Eschilo | Prometeo incatenato / I persiani / Sette contro Tebe / Le supplici

Ciò che state per leggere, non sarà all’altezza di queste opere, e ciò che di più saggio e riassuntivo posso dire è che si tratta veramente di versi immensi e bellissimi.

Il commento che seguirà prenderà in considerazione tragedia per tragedia, con una biografia comune dell’Autore.

L’Autore: della vita di Eschilo si sa ben poco, quasi si sfiora il mito. Eschilo dovrebbe essere nato attorno al 525 a.C., in una città nei pressi di Atene; forse partecipò a qualche battaglia importante prima di dedicarsi al teatro. Di tutte le opere di Eschilo, ce ne sono pervenute poche, di alcune son giunte solo pochi versi, altre sappiamo che esistono perché sono citate da altri Autori. Anche la morte di Eschilo è avvolta nella leggenda: si dice che morì colpito al capo da una tartaruga sfuggita agli artigli di un rapace.

Traduzione dal greco antico: Ezio Savino

Editore: Garzanti I grandi libri

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Titolo: Prometeo incatenato / Προμηθεύς δεσμώτης

Voto: 5/5

La scena si apre su di una rupe al confine tra il cielo e la terra, in una landa desolata. Efesto e Dominio stanno incatenando Prometeo, affinché possa scontare la sua colpa. Oceano, il Coro delle Oceanine e giungono alla rupe perché sono curiosi di scoprire di quale colpa il Titano si sia macchiato. Così, Prometeo ormai soggiogato da spesse catene, narra il perchè Zeus l’abbia ridotto in schiavitù.

Ho offerto privilegi ai viventi, ed eccomi, soffro sotto le stanghe di questa stretta fatale. Quel giorno, a colmare uno stelo di canna, intrappolo di frodo lo zampillo del fuoco. Esso riluce, da allora, tra gli uomini, arteficie, strada maestra d’ogni mestiere ingegnoso. Fu questo il peccato: ora ne sconto il castigo, qu, perso nel cielo, trafitto di ceppi [Prometeo incatenato, traduzione E. Savino, pagina 15]

Prometeo ama “i viventi“, come lui chiama gli uomini, e non può vederli soffrire e vivere come bestie, senza lume della ragione e senza nessun tipo di conoscenza. Per questo egli porta tra di loro non solo il fuoco, ma anche il sapere: insegna loro come costruire barche, case, come coltivare la terra per produrre buoni frutti. Quest’ardita mossa non va giù al dio per eccellenza, Zeus, che quindi ne ordina la punizione perpetua.

Prometheus chained by Vulcan, by Dirck van Baburen

“Prometeo incatenato da Efesto” di Dirck van Baburen

Ma Prometeo non cerca di sfuggire alla sua punizione, perché sa di aver infranto una regola a portare la conoscenza ai mortali. Inoltre, non si ribella all’ingiustizia perché Prometeo è un veggente, conosce il futuro e sa che un giorno arriverà un semi-dio a distruggere le sue catene e a donargli nuovamente la libertà.

Prometeo però conosce il futuro anche della bella Iò e di Zeus stesso, tanto che Iò si fa raccontare da Prometeo quale sarà il suo avvenire, legato a quello del Titano incatenato, poiché sarà proprio un discendente di Iò a liberarlo dalle catene. Zeus viene a sapere che Prometeo ha delle ghiotte informazioni sul suo futuro, anzi, sulla sua rovina e invia Hermes per carprire questi segreti. Prometeo non si vende e non rivela nulla, se non ché un giorno qualcuno che deve ancora nascere soverchierà il signore di tutti gli dèi.

Prometeo incatenato avrebbe dovuto, secondo le fonti, far parte di una trilogia dedicata a questo Titano, seguita da un possibile Prometeo liberato e Prometeo portatore di fuoco, andate perdute nel corso del tempo. Per cui, benché la tragedia si concluda con la caduta di Prometeo dalla rupe, è possibile che il tragediografo abbia anche scritto della sua liberazione da parte di Ercole, il semi-dio che secondo il mito avrebbe spezzato le catene.

Se leggiamo Prometeo incatenato con una chiave moderna, lasciando quindi da parte il mito, benché molto interessante, vediamo come Prometeo in realtà possano essere le persone che nel corso della storia hanno tentato di soverchiare le dittature, oppure coloro che hanno cercato di migliorare la vita degli altri, ma che nello stesso tempo abbiano dato fastidio a qualcuno e quindi siano stati puniti, più o meno gravemente.

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Titolo: I persiani / Πέρσαι

Il mio voto: 5/5

La tragedia si apre alla corte persiana, dove son tutti in attesa di conoscere le sorti della battaglia di Salamina, combattuta tra persiani e greci. Mentre la corte attende, la regina Atossa, moglie del defunto imperatore Dario e madre di Serse, racconta di un sogno infausto che ha fatto la notte precedente.

A noi, persiani. Raccogliamoci assisi qui presso le volte auguste. Fondiamo, trepidi, un piano: riflessivo scandaglio. L’ora preme, ci chiama. L’azione di Serse sovrano – sangue di Dario – che esito avrà? [I persiani, traduzione E. Savini, pagina 91]

Giunge infine il corriere a riportare alla corte il riassunto della battaglia di Salamina: è una disfatta per i persiani, i greci hanno sbaragliato le loro navi e il numero delle vittime è altissimo. L’imperatore Serse però non è tra le vittime e quando ritorna, racconta la sua versione. La regina evoca il fantasma dell’imperatore Dario, che ammonisce il figlio Serse per la sciocca idea di aver intentato una battaglia navale contro i greci, ed è preoccupato per la sorte del suo immenso impero, messo assieme con fatiche, sangue e sudore.

