Respirare a Parigi, conserva l’anima | Diario di viaggio #4

Con qualche giorno di ritardo rispetto alle puntate precedenti, pubblico la quarta e ultima puntata del nostro bellissimo viaggio nella capitale francese, Parigi. Giusto una settimana fa, stavo promettendo a Parigi che… ma no, andiamo per ordine, perché anche l’ultima giornata ci ha regalato grandissime emozioni.

Lo spettacolo delle vetrate della Saint Chapelle

Domenica è l’ultimo giorno del nostro soggiorno a Parigi, per cui di buon’ora dopo la colazione saldiamo il conto in hotel e chiediamo se gentilmente ci possono tenere i bagagli sino a mezzogiorno; la recptionist dice che non ci sono problemi e ammassiamo i nostri bagagli assieme a quelli degli altri viaggiatori.

Purtroppo il nostro abbonamento metrò è scaduto (avevamo acquistato l’abbonamento per tre giorni), quindi compriamo quattro biglietti singoli agli sportelli automatici direttamente in metrò: negli sportelli le istruzioni per l’acquisto sono pluriligue, tra cui anche l’italiano. Quindi, come la sera prima, prendiamo la Linea 1 sino alla fermata Chatelet e qui cambiamo con la Linea 4 fino alla fermata Cité. Siamo nel cuore dell’Ile de la Cité e la nostra prima tappa è la Saint Chapelle, il monumento ha appena aperto e noi approfittiamo subito del fatto che ci sia ancora poca gente. Il solito controllo dei Paris Musum Pass e del contenuto dei nostri zaini, e siamo pronti per visitare la Saint Chapelle, dove un operatore museale molto cortese mi conferma che si possono scattare foto (ma senza flash!).

La Saint Chapelle è indescrivibile, davvero, appena si varca la soglia della Chappel Bas ci si rende subito conto che si sta entrando come in un mondo magico: si viene investiti di luci e colori tanto da non sapere da dove iniziare ad osservare questa meraviglia. La Saint Chapelle è uno dei monumenti più belli e importati della città di Parigi, a pochi passi dalla Cattedrale di Notre-Dame. La Saint Chapelle fu voluta dal Re Luigi IX come cappella palatina del medievale palazzo dei Re di Francia per custodirvi le preziose Reliquie della Cristianità; questa struttura magnifica è considerata una delle massime espressioni dell’architettura gotica. Oggi la Saint Chapelle è sconsacrata, ma io l’ho scoperto dopo che mi ero fatta il segno della Croce in rispetto.

La vera meraviglia, però, si ha nella Chapelle Haute, dove si ha davvero la sensazione di essere piccoli piccoli in una tale immensità religiosa. Si sale da una scala a chiocciola piuttosto stretta, ma quando si accede al piano superiore gli ambienti si aprono e si splanca di fronte agli occhi una vera meraviglia. I pannelli illustrativi spiegano le storie raccontate dalle vetrate, tutte tratte ovviamente dalla Bibbia. Vi lascio un’immagine della Saint Chapelle Haute, credo che valga più di mille descrizioni.

saint chapelle

Le Campane di Notre-Dame de Paris

Dopo la Saint Chapelle, la nostra seconda tappa della giornata ovvero gli interni della Cattedrale di Notre-Dame de Paris, a soli cinque minuti a piedi dalla fermata del metrò Cité. Quando giungiamo nella piazza di fronte a Notre-Dame sono le 10 del mattino e le campane stanno richiamando i fedeli per la Santa Messa, a quest’ora si svolge quella gregoriana. Entro a Notre-Dame con queste campane che cantano e penso che sarà una delle cose che non dimenticherò mai di Parigi. La funzione inizia e cercando di non dare troppo fastidio, facciamo il giro della Cattedrale e scattiamo qualche fotografia alle incredibili vetrate. Entrare a Notre-Dame è emozionante, anche in questo caso mi sento piccolissima date le dimensioni dei pilastri che sorreggono la struttura. La poca luce della giornata un po’ grigia, cerca di illuminare i rosoni laterali e centrale, e mentre l’organo suona io ammiro il gigantesco Presepe.

