Anna Politkovskaja | Proibito parlare

Il 7 ottobre 2006 la giornalista russa Anna Politkovskaja rincasava nel suo appartamento a Mosca dopo aver fatto la spesa; il tempo di entrare nell’androne del palazzo dove abitava ed ecco un lampo accecante, anzi tre: colpi di pistola sparati in modo ravvicinato. Il primo, è quello letale, gli altri sono un in più, il sicario doveva essere sicuro che il lavoro fosse andato a buon fine. Senza fretta, senza correre, l’uomo (o la donna?) si allontana dal luogo del delitto, lasciandosi dietro il cadavere di Anna Politkovskaja.

Titolo: Proibito parlare

L’autrice: Anna Politkovskaja (New York 1958 – Mosca 2006) è stata una giornalista e attivista per i diritti umani in Russia e in Cecenia. Ha lavorato per molti giornali, in particolare la Novaja Gazeta, unico giornale indipendente in Russia. I suoi reportage dettagliati e documentati le hanno valso molti premi. Dopo aver ricevuto minacce di morte, dopo essere stata arrestata, dopo un tentativi di avvelenamento fallito, Anna è stata uccisa per mano di ignoti il 7 ottobre 2006, giorno del compleanno di Vladimir Putin, da lei sempre aspramente criticato nei suoi articoli

Traduzione: Erika Casali, Martina Cocchini e Davide Girelli

Editore: Mondadori

Il mio voto: 4/5

Io vivo la mia vita e scrivo di ciò che vedo. Anna Politkovskaja

Proibito parlare è una raccolta di articoli scritti da Anna Politkovskaja e che abbracciano una serie di argomenti che vanno dalle guerre in Cecenia, all’assedio del Teatro Dubrovka a Mosca, fino alla mattanza di Beslan e infine alcuni articoli sulla Russia di oggi.

Anna Politkovskaja era una giornalista che aveva deciso di denunciare soprusi e violazioni dei diritti umani, senza mai nascondersi dietro l’anonimato, ma firmando sempre i suoi articoli; in prima linea assieme ai più deboli, Anna Politkovskaja intervistò molte persone nel corso della sua carriera e fu tra i negoziatori durante l’assedio del Teatro a Mosca. La Politkovskaja piaceva ai lettori della Novaja Gazeta, perché aveva uno stile forte, chiaro e diretto. Avendo vissuto sulla propria pelle queste storie, le sapeva rendere in modo preciso ed efficace. Il linguaggio scelto da Anna Politkovskaja era chiaro e rigoroso, adatto per essere compreso da tutti i tipi di lettori. Ma Anna Politkovskaja nel corso della sua carriera si era fatta più di un nemico, sia tra i russi che tra i ceceni.

La raccolta “Proibito parlare” è suddivisa in quattro parti. Analizzerò ogni parte mettendoci anche qualche mio commento personale.

Cecenia, tra dittatura e guerra

La prima parte della raccolta, raccoglie gli articoli sulle guerre tra Russia e Cecenia. La Cecenia è attualmente uno stato federato della Federazione russa, sembrerebbe uno stato autonomo, ma è solo una farsa: in Cecenia governa un dittatore. I russi non possono cedere l’indipendenza ai ceceni, per motivi puramente economici: in Cecenia vi sono interessanti riserve di gas e combustibili fossili. Ogni giorno in Cecenia i più elementari diritti umani vengono calpestati, ignorati, e la gente vive nella povertà più assoluta, senza avere nessun tipo di sussidio né dal governo ceceno né da quello russo. Chi può dalla Cecenia fugge, ma in Russia la vita del profugo ceceno è ancora peggio.

I militari di istanza in Cecenia si prendono ogni sorta di libertà sulla gente; questo comporta che senza preavviso possano venire a prelevare uomini per interrogarli o torturarli, oppure possano violentare le ragazze o possano dar fuoco alle proprietà della gente e addirittura sparare ai cani e ai gatti senza motivo. Anna Politkovskaja si è da sempre interessata a queste questioni e grazie ai suoi articoli forti e illuminanti, molte persone sono venute a conoscenza di queste drammatiche realtà.

Metti una sera a teatro (con il gas…)

Nella seconda parte, si parla della crisi del teatro Dubrovka. Mosca, 23 ottobre 2002, al teatro Dubrovka va in scena uno spettacolo ma durante l’intervallo un commando di 40 militanti armati ceceni entra nella sala e tiene in ostaggio e sotto tiro circa 850 spettatori. I terroristi ceceni rivendicavano la fedeltà ai separatisti ceceni e chiedevano l’immediato ritiro delle forze invasori russe dalla Cecenia, nonché la fine della seconda guerra cecena.

