William Shakespeare | La Tempesta

Per il terzo appuntamento del progetto “La Compagnia di Shakespeare” ho deciso di leggere l’opera intitolata “La Tempesta“, l’ultimo capolavoro del Bardo dell’Avon, a detta di alcuni critici si tratta del più personale dei drammi shakespeariani.

Titolo: La Tempesta

L’Autore: “Tutto ciò che con certezza sappiamo di Shakespeare è che nacque a Stratford sull’Avon, vi si sposò, vi ebbe dei figli, andò a Londra dove fece l’attore e scrisse opere di poesia e di teatro, tornò a Stratford sull’Avon, vi fece testamento, vi morì e vi fu seppellito” citazione di George Steevens

Traduzione: Agostino Lombardo

Editore: Garzanti

Ambientazione: un’isola disabitata di fronte al Golfo di Napoli

Il mio voto: 4/5

Prospero: E’ tempo invece che io ti dica di più. La tua mano mi aiuti a deporre questo mantello di magia. Così. Là, mia Arte, riposa. E tu asciuga gli occhi: sii serena. Lo spettacolo orrendo del naufragio che in te ha toccato l’essenza della pietà l’ho concertato io con tale sapienza e misura dell’Arte che non c’è un’anima… No, nemmeno un capello fu strappato a coloro che tu udisti, dalla nave, gridare, a coloro che tu vedesti affondare. Siedi: ora devi sapere di più. [La Tempesta, Scena Seconda, Atto Primo]

'The Tempest' by William Shakespeare

“La Tempesta”, William Hamilton (1790 c.a.)

La vicenda inizia con la tempesta in mare che dà il titolo all’opera. Prospero è il mago e scienziato che con i suoi poteri ha scatenato la tempesta contro l’imbarcazione dove stanno viaggiando Antonio l’illegittimo Duca di Milano, Alonso il Re di Napoli, Sebastiano il fratello del Re, Ferdinando il Principe di Napoli e alcuni consiglieri.

Prospero sapeva che su quell’imbarcazione ci sarebbe stato anche il fratello Antonio, Duca illegittimo, perché la nave faceva ritorno da Cartagine, dove si erano celebrate le nozze tra la figlia del Re di Napoli e un re cartaginese. Prospero riesce, grazie ai suoi poteri, a separare tutti i superstiti del naufragio, di modo che Alonso creda che suo figlio Ferdinando sia morto.

Ma perché scatenare una tempesta contro quella nave? Prospero ha atteso per anni il momento della sua vendetta, perché Prospero è il legittimo Duca di Milano, spodestato da suo fratello Antonio. Dopo essere stato allontanato da Milano, Prospero e la figlia Miranda, allora piccina, giunsero su di una piccola isola nel Golfo di Napoli, dove vissero per molto tempo assieme ad Ariel – lo spirito dell’aria – e Caliban – uno schiavo deforme.

Miranda assiste alla tempesta e preoccupata crede che l’imbarcazione si sia rovesciata e l’equipaggio sia stato inghiottito dalle onde. Ma il padre la rassicura: nessuno è morto, poiché la tempesta l’ha scatenata lui, per vendicarsi. Racconta allora alla figlia la storia della loro rocambolesca partenza da Milano, della quale Miranda conserva pochi ricordi slavati.

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“Miranda La Tempesta” di John William Waterhouse (1916)

Tra i piani di Prospero, oltre alla vendetta, c’è il matrimonio tra sua figlia Miranda e Ferdinando, il Principe di Napoli, e fa sì grazie alla sua magia, che Miranda lo incontri e se innamori perdutamente.

Ferdinando: Tu sei certo la dea che queste note accompagnano. Ti prego, dimmi se quest’isola è la tua dimora e insegnami come posso viverci anch’io. Ma la mia prima e ultima domanda, è: O meraviglia, sei tu una fanciulla, no?

Miranda: Meraviglia no, signore, fanciulla sì certamente.

[Scena Seconda, Atto Primo]

Ma Prospero non sa che il deforme Caliban ha in mente qualcosa di losco dopo aver conosciuto Triculo e Stefano, due individui della ciurma poco raccomandabili, e vuole ribellarsi al padrone; anche lo spirito Ariel chiede a gran voce la libertà, ma Prospero ha ancora dei compiti da fargli svolgere.

Saranno Miranda e Ferdinando ad aiutare Prospero a riconciliarsi con il fratello Antonio, grazie al loro amore e alla loro voglia di stare insieme. Prospero riuncia così alla magia per stare tranquillo, senza più volersi vendicare contro il fratello, ora che sua figlia Miranda ha trovato l’amore nel Principe di Napoli.

(c) Walker Art Gallery; Supplied by The Public Catalogue Foundation

“Prospero e Miranda” di Frederick Richard Pickersgill (1860 c.a.)

Nel famoso monologo nel quale Prospero riuncia alla magia per essere un uomo pronto ad affrontare il suo destino mortale, alcuni studiosi del Bardo dell’Avon hanno visto il riferimento a Shakespeare stesso, il quale con questa ultima opera lascia il teatro per tornare nel suo paese di provincia.

Prospero: Figlio mio hai l’aria stravolta, sembri spaventato. Sii sereno. Il nostro spettacolo è finito. Questi nostri attori, come ti avevo detto, erano tutti spiriti e si sono dissolti nell’aria. Nell’aria sottile. E, come edificio senza fondamenta di questa visione, le torri ricoperte dalle nubi, i palazzi sontuosi, i templi solenni, questo stesso vasto globo, sì, e quello che contiene, tutto si dissolverà. Come la scena priva di sostanza ora svanita tutto svanirà senza lasciare traccia. Noi siamo fatti della materia di cui son fatti i sogni e la nostra piccola vita è circondata da un sonno [Scena Prima, Atto Quarto]

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