Editore)

Il mio consiglio: sì, sopratutto ai giovani, affinché non dimentichino mai il loro passato, benché oscuro

“Fulvia, Fulvia, amore mio”. Davanti alla porta di lei gli sembrava non dirlo al vento, per la prima volta in tanti mesi. “Sono sempre lo stesso, Fulvia. Ho fatto tanto, camminato tanto… Sono scappato e ho inseguito. Mi sono sentito vivo come mai e mi son visto morto. Ho riso e ho pianto. Ho ucciso un uomo, a caldo. Ne ho visti uccidere, a freddo, moltissimi. Ma io sono sempre lo stesso.” [Una questione privata, Beppe Fenoglio, citazione pagina 21]

Milton è uno studente universitario che combatte tra le fila dei partigiani badogliani. Durante una missione, si ritrova vicino alla villa dove qualche tempo prima viveva Fulvia, una ragazza di Torino sfollata nella zona di Alba per sfuggire ai bombardamenti che imperversavano nella città. Ma nella villa Fulvia non c’è più, è rimasta solo l’anziana donna di servizio che racconta a Milton che Fulvia è tornata a Torino.

Milton da quel momento non si dà pace e cerca ad ogni costo di risolvere questa questione privata. Cerca Giorgio, l’amico di un tempo, giovane figlio di papà che si era anche lui arruolato tra le fila dei partigiani, ma in un altro battaglione; Milton scopre che Fulvia si era innamorata di Giorgio, e quindi vuole cercare il compagno per chiedergli notizie sulla ragazza.

Così, il pavido Milton sfida la nebbia e il maltempo per arrivare al quartier generale del battaglione di Giorgio, scoprendo che i suoi compagni sono arrivati dall’azione militare, ma Giorgio no. Sembra stato inghiottito dalla nebbia…

La pioggia era minutissima, quasi impercettibile sulla pelle, ma sotto di essa il fango della strada continuava a lievitare a vista d’occhio. Erano quasi le quattro. La strada rampava. Milton doveva già trovarsi nel raggio di avvistamento e di sorveglianza della brigata di Hombre e perciò procedeva con gli occhi larghi e le orecchie tese, camminando a filo della scarpata. Poteva aspettarsi ad ogni passo che gli fischiasse vicina una pallottola. I rossi sospettavano delle uniformi e avevano la dannata inclinazione a scambiare per tedesche le divise inglesi. Così marciava tenendo d’occhio i pendii e i macchioni e, in particolare, i casotti per gli attrezzi nelle vigne a mezza costa. Uscendo da una curva si arrestò netto. [Una questione privata, Beppe Fenoglio, citazione pagina 75]

Una questione privata” è un romanzo che pare incompiuto, poiché i dubbi e le curiosità che Fenoglio instilla nel lettore non vengono sciolti e risolti alla fine del tredicesimo capitolo. Questo romanzo è stato ritrovato e pubblicato dopo la morte di Fenoglio, quindi forse questa che leggiamo oggi non è la versione definitiva e conclusa.

Resta in ogni caso un’opera interessante, scritta con uno stile trascinante infarcito di suggestive descrizioni delle Langhe e delle città limitrofe. “Una questione privata” – come dice già il titolo – più che la classica storia sulle guerre partigiane a cui siamo abituati, è la spasmodica ricerca di Giorgio da parte di Milton, il ragazzo che vuole conoscere le sorti della sua amata Fulvia. Potrebbe quasi dirsi una storia d’amore, o meglio una bozza, sullo sfondo del Piemonte che cerca di insorgere dall’invasore nazista e dai conterranei fascisti.

Beppe Fenoglio non presenta nessuno come eroe e neppure come carnefice: fu tra i primi scrittori a descrivere le fucilazioni da parte dei partigiani, le loro debolezze (sono pur sempre uomini), le loro gesta, le loro meschinità, le paure, le fughe e gli opportunismi, benché Fenoglio non dubitò mai della causa che aveva abbracciato, la causa del combattere l’invasore nazifascista.

Oltre alle descrizioni e all’ottima qualità della scrittura, ho apprezzato molto l’obiettività di Fenoglio, quel suo raccontare di epiche gesta ma anche di pagine nere e di difficoltà nell’organizzazione tra i vari battaglioni. Perché la guerra partigiana fu sì importante, ma fu una guerra molto improvvisata, poiché parteciparono sia militare che civili, in parte allo sbando. Ma proprio perché fu una guerra improvvisata che merita onori e commemorazioni, civili e militari uniti, italiani uniti a combattere i nazifascisti (e forse gli italiani di oggi non si unirebbero più così).

Concludo scrivendo che noi abbiamo il dovere e il diritto di ricordare tutti gli eventi e tutti i protagonisti, noi che siamo gli eredi di questa storia: dobbiamo ricordare le vittore ma anche le sconfitte, e ricordiamo partigiani, civili, americani e inglesi, tutti coloro che uniti dissero “no” al nazifascimo.

Milton scrollò la testa. – Questa guerra non la si può fare che così. E poi non siamo noi che comandiamo a lei, ma è lei che comanda a noi. [Una questione privata, Beppe Fenoglio, citazione pagina 92]

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