L’assedio dura oltre due giorni e si conclude con una mattanza causata dalle forze russe, che pompano un misterioso gas chimico all’interno dei condotti di areazione del Teatro, prima di fare irruzione nell’edificio. Ben 39 combattenti ceceni muoiono, ma con essi anche 129 ostaggi, asfissiati e uccisi dal misterioso gas. Molte altre persone hanno riportato danni e invalità permanenti. Tutti ovviamente hanno riportato danni psicologici notevoli.

Il misterioso gas usato dalla polizia speciale russa per stordire il commando ceceno è, con buone probabilità, Fenanyl un forse analgesico oppioide sintetico che in dosi elevate causa la morte immediata. Qualcuno sostiene addirittura che il composto chimico usato fosse gas nervino. La vicenda non è ancora stata del tutto chiarita.

Niente fiori, solo bottiglie d’acqua

La terza parte è dedicata agli articoli sulla strage di Beslan, la parte più breve ma più intensa. Mi chiedevo perché dopo la strage la gente portasse bottiglie d’acqua e non fiori. Non capivo che senso potesse avere. Beslan, solo sentire il nome di quella cittadina cecena mi fa accapponare la pelle.

1° settembre 2004, nella scuola n.1 di Beslan, nell’Ossezia del Nord, è il primo giorno di scuola. Ad accompagnare i bambini e i ragazzi ci sono amici e genitori, è in programma una bella giornata di festa. Ma quello che sta per succedere, cambierà la vita di centinaia di persone. Quello che sta per succedere è qualcosa di incredibilimente crudele e inimmaginabile.

Infatti, in mattinata, un gruppo di 32 ribelli fondamentalisti islamici e separatisti ceceni occupa la scuola n.1 e prende in ostaggio 1200 persone, tra adulti e bambini. Alcuni, riescono a scappare subito approfittanto della confusione iniziale, ma per molti quello è l’inizio di un incubo senza fine. L’assedio dura tre giorni, in quei giorni costantemente tenuti sotto tiro, bambini e adulti non possono mangiare né bere; il 3 settembre 2004 le forze speciali russe irrompono nella palestra della scuola n.1, dopo aver udito delle esplosioni, e inizia il massacro: muoiono 186 bambini, vi sono oltre 700 feriti.

Tra i sopravvissuti, la maggior parte dei bambini fu curata per ustioni, colpi da arma da fuoco, ferite dai detriti dei proiettili a frammentazione (proibiti!). Molti bambini persero occhi, arti, diventando così invalidi più o meno gravi. Anna Politkovskaja denunciò soprattutto l’incapacità del governo russo di dare assistenza psicologica adeguata a questa povera gente.

Oggi chi si reca nel grande cimitero di Beslan, non porta solo fiori, ma anche bottiglie d’acqua, perché i piccoli ostaggi non ne avevano ricevuta neppure una goccia.

Diritti umani negati: la Russia di oggi

Nella quarta ed ultima parte, ci sono alcuni articoli di Anna Politkovskaja in cui vengono raccontate storie di persone russe ai quali vengono negati o sono violati i diritti umani. Racconta così dei profughi ceceni in Russia, senza nessuna assistenza sanitaria, senza lavoro e senza copertura assicurativa. Si parla del drammatico caso di Denis, ancora oggi non del tutto chiarito: un ragazzo che una notte fu trovato riverso in strada e due sbirri credendolo un tossicodipendente, hanno accantonato vicino ai bidono dell’immondizia. Denis soccorso dalla gente del quartiere è stato portato in ospedale, ma qui per trentatré ore è stato lasciato in pronto soccorso, pensando che fosse solo sbronzo o drogato. Denis non era né sbronzo né drogato, ma era stato aggredito e qualcuno gli aveva sfondato il cranio. Da quelle drammatiche ore Denis riporterà invalità permanenti e un osteomielite cronica alle ossa del cranio.

Ma si parla anche delle truffe ai danni dei poveri orfani russi da parte dei loro stessi educatori, che si sono impossessati dei titoli di Stato che spettavano ai ragazzi per rifarsi una vita quando sarebbero diventati maggiorenni.

Insomma, il ritratto della Russia dei primi anni 2000 quando si pensava che ormai fosse diventata una democrazia, ma sotto sotto il cuore della dittatura pulsa ancora forte.

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6 pensieri su “Anna Politkovskaja | Proibito parlare

    • Grazie del commento, Simona!
      Purtroppo ancora oggi queste drammatiche vicende non sono chiare e molti assassini sono ancora a piede libero.
      Tradotto in italiano ci sono molti articoli della Politkovskaja… una lettura non facile per via degli argomenti trattati, ma secondo me fondamentali per capire il mondo dove viviamo!

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    • Ciao Francesca, grazie per essere passata e per i complimenti all’articolo!
      E’ stata una lettura difficile dal punto di vista emotivo, stilistico no perché la Politkovskaja scriveva benissimo, in modo chiaro, preciso ed efficace.
      Ciò che fa rabbia è che molti colpevoli non sono stati puniti e molte famiglie sono state private di tutto, dai loro cari ai loro possedimenti, perfino della ragione!

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