Evgenij Ivanovič Zamjatin | Noi

Io pensavo: come poté accadere che agli antichi non saltasse agli occhi tutta l’assurdità della loro letteratura e poesia? L’enorme e magnifica forza della parola artistica andò perduta per niente. E’ semplicemente ridicolo: ognuno scriveva quello che gli passava per la testa (…) Adesso la poesia non è più uno spietato fischio di usignolo: la poesia è un servizio statale; la poesia è utilità. [Noi, citazione pagina 87]

Titolo: Noi

L’autore: Evgenij Ivanovic Zamjatin (1885 – 1937) nacque a Lebedjan, nella Russia centrale. Studiò costruzioni navali al Politecnico di Pietroburgo, ma per presto scoprì la vocazione letteraria. Il romanzo “Noi” (1922) non fu mai pubblicato in Unione Sovietica e le traduzioni all’estero crearono difficoltà all’autore il quale, in una lettera del 1931, chiese a Stalin di poter andare in esilio. Morì a Parigi lasciando incompiuto il suo ultimo romanzo.

Traduzione: Ettore Lo Gatto

Editore: Garzanti (1972)

Il mio voto: 3/5

Il potere delle parole ha sempre fatto paura. Com’è possibile che un grande stato come l’Unione Sovietica potesse aver timore di un romanzo come “Noi”, scritto dall’ingegnere navale Zamjatin? Forse perché il contenuto di quelle pagine avrebbe potuto mettere grilli per la testa ai compagni dell’U.R.S.S.?

Il romanzo “Noi” fu letto e bocciato dai bolscevichi, quando Zamjatin glielo presentò nel 1922. Ma cosa continene di così scottante questo romanzo? E’ semplicissimo, si tratta di uno dei primi romanzi distropici russi. Zamjatin nel suo racconto, immagina, con molta fantasia, un’agghiacciante condizione futura di uomini che diventano quasi “macchine”. Con una previsione quasi precisa, Zamjatin descrive come lo Stato Unico alle soglie dell’anno 2000 d.C. vigila costantemente sulla vita dei cittadini, costringendoli ad una vita perfettamente cadenzata, dove ogni cosa – anche l’amore – ha un’utilità ed è organizzato matematicamente. Nello Stato Unico vengono aboliti anche i nomi, le persone – se così possiamo definirle – vengono nomitate attraverso una lettere e un codice numerico: ad esempio, il protagonista del romanzo si chiama D-503.

Zamjatin inizialmente aderì alla Rivoluzione Russa e appoggiò il bolescevichi, ma quello che successe al seguito delle due rivoluzioni di febbraio e ottobre lo gettò nello sconforto e nella delusione, tanto appunto da criticare aspramente il regime sovietico attraverso un libro terribilmente profetico.

Sotto l’influssio degli avvenimenti il romanzo divenne una protesta, una satira contro l’asservimento delle libertà e delle personalità” disse Zamjatin spiegando l’origine del romanzo.

Con uno stile asciutto, impersonale, con le frasi troncate come se i pensieri fossero stati interrotti, i lettori attraverso le Note che D-503 scrive febbrilmente al termine delle sue allucinanti giornate entrano in un mondo che ha dell’incredibile, ma che sappiamo oggi essersi realizzato. Le vicende sono riportate con precisione quasi chirurgica, senza distorsioni o commenti personali: i fatti sono presentati privi di descrizioni.

Si parla di romanzo distropico, anche se l’autore stesso preferiva definirlo “fantastico”, forse preferiva essere un precursore del filone fantascientifico. Il romanzo non ebbe successo nelle due edizioni inglese e francese perché Zamjatin percorse i tempi: nel 1922 infatti non c’era ancora il terrore del totalitarismo, la paura che fece invece la fortuna degli scrittori Aldous Huxley e George Orwell negli anni Quaranta.

Zamjatin predisse cosa sarebbe diventata la Russia post-rivoluzionaria sotto il regime di Iosif Stalin: la meccanizzazione, la privazione di ogni beneficio, l’abolizione della proprietà privata e Zamjatin nel suo Stato Unico profetizzò addirittura un’Operazione chirurgica per eliminare la Fantasia dalle menti dei numeri-persone. Perché si sa, senza la Fantasia gli uomini vengono privati anche della Libertà.

Ma questa non è colpa vostra – voi siete malati. Il nome di questa malattia è:

FANTASIA.

E’ questa un verme che scava nella fronte le nere rughe. E’ questa una febbre che vi spinge a correre sempre più lontano – nonostante che questo “più lontano” cominci là dove finisce la felicità. Questa è l’ultima barricata sulla via della felicità. Rallegratevi: essa è stata già fatta saltare in aria. La via è libera. L’ultima scoperta della Scienza Statale è che il centro della Fantasia è un misero nodo cerebrale nel campo del ponte di Varioliev. Una triplice applicazione di raggi X a questo nodo e voi siete liberati dalla fantasia.

PER SEMPRE.

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4 pensieri su “Evgenij Ivanovič Zamjatin | Noi

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