Una targa ricorda la data di inizio costruzione della Cattedrale e i benefattori che la finanziarono, ecco ve la traduco: “Nell’anno 1163 per volere del Papa Alessandro III e del Re Luigi VII, Maurice nato a Sully sur Loire Vescovo di Parigi (1160 – 1196) intraprende la costruzione di questa Cattedrale in onore della Beata Vergine Maria con il titolo di Nostra Signora di Parigi“.

nostre dame

Dopo aver lasciato nella grande urna un messaggio di Pace, usciamo dalla Cattedrale di Notre-Dame per andare sulla Rive Gauche, in uno dei luoghi che desideravo moltissimo di vedere, uno dei motivi per cui Parigi mi è rimasta davvero nel cuore e mi auguro di poter rivedere presto: la Libreria Shakespeare and Company

Shakeaspeare and Company Library, il Paradiso di chi ama leggere

In realtà, per la Libreria Shakeaspeare and Company pensavo quasi quasi di scrivere un post a parte: un po’ perché in questo blog si parla soprattutto di libri e un po’ perché questo luogo è davvero fantastico e merita un approfondimento.

Usciti da Notre-Dame ci siamo diretti sulla Rive Gauche, nel Quartiere Latino il V Arrondissement, per cercare la Libreria Shakeaspeare and Company. Avevo la mia piccola cartina, ma non ce n’è stato quasi bisogno: metre scattavo qualche immagine di Notre-Dame dalla riva opposta della Senna, mi volto ed eccola… la leggendaria Libreria Shakeaspeare and Company! Dopo aver scattato un po’ di fotografie e dopo averla osservata da fuori, entriamo per metterci il naso. I commessi sono dei giovani ragazzi inglesi e in generale tutta la clientela della Libreria in quel momento era costituita da giovani. Le pareti qui sono completamente tappezzate di libri, che ogni tanto cadono con un tonfo, quasi come se gli scaffali fossero così pieni che qualche volume non ci sta più. Dal piano di sopra si scorge la Cattedrale di Notre-Dame, solo la Senna le separa. Come ho già scritto, approfondirò con un articolo tutto dedicato alla Libreria Shakeaspeare and Company; ma nel frattempo, ecco una foto per far sognare un po’ i lettori, nell’attesa dell’articolo tutto dedicato alla mitica libreria.

s. e c._

Musée de Cluny, un tuffo nel Medioevo

Sono appassionata anche di Medioevo, assieme alle tante cose che mi appassionano. Sarà perché sui romanzi se ne parla come il periodo delle giostre di cavalli, dei pavidi cavalieri, dei draghi, degli unicorni e delle dame in pericolo, dei castelli e delle catapulte, degli intrighi a palazzo e degli arazzi. In verità, so perfettamente che il Medioevo fu un periodo storico lugubre, sporco e sudico, pieno di epidemie di ogni sorta e un periodo davvero brutto per essere donna, che ogni occasione era buona per essere messa al rogo. Eppure, nel mio immaginario il Medioevo è bellissimo (sicuramente dico così perché non l’ho vissuto: tra la peste o il rogo non so cos’avrei scelto per morire…)

Comunque, dopo aver visitato la Libreria Shakeaspeare and Company, ci dirigiamo nel cuore del Quartiere Latino, alla ricerca del Pantheon. Percorriamo Boulevard Saint Michel, ma ci rendiamo subito conto che il tempo stringe e non riusciamo ad arrivare al Pantheon. Tornando indietro verso l’Ile de la Cité, guardandomi attorno tra una bancarella di macaron e una di formaggi, scorgo un’indicazione: “Musée de Cluny, Musée national du Moyen Âge“. Ho un flash: la Dama e l’Unicorno, la magia di un Medioevo come me lo immagino io. Controllo il Paris Museum Pass e vedo che l’ingresso è compreso nei 60 musei, quindi decidiamo di farci un salto.

Sito in Place Paul Painlevé, proprio di fronte alla Sorbona, il Museo di Cluny ha sede nel palazzo denominato Hôtel de Cluny; la storia del museo è molto pittoresca: fu voluto da Alexandre du Sommerard (1779 – 1842), militare entrato alla Corte dei Conti, e nonostante il Medioevo non andasse di moda in quel periodo, Alexandre ne era appassionato, tanto da iniziare una vasta collezione di sculture, mobili, armi e armature, arazzi, codici miniati, vetreria. Quando la sua collezione divenne molto importante, decise di acquistare l’Hôtel des abbés de Cluny. Quando morì il Medioevo era tornato di moda e lo Stato francese acquistò il palazzo, le collezioni e le Terme della Gallia romanizzata e creò qui il Museo nazionale del Medioevo.