Oramai ho paura che l’oro, il mio oro – sforzo di tutta una vita – si offra al mondo al predone più svelto [I persiani, traduzione E. Savini, pagina 131]

La lezione del fantasma dell’imperatore Dario è questa: se gli dèi assegnano ad un popolo le sconfinate pianure dell’Asia, essi non debbono volere le terre che danno sul mare, bisogna accettare questo destino divino, poiché a cercare di travalicare il volere degli dèi si può soltanto andare incontro alla sciagura, come è accaduto ai persiani di Serse.

* * *

Titolo: Sette contro Tebe / Ἑπτὰ ἐπὶ Θήβας

Il mio voto: 5/5

Eteocle è in fermento: è in atto un attacco da parte dei mercenari di Polinice per la conquista della città Tebe ora posseduta da Eteocle stesso. Giunge un corriere ad informare Eteocle dell’imminente attacco:

Devi reagire. Schiera di volo ai tuoi varchi d’uscita i perfetti campioni, il fiore di Tebe. E’ l’ora, ci è addosso l’armata nemica, blocco di ferro che assale, polvere alta, scroschi di bava lucente dalla froge, al galoppo, a chiazzare il terreno. Tu, si direbbe, hai buona esperienza di manovra alla barra, sul ponte. Quindi rafforza la chiglia di Tebe, prima che turbini raffica d’Ares. Mugghia – marea in terraferma – l’armata. [Sette contro Tebe, traduzione E. Savini, pagina 161]

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“Veduta dell’antica Tebe” di William Hugh Williams

Eteocle e Polinice sono fratelli, nati dall’incesto tra Edipo e Giocasta, ma si odiano ed entrambi vogliono possedere la città di Tebe. A descrivere chi sono i sette militari che si stanno scagliando contro Tebe, è il corriere, colui che aveva messo in guardia Eteocle dell’imminente attacco del fratello.

So tutto. Fatemi dire le mosse nemiche, una per una, che schieramento hanno estratto, davanti alle porte. [Sette contro Tebe, traduzione E. Savini, pagina 181]

Così, il corriere spiega ad Eteocle i sette dietro alle sette porte, ed Eteocle ha un combattente pronto per ognuno di loro. Giunti alla descrizione della settima porta, il corriere rivela che lì dietro ci sarà Polinice ed Eteocle decide di combattere proprio contro di lui. La lotta sarà senza né vincitori né vinti: i due fratelli moriranno, lasciando Tebe allo sbando.

La tragedia Sette contro Tebe doveva forse essere parte di una trilogia, le precedenti tragedie dovevano essere Laio – padre di Edipo – ed Edipo, nel quale si narrava la genesi dei due fratelli rivali Eteocle e Polinice.

* * *

Titolo: Le supplici / Ἱκέτιδες

Il mio voto: 4/5

Le cinquanta figlie di Danao – dette Danaidi o le supplici poiché chiedono supplica -, fuggono dalle loro terre per evitare di sposare forzatamente i cinquanta figli del re d’Egitto, fratello di Danao, re libico. Le ragazze approdano in Grecia, ad Argo, e chiedono asilo al re Pelasgo. Inizialmente, il re è scettico, forse per evitare un “incidente diplomatico” non vuole aiutare le supplici – le ragazze che lo supplicano – ma poi cambia idea e fornisce loro aiuto, anche perché le ragazze minacciano di uccidersi tutte. Le supplici parlano tutte assieme in coro, ma usano la prima persona singolare per esprimere i loro pensieri.

Non voglio finire nel pugno di prepotenza d’uomo. Ci sarà sotto il sole mezzo qualunque a sottrarmi al connubio, all’orrore! [Le supplici, traduzione E. Savini, pagina 255]

Danao, il padre, dall’alto di una rupe vede avvicinarsi le navi egizie che vogliono riprendersi le supplici fuggiasche, ma Pelasgo corre loro in aiuto e intenta una battaglia navale.

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“Le Danaidi” John William Waterhouse

Forse anche questa tragedia faceva parte di una trilogia e de Le supplici oggi alcuni frammenti sono andati perduti. In ogni caso, il senso che se ne può trarre può anche essere quello della donna – o le donne – viste come oggetto – o oggetti – che non hanno diritti e quindi possono essere possedute dagli uomini quasi come fossero animali. Un tema quanto mai sempre attuale.

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2 pensieri su “Eschilo | Prometeo incatenato / I persiani / Sette contro Tebe / Le supplici

  1. Ah, che ricordi: non solo tutto il teatro studiato all’università, ma quel Prometeo che mi fece sudare alla maturità! Eschilo è, comunque, una figura imprescindibile, difficile da tradurre ma di una densità ammirevole: le sue tragedie hanno la solennità del mondo arcaico e ne riproducono i valori facendo del teatro un luogo di epos recitato. Se non l’hai letta, ti consiglio anche la trilogia dell’Orestea! 🙂

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