Aléxandros Panagulis | Vi scrivo da un carcere in Grecia

“La poesia è una necessità. E’ un grido, qualcosa che nessuno può fermare, che ci spinge a cercare carta e matita in certi momenti. Non ha importanza, a volte, la forma della poesia, ha importanza se ciò che spunta sulla carta è il sentimento reale, il grido. Spesso è un grido dell’istante, è un dolore che si vuole immortalare, forse perché gli uomini non abbiano a dimenticare. ” Alekos Panagoulis, Settembre 1973

Titolo: Vi scrivo da un carcere in Grecia

L’Autore: Aléxandros Panagulis, noto con il diminutivo di Alekos, nacque a Glifada nel 1939 e morì ad Atene nel 1976. Fu un politico, rivoluzionario e poeta greco, considerato un eroe nazionale della Grecia moderna per la sua lotta, anche armata, contro la Dittatura dei Colonnelli. Nel 1973 viene intervistato da Oriana Fallaci, che diventerà sua compagna di vita – nonostante i numerosi tradimenti – sino alla sua morte.

Traduzione: Filippo Maria Pontani, Oriana Fallaci, Alexos Panagulis

Edizione: Rizzoli (di difficile reperibilità)

Il mio voto: 4/5

Sempre senza pensare / senza un’opinione propria / Una volta gridando “Osanna” / e l’altra “a morte a morte” [Gregge. Isolamento. Dicembre, 1971]

Antefatto: la Dittatura dei Colonnelli 

Nella notte tra il 20 e il 21 aprile 1967, un gruppo di golpisti prese il potere in Grecia con un colpo di stato, destituendo il re Costantino II. Dal 1967 al 1974 lo Stato greco venne tiranneggiato da quella che passò alla storia come “la Giunta”, ovvero una serie di governi militari anticomunisti guidati dai colonnelli Georgios Papadopoulos, Nikolaos Makerezos e Ionannis Ladas.

Alekos Panagulis, semplicemente un uomo

Tra i ferventi oppositori della Giunta ci fu anche Alekos Panagulis, che organizzò un attentato per assassinare Papadopoulos il 13 agosto 1968. L’azione ebbe luogo durante un viaggio del colonnello Papadopoulus lungo il tragitto tra Lagonisi e Atene. Panagulis piazzò una bomba lungo la strada costiera dove la limousine del colonello avrebbe dovuto rallentare. Ma l’attentato fallì e Alekos Panagulis venne arrestato e catturato mentre cercava di fuggire a bordo di un battello.

Ma chi era Alekos Panagulis? Era un poeta, rivoluzionario, intelletuale e successivamente parlamentare di nazionalità greca. La figura di Panagulis sfugge ad ogni definizione, proprio a causa della sua immensa poliedricità. Giovane militante protagonista della Resistenza greca contro il duro e oppressivo regime dei colonnelli in terra ellenica, Panagulis divenne un vero e proprio simbolo della libertà, mentre era ancora in vita. Arrestato e torturato per anni, più volte condannato a morte – ma all’ultimo, per aumentare le sue sofferenze, rimandavano l’esecuzione – Panagulis scrisse poesie e prose mentre era in carcere, spesso scrivendo sui pacchetti delle sigarette, sulle garze e persino sui muri della cella, col sangue quando gli venivano sequestrati carta e matita.

Ogni scintilla / promessa di fuoco / E ci sono migliaia di scintille / Qualcuna di queste / il fuoco lo accenderà. [Scintille. Isolamento. Giugno, 1973]

Lottò contro il regime prima, fu eletto alle votazione successive alla caduta della dittatura, ma nella democrazia che seguì Panagulis mise in luce magagne e pecche denunciò molte persone che avevano collaborato con il regime stesso e poi fingevano di partecipare attivamente alla neo-democrazia. Dopo l’inizio della pubblicazione dei Dossier relativi agli eventi di sicurezza del regime dei colonnelli, Alekos fu vittima di un misterioso incidente automobilistico che gli costò la vita nel 1976.

Le poesie e la tortura

Sembra incredibile accostare poesia e tortura, due cose che sembrano diametralmente opposte. La poesia è qualcosa di aulico, di bello, di piacevole; mentre la tortura è qualcosa di negativo, dolosoro e spesso mortale. Nelle poesie di Alekos Panagulis “Vi scrivo da un carcere in Grecia” riesce questo accostamento, perché se molte poesie sono colme di speranza, altre sono colme di dolore e di denuncia per le torture inflitte dagli scagnozzi della dittatura.

La scrittura, come ricordava Panagulis, era fondamentale e necessaria: quando aveva qualcosa da dire, da denunciare, qualche messaggio da trasmettere, era alla febbrile ricerca di carta e matita e in mancanza di quello era disposto a usare i muri come quaderno e il suo stesso sangue come inchiostro.

Pur non condividendo la lotta armata come mezzo per sbarazzarsi di chi opprime, la figura politica di Panagulis mi affascina nel tempo stesso in cui mi spaventa: mi affascina perché è un uomo che crede in certi valori quali l’onestà, la fiducia e l’incorruttibilità; ma mi spaventa perché gli uomini come lui nella storia sono sempre stati pochi, e lo saranno sempre meno, perché spesso proprio loro sono vittime innocenti di un qualcosa più potente di loro che cerca di schiacciarli e annientarli.

[ …] E continuo ancora il viaggio / Cercando ancora / sebbene sappia oramai che sono / nell’infinito del tempo un attimo / nell’abisso dello spazio un punto // E continuo il viaggio / sebbene io sia oscurità / e intorno a me sia buio / e la tempesta lo renda più fondo // E continuo il viaggio /e mi basta / che io oscurità / abbia amato la luce. [Viaggio. Isolamento. Dicembre, 1971]

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2 pensieri su “Aléxandros Panagulis | Vi scrivo da un carcere in Grecia

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