C’è davvero da perdersi in tutta questa meraviglia. Ciò che mi ha davvero colpita sono le sale dedicate alle vetrate: avete capito bene, in alcune sale sono state ricostruite alcune vetrate gotiche dopo un puntiglioso restauro che ha donato loro l’antico splendore. Ma è al secondo piano che c’è la Dama con l’Unicorno, anzi le Dame perché non c’è solo un arazzo, ma si tratta di un ciclo di arazzi, tutti molto belli: il gusto, il tatto, l’olfatto, l’udito, la vista e il mio solo desiderio.

Questi sei superbi arazzi in seta e lana furono tessuti nelle Fiandre tra gli anni 1484 e 1500, e costituiscono una delle più importanti e note opere di arazzeria del Medioevo europeo. Poiché pochi conoscono questo museo, io ve lo segnalo e vi consiglio di andarlo a visitare. Io purtroppo ho avuto poco tempo, ma se tornerò a Parigi ritornerò in questo museo per goderlo al meglio, e per visitare anche le Terme romane e gli splendidi giardini.

dama e unicorno

Paris Gare de Lyon… prima della partenza, una promessa!

Come dicevo, il tempo stringe e torniamo all’hotel per recuperare le valige, dopo una breve sosta al G20 per comprarci un po’ di generi di conforto necessari per il viaggio (nella fattispecie acqua Evian, panna cotta alla framboise, succhi di frutta, biscotti al burro e limone, panini… sì, abbiamo sempre paura di morire di fame noi).

Raggiungiamo così la Gare de Lyon con quasi un’ora di anticipo, mi rode un po’, forse avrei potuto fermarmi ancora con la Dama e l’Unicorno, ma meglio non rischiare di perdere il treno (anche perché era l’ultimo). Dopo un buon cappuccino a Brioche Doré, attendiamo il treno e mentalmente faccio il bilancio del viaggio.

Che dire di Parigi? Di parole ne ho già spese forse fin troppe, ma credo non saranno mai abbastanza per descrivere una città così bella e appassionante. Nonostante i commenti di altri viaggiatori e turisti italiani, io ho trovato francesi gentilissimi e cordiali, addirittura alcuni operatori museali mi hanno parlato in italiano. Per mangiare ci siamo attrezzati e non abbiamo speso molto: l’acqua l’abbiamo presa al supermercato (Evian 0,54 cent al litro) anziché al bar (1,80 euro 1/2 litro) e abbiamo mangiato due sere in una trattoria cinese (ok, non è cucina francese, ma quegli spaghetti alla soia e verdure fritte me li sogno ancora di notte…!). Il clima forse è stata l’unica nota negativa: giornate grigie e freddine, e un giorno purtroppo è anche piovuto. Ma non si può avere tutto, io sono già felice così.

Sto guardando Parigi che scorre via veloce dal finestrino del mio treno. Guardo la città che mi scappa di mano e penso che tutto sommato Torino e Parigi non sono così lontane come può sembrare sulla cartina geografica. Chiudo gli occhi e rivivo le emozioni, una per una… che cosa mi è piaciuto di più? Quello che mi è piaciuto di più è quello che non ho visto… sono impazzita? No, sono solo innamorata di Parigi e voglio tornarci perché voglio vedere ciò che non ho visto, perché sono sicura che mi piacerà tantissimo.

L’idilliaco viaggio romantico di due italiani a Parigi si conclude qui. Ma se vi è sembrato tutto così bello e così perfetto, privo di contrattempi o disguidi, ecco… più o meno. Ho avuto il mio infarto a Torino Porta Susa, quando scesa dal TGV con ancora la Tour Eiffel negli occhi, ci metto un attimo a rendermi conto che la stazione è deserta… deserta? Ma se sono le 20.15! Mi avvicino al tabellone e … sbam!… a causa di uno sciopero Trenitalia ha CANCELLATO tutti i treni fino alle 21. Il nostro unico e ULTIMO treno per tornare a casa è alle 20.50, ma non è un Trenitalia bensì un treno di una compagnia semi-privata (o qualche diavoleria del genere). Questa è fortuna, me ne rendo conto, però l’infarto io l’ho avuto lo stesso…

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5 pensieri su “Respirare a Parigi, conserva l’anima | Diario di viaggio #4

  1. Grazie per avermi regalato emozioni, sogni, sensazioni di una citta’ che ormai considero casa e che porto nel cuore. Ero sicura ti sarebve piaciuta! Non avevo dubbi!

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  2. una curiosità: le macchinette della metro danno il resto?
    mi ricordo che qualche anno fa arrivammo in aereoporto e dovevamo andare in una stazione per prendere un treno e il biglietto costava 8 euro: la macchinetta prendeva solo monete! era stato così complicato che me lo ricordo ancora ora dopo tanto tempo!

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